Lo scioglimento del Consiglio comunale di Calvizzano
ha acceso una miccia che da giorni divampa sui social. Da una parte i
sostenitori dell’ex sindaco Giacomo Pirozzi, sfiduciato dai numeri e non dalle
chiacchiere; dall’altra chi guarda già alle prossime amministrative, con
Luciano Borrelli candidato sindaco e probabile avversario di Pirozzi, qualora, come
noi di Calvizzanoweb riteniamo molto probabile, decidesse di ricandidarsi.
Nel dibattito online volano parole grosse:
“tradimento”, “sete di potere”, “congiure di palazzo”. I supporter di Pirozzi
continuano a celebrarlo come il sindaco che avrebbe “cambiato Calvizzano”. E in
parte hanno ragione: panchine letterarie, murales, "Calvizzano Festival D'Autore" e iniziative simboliche hanno
segnato il territorio. Ma il punto è un altro, ed è qui che la narrazione
social deraglia.
A oggi non è stata inaugurata una sola opera pubblica
di rilievo che rechi il suo copyright. E soprattutto, il problema che ha portato alla caduta
dell’amministrazione non è personale, ma squisitamente politico.
I numeri parlano chiaro e sono impossibili da aggirare con i post nostalgici: 11 consiglieri su 16 non volevano più Pirozzi sindaco. Questo è il dato centrale. Tutto il resto è rumore.
Dei cinque consiglieri rimasti formalmente a sostegno
dell’ex sindaco, solo tre possono essere definiti veri fedelissimi: Giuseppe
Agliata, Emma Trinchillo e Francesca Nastro. Gli altri due, Valentino De Rosa e
Giovanna Bianco, erano politicamente avversari di Pirozzi, candidatisi contro
di lui, e solo successivamente “saltati” in maggioranza. Chiamarli fedeli è un
esercizio di fantasia.
Anche sulla figura di Giuseppe Agliata, sul quale, lo
ribadisco per l’ennesima volta, perché è un signore, educato e ben voluto, è
bene fare chiarezza: sì, è un fedelissimo, ma è subentrato in Consiglio in
seguito alle dimissioni di Mario Salatiello, che era apertamente anti-Pirozzi.
Un dettaglio non secondario per comprendere gli equilibri reali dell’aula
consiliare.
La verità, che piaccia o no, è che Pirozzi è stato
sfiduciato politicamente. Non da oscuri complotti, ma da una maggioranza
schiacciante del Consiglio comunale. Continuare a leggere questa vicenda come
un tradimento personale significa non voler affrontare il nodo centrale: la sua
esperienza amministrativa non aveva più i numeri per governare.
Le prossime elezioni diranno se Calvizzano vorrà ripartire da Pirozzi o voltare pagina. Ma se si vuole davvero capire cosa è successo, bisogna smettere di tifare e iniziare a ragionare. La politica, alla fine, non si fa con i like. Si fa con i numeri.
Mi.Ro.
