Calvizzano saluta Giacumin ro Bar Centrale, il sorriso di una piazza che non dimentica

 

Giovedì scorso Calvizzano ha perso un pezzo della sua anima. A 88 anni ci ha lasciato Giacomo Carandente, per tutti Giacumin ro Bar Centrale, figura storica del paese e custode, per ben 45 anni, di quel luogo che più di ogni altro ha saputo unire generazioni: il Bar Centrale di piazza Umberto I.

Dietro quel bancone, Giacumin non serviva solo caffè. Serviva umanità, ascolto, eleganza d’animo. Era un gran signore, nel modo di porsi e nello sguardo sempre gentile. A ogni cliente regalava un sorriso sincero, una parola buona, la sensazione di sentirsi a casa. Accanto a lui, inseparabile, sua moglie Rosetta, con la quale ha condiviso lavoro e vita, rendendo il Bar Centrale un punto di riferimento caldo e accogliente per l’intera comunità.

Quel bar non era solo un esercizio commerciale: era un luogo dell’anima, teatro di incontri, confidenze, risate, silenzi condivisi. Chiunque sia passato almeno una volta da piazza Umberto I porta con sé un ricordo legato a Giacumin: un caffè offerto, una battuta, uno sguardo che diceva più di mille parole.

Ci piace immaginarlo così, con il suo stile inconfondibile, arrivare nell’aldilà e sentirsi chiedere:

“Giacumin, ce lo fai un caffè?”

E siamo certi che anche lassù non mancherà il suo sorriso.

Alla famiglia Carandente vanno le più sentite condoglianze da parte di Calvizzanoweb e di tutta la comunità che oggi si stringe nel ricordo e nella gratitudine.

Per salutare Giacumin, lo ricordiamo con un brano musicale dedicato a Calvizzano e al suo Bar Centrale, perché certe storie non finiscono: continuano a vivere nella memoria, nelle note, e in quella piazza che non sarà mai più la stessa senza di lui.

Che la terra ti sia lieve, Giacumin.

Calvizzano non ti dimenticherà.

“O’ Bar Centrale”, un emozionante brano musicale dedicato a Calvizzano: ascoltatelo, riaffiorano i ricordi felici

Testo di Franco Ciccarelli, musica di Stefano Ronchi
 

La recensione dello scrittore Enzo Salatiello

Calvizzano sta inesorabilmente cambiando. Nessun paesaggio resiste allo scorrere del tempo. In questi giorni difficili, la piccola comunità calvizzanese, chiamata alla prova della quarantena, prova a esorcizzare la paura con canti e partecipazioni dai balconi. Proviamo a immergerci nella Calvizzano dei ricordi di Franco Ciccarelli, autore di straordinarie e delicate liriche. Godiamoci questa sua bella poesia, diventata una canzone per merito di Stefano Ronchi, autore veneziano ormai affettuosamente adottato dalla nostra comunità. La lirica sembra una ballata dei grandi cantautori storici perché risente di alcune tecniche molto precise, un sistema di rime organizzato in modo orecchiabile e melodico, proprio come nelle ballate popolari di una volta. Franco ha un talento naturale per descriverci quello che siamo stati attraverso potenti immagini a impatto emotivo molto forti. Chi non ricorda la piazza di una volta così come ce la descrive Franco? L’autore si lascia andare a occhi chiusi a un nastro riavvolgibile di un film molto emozionante, a quando la piazza era piena delle figure e degli elementi che hanno caratterizzato la nostra infanzia e la nostra adolescenza spensierata. La ballata va avanti a dorso di ricordi e sprazzi mnemonici molto intensi. La vita ritorna: il profumo della miscela del caffè comprato, i suoni e i rumori allegri di una comunità, ce n’era per tutti, l’indiavolato flipper che cacciava versi e suoni avveniristici per l’epoca, lo schiocco delle carte sui tavolini, le volute di fumo che avvolge una realtà che sopravvive solo nell’attimo fecondo del poeta. Ma noi vediamo tutto, riassaporiamo i giorni freddi dell’inverno e quelli afosi estivi. Franco ci offre un giro gratis sulla giostra della felicità! Io personalmente mi sono sentito catapultare in un mondo incastonato e incantato in una bolla sospesa di tempo passato che non passa! Ma, attenzione, qui non c’è abbandono dolente o pessimista, qui la sofferenza e la tristezza di un’adolescenza andata insieme a quel bar non si vedono. Franco non permette ai ricordi di imprigionarci in un rimpianto. Egli si rifà al grande George Harrison e a un bellissimo verso che recita: “L’alba non dura tutta la mattina”. Ogni cosa viene al mondo per passare, tutto, piano piano, scompare ma noi abbiamo un’arma segreta: gente come Franco Ciccarelli che senza pagare un soldo, ci porta sulla altalena dei ricordi, senza mai cedere alla tristezza. Complimenti a Franco Ciccarelli per questa bellissima e dolce cavalcata sulla cresta di un’emozione! Calvizzano vivrà per sempre, grazie a questi prolifici  bravi autori di casa nostra. Il “Bar centrale”, con tutti i suoi personaggi, riprenderanno vita come per incanto e saranno tra noi, ogni volta che leggeremo questa poesia o ascolteremo la melodia di Stefano Ronchi con la sua struggente musica!

Enzo Salatiello

O Bar Centrale

Aggia letto a notizia,

ieri sera n’gopp o' giornale

“Demolito dalle ruspe

il palazzo del Bar Centrale”.

Era un articolo di poche righe

affianco a pagina da' pubblicità

nun ce' potevo credere

in un attimo è volata in cielo la nostra libertà.

Sto parlanno do' “Bar e Giacumin”

sotto o palazzo mieza a via

pe' nu mumento aggia chiuso l’uocchi

e a colori è trascorsa tutta a vita mia.
Me ricordo quand’ ero creaturo

e papà mio abbracciato a me…!!!

Me mandava a comprà nu quarto e macinato

di quell’ottimo e aromatico caffè.

Me ricordo ‘o flipper nell'angolo appena trase

e la partita a carte di tanta gente onesta

o' fumo denso de’ sigarette

e signore co' mandesino c’arapevano a fenesta.

A l’altro lato, sulla destra

attraverso i vetri e n’ata porta

vedevo o' monumento do' nonno mio

appoggiato al frigo azzurro dei gelati “Motta”.

Ormai 'o bar è distrutto, se vedono e macerie

tutto attuorno è solo nu cantiere

ne parlammo con tristezza

assettato addo’ barbiere.

E come diceva George Harrison,

chillo nato a Liverpool tanto tiempo fa’,

l’alba nun po’ durà tutta a matina

comme ogni cosa, chianu chianu, adda’ passà.


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