Si può davvero parlare di democrazia quando al popolo non viene chiesto il proprio parere?

Partiamo dal post di Orsola Armonia, poetessa-scrittrice, donna di grande cultura, candidata non eletta nella lista Legalità Possibile con Oscar Pisani sindaco, alle amministrative del 2020

Il post sul gruppo social Agorà Calvizzano

Una sfiducia nasce da valutazioni politiche, certo, ma su quali basi concrete è stata scelta e spiegata alla comunità?

Ancora una volta assistiamo ai classici giochi di potere, consumati nelle stanze chiuse, mentre il cittadino resta l’ultimo a sapere e, soprattutto, l’ultimo a poter scegliere.

Eppure, che piaccia o meno, quel sindaco era stato scelto da una maggioranza della popolazione attraverso il voto.

La politica locale dovrebbe partire da qui: dal rispetto del mandato popolare e dalla trasparenza verso chi quel mandato lo ha conferito.

Senza questo, non c’è vittoria, non c’è sconfitta: c’è solo una distanza sempre più profonda tra istituzioni e cittadini.

Il nostro punto di vista

Si può davvero parlare di democrazia se non si interpella il popolo?

Formalmente sì, perché la sfiducia è uno strumento previsto dall’ordinamento democratico. Sostanzialmente, però, la democrazia si impoverisce quando manca un coinvolgimento reale dei cittadini e quando le decisioni vengono calate dall’alto senza un percorso di spiegazione pubblica e condivisa.

Ha senso chiedere il parere del popolo in un contesto immaturo, segnato da nepotismo e clientelismo?

È una domanda scomoda ma legittima. Se il voto continua a essere orientato da legami personali, favori e appartenenze familiari, la consultazione popolare rischia di non rappresentare una scelta consapevole. Tuttavia, questo non può diventare una giustificazione per escludere i cittadini: al contrario, evidenzia il fallimento della politica nel costruire cultura civica, partecipazione e responsabilità.

Può dirsi ancora legittimata dal popolo un’amministrazione che, dopo meno di un anno, vede uscire gli eletti dei primi 5-6 posti?

Dal punto di vista giuridico sì, perché la legittimazione deriva dalle elezioni. Dal punto di vista politico e morale, la questione è molto più fragile: un ribaltamento così rapido mette seriamente in discussione la coerenza del progetto presentato agli elettori e il rispetto del mandato ricevuto.

È normale un sistema in cui tutti sono stati sia in maggioranza sia in opposizione?

Non è illegittimo, ma è profondamente problematico. Quando i ruoli diventano intercambiabili e le posizioni politiche mutevoli, si indebolisce la credibilità delle istituzioni e si rafforza la percezione che le scelte non siano guidate da visioni o programmi, ma da convenienze personali e giochi di potere.

Qual è il vero rischio?

Che il cittadino, già disilluso, smetta del tutto di sentirsi parte del processo democratico. E quando la fiducia si rompe, non basta una nuova maggioranza o un nuovo sindaco per ricostruirla.

Orsola Armonia, nel 2020, intervistata da Calvizzanoweb  chiarì i motivi della sua scelta per Pisani sindaco

Calvizzano, per me, ha sempre avuto una dualità intrinseca, un odi et amo dei giorni nostri. Rappresenta per me le radici, la famiglia, le amicizie. Calvizzano è casa. Eppure, nonostante ciò, ci sono delle volte in cui la rabbia prevale su qualsiasi sentimento. Prevale quando chi la governa (o l'ha governata direi) ha distrutto tutto ciò che c’era di buono, cancellandone la storia, la cultura, le tante bellezze che vi erano, facendola diventare una città fantasma, una città dormitorio dove nulla si muove.

Occorre cambiare la direzione presa, e per farlo serve che il paese venga riconsegnato realmente nelle mani dei suoi cittadini e delle sue cittadine, dei giovani che come me vorrebbero costruire un qualcosa qui e ai quali nulla viene offerto se non emigrare o spostarsi per cercare stimoli nei paesi limitrofi.

Occorre ripensare al modo di gestire la cosa pubblica; occorre una politica ambientale reale e non semplicemente sbandierata ai quattro venti nei momenti elettorali e poi immediatamente accantonata una volta conquistate le poltrone.

Nelle mie esperienze di attivismo sociale culturale e politico, sono sempre stata abituata ad una politica del fare, perché di parole ne ho sentite fin troppo (e come me tanti altri giovani) mentre di azioni c’è ne sono sempre troppo poche.

Per questo ho scelto di candidarmi e supportare la lista Legalità Possibile con Oscar Pisani sindaco, perché sposo la loro stessa visione di Calvizzano, dove valori come l’onestà, la trasparenza, la voglia di cambiamento non sono visti come dei difetti, ma delle qualità che si dovrebbe avere a prescindere.

È l’ora dei fatti, è l’ora del cambiamento. Non sono disposta ad accettare che la mia casa bruci sotto la cattiva gestione e il malaffare di pochi che non rappresentano la popolazione, ma solo i pochi eletti della propria cerchia.

Uniti siamo tutto”.

Purtroppo Pisani, dopo appena un mese, ha iniziato un evidente avvicinamento a Pirozzi, arrivando a votare a favore delle linee programmatiche della lista Calvizzano Riparte con Pirozzi Sindaco, le stesse contro cui si era candidato proponendosi come alternativa. In meno di un anno di consiliatura ha completamente cambiato rotta, schierandosi con Pirozzi e tradendo il mandato elettorale ricevuto, oltre che i componenti della propria lista. È passato in maggioranza, ha ricoperto il ruolo di assessore ed è entrato nello staff del sindaco, del quale oggi è uno sponsor sfegatato. Il popolo che lo aveva votato avrebbe dovuto intervenire, ma non lo ha fatto.

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