Risanamento alveo, l’esempio di Marano: anche Mugnano diventi soggetto attuatore per accelerare i lavori

Con i fondi di compensazione ambientale stanziati dal Ministero dell’Ambiente per i danni causati dalla discarica di Chiaiano, oggi chiusa, dopo 17 anni a Marano di Napoli è finalmente partita la gara per l’affidamento dei lavori di risanamento dell’Alveo Santa Maria al Pigno, situato a meno di un chilometro dal tratto mugnanese scoperto dell’Alveo Camaldoli. Un traguardo raggiunto al termine di un lungo e complesso iter amministrativo che potrebbe ora rappresentare un modello virtuoso per Mugnano di Napoli.

Marano ce l’ha fatta sbloccando una procedura rimasta impantanata per anni. Un risultato ottenuto anche grazie alla scelta di diventare soggetto attuatore dell’opera, assumendo direttamente la regia dell’intervento. Una strada che potrebbe essere percorsa anche da Mugnano per accelerare i tempi e superare le lungaggini burocratiche.

Il Comune mugnanese, infatti, potrebbe chiedere alla Regione Campania la sottoscrizione di una nuova convenzione che individui l’ente come soggetto attuatore dei lavori, proprio come avvenuto per Marano. Un passaggio strategico che consentirebbe di imprimere una svolta concreta all’intervento di risanamento dell’alveo camaldolese nel tratto di competenza.

Inoltre, Mugnano oggi si trova in una posizione amministrativa più solida rispetto al passato: recentemente si è accreditata come Centrale unica di committenza (Cuc) e, pertanto, non avrebbe nemmeno la necessità di affidarsi a una centrale esterna per bandire la gara. Un elemento che potrebbe ridurre ulteriormente i tempi tecnici.

Resta però un nodo fondamentale da sciogliere: le risorse economiche. Per l’intervento previsto a Mugnano erano stati stanziati 1 milione e 750mila euro. Una cifra che, alla luce del tempo trascorso e dell’aumento generalizzato dei costi, potrebbe non essere più sufficiente. L’esperienza di Marano è indicativa: per l’Alveo Santa Maria al Pigno il finanziamento iniziale era pari a 495mila euro, ai quali si sono aggiunti ulteriori 167mila359,80 euro, stanziati dall’ex amministrazione Morra e provenienti dai residui dei fondi ex legge 219/81 (post-terremoto), necessari per l’adeguamento del piano economico-finanziario a seguito della revisione prezzi.

Il caso dimostra che, quando i tempi si allungano, diventa quasi inevitabile mettere mano ai quadri economici per adeguarli all’attuale mercato dei lavori pubblici. Anche Mugnano, dunque, dovrà verificare se sia sufficiente l’importo originario o se occorra procedere a una revisione del progetto e a un aggiornamento dei costi.

L’obiettivo, però, resta chiaro: sbloccare un’opera fondamentale per la sicurezza idraulica e la tutela ambientale del territorio. L’esempio di Marano dimostra che, con una scelta amministrativa coraggiosa e una chiara assunzione di responsabilità, è possibile accelerare. Ora la palla passa a Mugnano.

 

 


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