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| Fonte foto Wikipedia |
Vi è un momento, nella vita di una comunità, in cui
l’inflazione delle parole produce soltanto assuefazione e in cui l’annuncio,
replicato fino alla saturazione, perde qualunque capacità generativa. Per
Marano di Napoli quel momento sembra essere giunto, perché l’alternarsi di
proclami, promesse, smentite e nuove dichiarazioni non ha inciso sulla sostanza
delle questioni che da anni gravano sulla città.
Da questa constatazione nasce la domanda: qual è la
Marano che vorresti? L’attualità impone, quasi naturalmente, il tema del
dissesto idrogeologico, alla luce del crollo del muro di contenimento in via
Roma e dello sgombero di venticinque famiglie, costrette a lasciare le proprie
abitazioni e a confrontarsi con una precarietà improvvisa e dolorosa. A loro va
una solidarietà che non sia formula rituale ma consapevolezza della
vulnerabilità strutturale del territorio.
Tuttavia la gerarchia delle urgenze non è univoca: per
taluni la questione decisiva sarà la viabilità che strozza la città, per altri
la condizione delle scuole, per altri quella delle strade dissestate, per altri
ancora il destino degli impianti sportivi, la tenuta del commercio, la
sicurezza, i collegamenti, la qualità dello spazio pubblico.
A ciascun lettore si chiede non soltanto di indicare
quale sia la Marano auspicata, ma di dichiarare quale contributo personale sia
disposto a offrire affinché quell’auspicio non resti una costruzione verbale.
Partecipazione ai momenti di approfondimento, vigilanza sui processi
decisionali, sostegno alle realtà locali, impegno associativo, educazione al
rispetto dei beni comuni: ogni forma di responsabilità consapevole è parte di
una medesima architettura civica.
L’intento è semplice nella formulazione e ambizioso
nella sostanza: sospendere la sequenza degli annunci privi di seguito e
inaugurare una stagione di ascolto strutturato, nel quale la cittadinanza non
sia platea ma interlocutore. Se la narrazione su Marano deve mutare, non potrà
farlo per effetto di un enunciato più efficace, ma attraverso la sedimentazione
di scelte coerenti e verificabili.
“La Marano che vorresti…” è dunque un invito alla
misura, alla precisione, alla responsabilità, affinché la parola torni a essere
strumento e non ornamento.
Giuseppe Cerullo
Invito alla partecipazione
Non limitarti a immaginare la Marano che vorresti:
dichiara quale contributo personale sei disposto a offrire perché quell’idea
diventi realtà. Partecipa ai momenti di approfondimento, vigila sui processi
decisionali, sostieni le realtà locali, impegnati nelle associazioni, promuovi
il rispetto dei beni comuni.
La città non ha bisogno di spettatori, ma di
interlocutori consapevoli.
