Personaggi che hanno lasciato un segno nella vita religiosa locale. “Vicienzo ‘o Santo”: la "santità" silenziosa contro l’ipocrisia della fede ostentata. I fratelli artisti Paolo e Gianna Ferrillo gli hanno dedicato una poesia
Versi di Paolo Ferrillo, declamati da sua sorella Gianna:… “assettato ncopp"a sèlice, atturniato dê criature… “. La secolare selice di via Roma, un blocco di lava basaltica che veniva utilizzata come panchina, ma per gli abitanti del posto rappresentava un monumento che sparì, chissà perché, quando rifecero la pavimentazione inizio anni ’80
Cliccare per ascoltare
La poesia “Vicienzo ’o Santo” dei Paolo Ferrillo e
Gianna Ferrillo è un ritratto tenero e profondamente umano di una figura
popolare, sospesa tra quotidianità e santità semplice. Attraverso il dialetto napoletano, autentico,
musicale e ricco di immagini, gli autori delineano Zi’ Vicienzo come un uomo
umile, devoto e generoso, che percorre i vicoli scrivendo frasi religiose sui
muri, portando con sé Madonnine e Santini, regalando fiori ai bambini e parole
buone agli adulti. La sua fede non è ostentata, ma vissuta con dolcezza e
coerenza: si inginocchia davanti alle immagini sacre, parla sottovoce, fa il
segno della croce “p’’a Gloria d’’o Signore”. La forza del testo sta nella capacità di trasformare
un personaggio di quartiere in simbolo universale di bontà e devozione
popolare. Non c’è retorica, ma affetto; non c’è idealizzazione eccessiva, ma
uno sguardo partecipe che unisce memoria familiare e identità collettiva. Il
finale, che rivela il legame di parentela (“è frato a nonna mij’”), aggiunge un
tocco intimo che rende il ritratto ancora più autentico e commovente. Vicienzo ’o Santo fa inoltre da contraltare ai falsi
cattolici: è l’esatto opposto di chi usa la fede come strumento di potere, di
chi brandisce simboli religiosi per fare politica o per tornaconto personale.
In lui la religiosità non è propaganda né interesse, ma servizio silenzioso,
coerenza quotidiana, bontà concreta. La sua è una fede vissuta, non esibita;
praticata nei gesti e non proclamata per convenienza. In sintesi, la poesia celebra la santità quotidiana:
quella nascosta nei vicoli, nei gesti piccoli, nella fede autentica che
illumina senza fare rumore.