L'altro ieri il sindaco di Giugliano Diego D’Alterio ha annunciato di aver interloquito, assieme al Presidente del Consiglio Comunale giuglianese Luigi Guarino e al sindaco di Qualiano Raffaele De Leonardiis, con il Viceministro alla Giustizia Francesco Paolo Sisto; per esporre l’idea, sostenuta dai comuni dell’Area Nord (compreso Calvizzano, sciolto il 6 febbraio, ed escluso Marano), di ospitare il Giudice di Pace a Giugliano anziché ad Aversa. Giugliano intende ospitare l’ente nei locali comunali di via Palumbo e, in prospettiva futura, anche nei beni sequestrati alla camorra in via San Francesco a Patria (nella zona del Parco Rea, dove attualmente si trova anche il Centro per l’Impiego).
Qualunque sia la prospettiva, dunque, il Giudice di
Pace, sfrattato da Marano a seguito della chiusura del palazzo dove
risiedeva perché ritenuto inagibile e a seguito di vicende giudiziarie e
un’inadempienza economica da parte della maggior parte dei comuni che si erano
consorziati per mantenerlo attivo, vedrà nuova luce ad Aversa o a Giugliano,
quindi o rendendo Aversa, che è in un’altra provincia, ancora una volta punto
di riferimento per i servizi di tutta l’Area nord (creando così una
situazione paradossale e anche un po’ ironica in cui i servizi per l’Area nord
sono talmente a nord da scavallare l’area della Città Metropolitana), o
rendendo l’Area nord di Napoli ancora più Giugliano-centrica
(cosa non difficile data l’ampissima estensione del comune e quindi la gran
quantità di spazi che può avere a disposizione rispetto ad altri comuni
dell’area).
Tuttavia, come è stato detto anche in articoli
precedenti, questo sottolinea ancora una volta come Marano, a causa della sua
ahinoi debolezza politica, e Calvizzano siano a bocca asciutta, e come
quindi i suoi cittadini si trovino a non avere servizi interni che siano di
loro riferimento.
Mentre Marano qualche servizio ancora lo ospita, però,
è proprio Calvizzano ad essere praticamente circondata ma costantemente evitata
come sede di servizi. Ma come mai avviene questo?
Ebbene, la motivazione è semplice ma granitica: mancano
le proprietà pubbliche che possono ospitare servizi.
Mentre gli altri comuni infatti posseggono spazi pubblici che possono
offrire agli enti per poter ospitare i loro uffici, Calvizzano non ha nulla di
tutto questo.
Sia chiaro: molti dei comuni questi spazi li ha acquisiti nel tempo, grazie a
cessioni come con gli edifici ex-IPAB, o con acquisizione di edifici abusivi da
convertire, o ancora con l’acquisizione di beni confiscati… Ma volendo
escludere queste possibilità, il primo problema di Calvizzano è che non ha
mai davvero programmato la possibilità di avere edilizia pubblica di servizio.
Il problema, se vogliamo parlare di quel che è
programmato, risale al Piano Regolatore Generale: stilato nel 1982, era già
allora poco indirizzato in tal senso. Tralasciando infatti il piano viabilità
(che se fosse stato rispettato in toto oggi non avremmo molti dei problemi che
oggi abbiamo), nel piano del PRG non c’è nessuna programmazione per servizi,
al di fuori di spazi dedicati all’istruzione.
Il Piano Regolatore Generale del 1982, con
evidenziate le aree istruzione presenti
Oltre ciò, l’unica programmazione di fabbricati
pubblici risulta essere il PEEP, ovvero il Piano Edilizia Economica Popolare,
che corrisponde solo ad aree residenziali, ed è pari all’attuale via Pietro
Nenni e via Aldo Moro.
Sopra, la programmazione dell’area PEEP,
in basso l’attuale conurbazione dell’area viale Pietro Nenni – via Aldo Moro.
Si noti come già al tempo fosse presente un’area istruzione nei pressi della
curva di via Aldo Moro, dove nei prossimi mesi verrà inaugurata la nuova sede
dell’asilo nido; e come la strada di viale Pietro Nenni avrebbe dovuto
circumnavigare un’area verde grande più o meno come l’attuale Villa Calvisia.
La programmazione del PRG è stata insufficiente a
soddisfare i ritmi di crescita del paese, che ha visto dal 1981 al 2001 raddoppiare
i propri abitanti fino ad arrivare ai 12mila abitanti che ci sono oggi.
Questo si denota dal fatto che il PRG si fosse limitato a definire l’area di
sviluppo solo dal Corso Italia a via della Resistenza e da via Tagliamento
all’Alveo dei Camaldoli.
Il PUC redatto nel 2020: in verde le aree
Interesse Comune, in giallo semitrasparente le aree Istruzione
L’assenza quindi di una Area Uffici, ma
soprattutto di edifici pubblici di proprietà del comune al di fuori delle
scuole e dell’Edilizia Pubblica Residenziale è stato il primo grande
tassello mancante per fornire ai calvizzanesi un paese al passo con il suo
sviluppo demografico, dipendendo sempre più dai centri limitrofi che invece
hanno potuto investire in ciò. Ovviamente, solo programmare non serve: la
disponibilità economica è fondamentale… Tuttavia, senza una
programmazione da soddisfare, certo l’acquisizione di fabbricati o di terreni
per costruire spazi di proprietà comunale (con annesse spese anche di gestione)
non entra facilmente nella lista delle cose da fare per un Comune; e tra
l’altro riduce anche il peso economico e burocratico perché non è necessario
adottare varianti per eventualmente creare queste zone in caso di
necessità.
E in tutto questo, comunque, abbiamo escluso
l’eventuale acquisizione di manufatti abusivi : anche
questi, specie se in zone strategiche, possono essere decisamente fondamentali
per lo sviluppo dei servizi pubblici nel territorio comunale.
In conclusione, l’assenza di spazi comunali per uffici
ed enti sovracomunali rende il comune limitato nella vivibilità per i cittadini
stessi, e ne limita anche lo sviluppo.
Quel che ci si può augurare, quindi, è che il Comune approfitti dei beni
abusivi , cercandoli di acquisirli prontamente; e
soprattutto che il nuovo PUC presenti molti più spazi di Interesse Comune
e un’Area Direzionale dove Comune e privati possano avere uffici; e
quindi che anche Calvizzano diventi un posto, in tutti sensi, ben servito.
Gianpaolo Cacciapuoti