Ieri, don Luigi Merluzzo ha consegnato la lettera al presidente della commissione straordinaria prefetto Cardellicchio e ai comandanti dei Carabinieri e della Polizia locale
Carissimi
fratelli e sorelle, concittadini tutti, nel celebrare il Santo Patrono, ancora
vivo è il ricordo della storica visita che le spoglie
mortali di San Castrese hanno fatto nella Peregrinatio dal 1°al 3 settembre
2025 nella nostra città, tornando da Monreale, ove sono custodite da 849 anni
nello splendido duomo.
In quei
giorni, ricchi di stupore e confermati nella fede, abbiamo stretto ulteriore
amicizia
con le comunità che in Campania venerano San Castrese.
Particolarmente
significativa è stata il 2 settembre la “Confessio Peccatorum”, in cui,
sostenuti dall’esempio e dall’intercessione di San Castrese, abbiamo chiesto
perdono a Dio
dei peccati commessi contro di Lui e la nostra città.
In questo
giorno di festa noi, vostri sacerdoti, sentiamo l’urgenza di bussare alle porte
del
vostro cuore.
Non possiamo
limitarci a celebrare una liturgia solenne dentro le mura delle nostre chiese
mentre fuori, nelle strade e nelle coscienze, la nostra città vive una delle
sue ore più buie.
La festa
patronale è, per antonomasia, il momento in cui una comunità si riconosce, si
stringe attorno alle sue radici e guarda al futuro. Ma quale futuro stiamo
costruendo?
1. Guardare in faccia la realtà: una città ferita.
Non possiamo nasconderci: Marano è una città ferita. Il nuovo scioglimento
della nostra amministrazione comunale per infiltrazioni camorristiche, avvenuto
significativamente mentre le reliquie del Santo lasciavano la città,è un
marchio di dolore che brucia sulla pelle. È il segno che il male non è solo un
fatto di cronaca, ma un cancro che ha tentato di mangiare le istituzioni
preposte al bene comune. Vediamo il deterioramento urbano che sporca la
bellezza dei nostri luoghi; respiriamo l’aria pesante di un degrado ambientale
che è specchio di un’incuria interiore; tocchiamo con mano la povertà di tante
famiglie, non solo economica, ma culturale e morale. Salutiamo tanti cervelli e
cuori buoni, quelli dei nostri giovani, che partono in cerca di opportunità,
lontano da qui. C’è una rassegnazione silenziosa che è forse il nemico più
pericoloso: l’idea che “tanto nulla cambierà”, che la decadenza sia una realtà
inevitabile per vivere qui. C’è un marchio infamante da cui bisogna sganciarsi:
maranese è ormai diventata un’etichetta negativa o un aggettivo che squalifica
persone e processi.
2. L’esempio di San
Castrese: la forza della Verità
In questo scenario, la figura
di San Castrese non è un santino sbiadito, ma un gigante della fede che ci
interpella. Castrese fu un vescovo perseguitato, un esule costretto all’esilio
dalla sua terra a causa della violenza dei Vandali perché non volle piegarsi
alla menzogna, non volle rinnegare la Verità di Cristo. Egli arrivò sulle
nostre coste povero di tutto, ma ricco di
dignità e fede. A noi maranesi, oggi, San Castrese dice una cosa precisa: non
piegatevi.Non piegatevi alla logica del più forte, alla mentalità camorristica
che baratta i diritti con i favori, non piegatevi al compromesso che svilisce
la coscienza. Essere devoti a San Castrese oggi significa avere il coraggio di
restare in piedi davanti alle macerie, pronti a ricostruire.
3. Giustizia
e Perdono: la via per la rinascita
Ma come si
ricostruisce una città? San Giovanni Paolo II, nel suo storico Messaggio per la
Giornata della Pace del 2002 – scritto all’indomani del crollo delle Torri
Gemelle, in un mondo ferito dall’odio – ci consegnò una bussola teologica e
sociale indispensabile: “Non c’è pace senza giustizia, non c’è giustizia senza
perdono”.
Questo è il
cuore del nostro messaggio per Marano oggi:
● Abbiamo
fame di Giustizia. La giustizia è il primo passo irrinunciabile. Significa
rispetto
delle regole, trasparenza amministrativa, tutela del bene comune, rifiuto netto
di ogni logica “del più forte”. Senza legalità, Marano non ha ossatura, è un
corpo molle in balia dei predatori. Chi ha sbagliato deve pagare e deve
cambiare vita. La giustizia è la riparazione necessaria dell’ordine morale
infranto.
● Ma la
Giustizia da sola non basta. San Giovanni Paolo II ci insegna che “la
giustizia
umana è sempre fragile e imperfetta”. Se ci fermiamo alla sola applicazione
della pena, rischiamo di creare muri invalicabili. Qui entra in gioco il
Perdono.
Attenzione:
il perdono cristiano non è condono, non è dimenticanza, non è dire
“facciamo
finta di niente”. Il perdono è la forza spirituale che ci permette di non
restare
prigionieri del male subito. Perdonare significa scommettere che l’altro –
anche chi ha
sbagliato, anche la nostra città deturpata – può cambiare. Significa
risanare le
relazioni spezzate.
4. Un appello alla coscienza civile: siate testimoni
Cari Maranesi, serve un
sussulto di dignità. Il degrado che vediamo nelle strade è figlio del
degrado che permettiamo nei nostri cuori. Vi invitiamo, nel nome di San
Castrese:
● Siate sentinelle di legalità: nel piccolo, nel quotidiano.
Rifiutate la scorciatoia, la
raccomandazione, il favore illecito.
● Siate costruttori di comunità: non lasciatevi isolare dalla
paura. Una città unita,
che vive le piazze, che fa cultura, che si prende cura del vicino, è una città
impermeabile al male.
● Abbiate cura dei giovani: loro sono le prime vittime di questo
vuoto culturale e
spirituale. Mostriamo loro che la bellezza e l’onestà sono vie percorribili e
vincenti.
Affidiamo a San Castrese le
lacrime e le speranze di questa nostra terra. Che il suo bastone pastorale ci
guidi fuori dalle secche della rassegnazione. Marano può risorgere, ma solo se
ognuno di noi, oggi, decide di fare la sua parte. Non c’è futuro senza impegno.
Non c’è Marano senza maranesi onesti. Noi saremo sempre con voi per portarvi
sulla barca di chi, come San Castrese, lascia le rive dell’odio e approda sui
lidi della speranza e dell’amore.
Con la benedizione del Signore,
I Vostri Sacerdoti Marano di
Napoli, Festa di San Castrese, 2026
