“Grazie Calvizzano: è stato un onore”. È
questo il titolo del post pubblicato dall’ex sindaco Giacomo Pirozzi sulla sua
pagina Facebook il 5 febbraio alle ore 23.31, poche ore dopo le dimissioni
contestuali di dieci consiglieri comunali, firmate nello studio del notaio
Cante di Qualiano, che hanno decretato la fine anticipata dell’amministrazione.
Nel momento in cui scriviamo, il post ha
superato gli 850 like, un dato che, almeno sui social, sembra indicare un
diffuso malcontento per quanto accaduto e una manifestazione di vicinanza
personale e politica all’ex primo cittadino, non solo da parte dei cittadini di
Calvizzano ma anche da utenti provenienti da fuori paese.
Numeri che, se si trasformassero in voti
reali e se Pirozzi decidesse di ricandidarsi alle prossime elezioni
amministrative, rappresenterebbero senza dubbio una base elettorale solida. Ma
la realtà, come spesso accade, è ben diversa da quella raccontata dai social
network.
L’esperienza insegna che l’indignazione e
la solidarietà online hanno vita breve. Nel giro di dieci o quindici giorni,
molto probabilmente, gran parte di questo entusiasmo sarà dimenticato,
assorbito dalla routine quotidiana e dalle urgenze personali.
Uno scenario già visto in passato. Quando
Giuseppe Granata fu sfiduciato, anche allora con la firma di Giacomo Pirozzi,
che sedeva tra i banchi dell’opposizione, si registrò una simile ondata di
affetto, vicinanza e condanna politica del gesto. Anche in quel caso, però,
dopo poche settimane, tutto rientrò nella normalità.
Si tornò alle urne e a vincere fu Giuseppe
Saltiello (scomparso nel luglio 2017), che ebbe la meglio proprio su Pirozzi.
La storia politica di Calvizzano sembra
dunque ripetersi: molti like, tante parole di sostegno, ma pochi effetti
duraturi. Perché tra consenso virtuale e consenso elettorale, soprattutto a
livello locale, c’è ancora una distanza che i social non riescono a colmare.