| Domenica 25 ottobre 2015 venne tagliato il nastro inaugurale (foto Calvizzanoweb) |
Con la chiusura del Teatro V. Alfieri, Marano subisce
l’ennesima perdita grave e dolorosa. Un’altra serranda abbassata, un altro
spazio pubblico che viene sottratto alla comunità. Dopo il Giudice di Pace, ora
tocca al teatro: l’ultima vera realtà culturale rimasta sul nostro territorio.
Non stiamo parlando di un dettaglio o di un problema
secondario. Un teatro è un luogo di incontro, di crescita, di educazione
civile. È uno spazio che tiene insieme generazioni diverse, che offre
alternative sane, che dà un senso di appartenenza. Lasciarlo chiudere significa
accettare l’idea di una città sempre più povera, non solo economicamente ma
soprattutto socialmente e culturalmente.
I commissari che oggi guidano il Comune di Marano di
Napoli non possono far finta di nulla. Amministrare, anche in una fase
straordinaria, vuol dire assumersi responsabilità e fare scelte chiare. In
questo caso, le scuse non reggono: le risorse esistono.
I fondi della Legge 219/81, sbloccati dalla precedente
Amministrazione Morra, possono essere utilizzati per mettere a norma il teatro
e restituirlo alla città. Non farlo sarebbe una decisione precisa, non una
fatalità. E come tale andrebbe spiegata ai cittadini.
Come segretario di Azione di Marano chiedo un
intervento immediato: avviare i lavori necessari, garantire sicurezza e
riaprire il Teatro V. Alfieri. Marano non può continuare a perdere pezzi senza
che nessuno risponda. Non possiamo abituarci all’idea che ogni servizio che
chiude sia “inevitabile”.
La nostra comunità merita rispetto. E il rispetto
passa anche dal difendere ciò che resta, prima che sia troppo tardi.
Italo Montella, segretario di Azione
Marano