La cappella a destra del presbiterio, cui si accede dal braccio sinistro del transetto, è dedicata al santo titolare della chiesa. Costruita tra il 1698 e il 1700, essa accolse, nel 1702, la reliquia di san Castrese, già conservata in un pregevole mezzo busto, in legno dorato, raffigurante il santo patrono, commissionato dal parroco don Cesare Moio nel 1617. In origine il busto era collocato sugli attuali altari di sant’Anna prima e della Madonna del Rosario dopo (dal 1659), accompagnato da una tela raffigurante il santo, probabilmente la stessa che oggi trova collocazione nell’ufficio del parroco.
La reliquia, di cui nel 1637 parla anche Michele Monaco, è racchiusa in una teca d’ottone argentata, sospesa al collo del busto. Probabilmente si tratta di una piccola parte della tibia, giunta a Marano tra il 1617 e il 1619 da Monreale, dove erano stati portati i resti del santo in tempi lontani, provenienti da Capua. Fu il cardinale Torres a inviare la reliquia all’arcivescovo di Napoli Boncompagni, che a sua volta la donò al parroco don Cesare Moio. Il simulacro oggi presenta il volto, le mani e la teca inargentate, e il resto del busto dorato e coperto da un piviale di stoffa di colore rosso ricamato. Sul capo porta la mitra rossa di fattura sicuramente molto recente. Sulla base si legge: “S (anctus) CASTRENSIS PATRONUS OPPIDI MARANI”.
Dal libro di Maria Cristina Murgo “La Parrocchia di San Castrese nelle visite pastorali dal 1542 al 1746”
