Calvizzano. Dall’intuizione alla realtà : ora va completato il percorso della legalità. Perché ne parliamo nella rubrica “I Sabati di Cultura”

 

Il murale dedicato a Giovanbattista Cutolo rappresenta un segnale forte. È un gesto importante, simbolico, necessario. In parte, quell’idea lanciata da Calvizzanoweb nel 2023 di utilizzare le pareti della media Polo per parlare di legalità è diventata realtà.

Ma solo in parte.

Perché il progetto sarebbe compiuto, organico, pienamente coerente se venissero riprese e valorizzate le proposte formulate in precedenza da Calvizzanoweb in un articolo a firma di Gianpaolo Cacciapuoti.

L’idea originaria non era legata a un singolo murale.

Era una visione più ampia: trasformare via Aldo Moro in un percorso permanente della memoria e dell’impegno civile, proprio in un luogo frequentato quotidianamente da studenti e giovani.

Si parlava di figure come: Giancarlo Siani, Peppino Impastato, Don Giuseppe Diana

Non nomi scelti a caso, ma simboli di un giornalismo libero, di una fede coraggiosa, di un impegno civile pagato con la vita.

Il murale di Cutolo è un tassello importante. Ma il disegno complessivo immaginato da Calvizzanoweb era più ambizioso: dare continuità al messaggio, creare una narrazione visiva che parlasse ai ragazzi ogni giorno, entrando nel loro sguardo prima ancora che nelle loro lezioni.

La differenza è tutta qui: un murale è un’opera. Più murales coordinati su un tema sono un progetto culturale.

Ed è questo il punto centrale: la legalità non può essere episodica. Deve diventare presenza costante, soprattutto davanti a una scuola.

Perché ne abbiamo parlato nella rubrica  “I Sabati di Cultura”

Non è casuale che quelle proposte siano state inserite nella rubrica I Sabati di Cultura.

La scelta è stata precisa.

Perché la legalità è cultura.

È cultura della responsabilità.

È cultura della memoria.

È cultura della partecipazione civica.

Parlare di murales dedicati a vittime innocenti della criminalità organizzata non significa occuparsi solo di cronaca o di politica amministrativa, ma affrontare un tema educativo profondo: offrire ai giovani modelli positivi, strumenti di riflessione, occasioni di crescita.

Inserire quelle proposte in uno spazio dedicato alla cultura significava ribadire un concetto chiaro: educare alla legalità è un atto culturale a tutti gli effetti.

Riprendere integralmente quelle idee significherebbe completare un percorso già avviato. Significherebbe riconoscere che quell’intuizione del 2023 non era una semplice suggestione, ma una proposta strutturata, pensata, coerente.

Il primo passo è stato fatto. Ora si può, e si deve, fare l’ultimo. Toccherà alla prossima amministrazione fare le scelte più opportune.

 

 

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