Bosco della Salandra, dal Patto del ’98 a oggi: mentre la politica si ferma, i Salandra Lovers tengono viva la speranza

 

Masseria Foragnano di Sopra

Per quasi trent’anni il Bosco della Salandra, sul versante maranese della collina dei Camaldoli, è stato il simbolo di un’occasione mancata. Un luogo straordinario per valore ambientale, agricolo e storico, al centro di progetti ambiziosi che però non hanno mai trovato piena attuazione. Oggi, in una fase delicatissima per la città di Marano, commissariata e priva di una guida politica eletta, quel bosco continua a vivere grazie all’impegno diretto dei cittadini. In prima linea: i Salandra Lovers.

Il primo grande tentativo organico di valorizzazione risale al Patto territoriale dell’area nord-ovest del 1998, che individuava nella Collina dei Camaldoli una risorsa strategica. Un progetto articolato e lungimirante, ideato da professionisti maranesi come Sergio De Stasio (agrotecnico), Antonio Guarino (architetto) e Roberto Langella (divulgatore scientifico), che puntava sul recupero dell’agricoltura di pregio e biologica, su percorsi agrituristici, sulla riscoperta dei siti archeologici, sul recupero delle masserie storiche e delle cave, immaginate come spazi produttivi e culturali. Era previsto persino l’acquisizione del castello di Monteleone come centro museale e la valorizzazione dell’oasi della Madonna di Pietraspaccata.

Articolo pubblicato nel 1998 sul mensile L'attesa

Parallelamente, alla fine degli anni Novanta, prendeva forma anche il progetto del Parco Urbano del versante maranese dei Camaldoli, con una perimetrazione precisa e una superficie di circa 285 ettari, già sottoposti a vincoli paesaggistici e idrogeologici. Un’area ricchissima di biodiversità – con decine di specie faunistiche, castagneti, roverelle e olmi, e di emergenze architettoniche come Torre Caracciolo, le masserie angioine di Fuoragnano e la chiesa rupestre di Santa Maria di Pietraspaccata. Tutto sembrava pronto per passare alla fase progettuale. E invece, anche in questo caso, tutto si fermò.

Per anni la politica locale non è riuscita a riprendere e portare a compimento quella visione. Tuttavia, va ricordato che l’ultima amministrazione comunale, poi sciolta, aveva rimesso al centro il tema della valorizzazione del Bosco della Salandra, avviando un percorso di attenzione e confronto sul futuro dell’area. Un impegno documentato anche da un’intervista che pubblichiamo a parte, a testimonianza del fatto che qualcosa, finalmente, si stava muovendo prima del commissariamento.

Oggi, però, Marano vive una fase di vuoto politico. Ed è proprio in questo contesto che emerge con ancora più forza il ruolo dei Salandra Lovers. In assenza di una guida istituzionale, sono loro a garantire continuità, presenza e cura. Con azioni concrete, quotidiane, visibili: tutela del bosco, sensibilizzazione, valorizzazione del patrimonio naturale e identitario, difesa di uno spazio che appartiene a tutta la comunità.

Il Bosco della Salandra non è solo un’area verde: è storia, è agricoltura, è fauna, è memoria collettiva. Ed è grazie ai Salandra Lovers se oggi non è soltanto un ricordo o un progetto incompiuto, ma un luogo vivo, frequentato, rispettato.

Grazie ai Salandra Lovers, il bosco continua a respirare.

In attesa che la politica torni, finalmente, all’altezza dei suoi territori.

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