Alveo Camaldoli, 20 chilometri di promesse mancate: fondi stanziati dal 2015, ma a Mugnano il tratto scoperto resta nel degrado

 

A distanza di oltre undici anni dall’approvazione del progetto di riqualificazione, l’Alveo Camaldoli continua a rappresentare una ferita aperta per il territorio, in particolare per il tratto scoperto ricadente nel Comune di Mugnano di Napoli. Nonostante lo stanziamento di circa un milione e 750mila euro da parte del Ministero dell’Ambiente, i lavori non sono mai partiti.

Il progetto, approvato nel luglio 2015 dall’amministrazione comunale mugnanese e annunciato con un comunicato stampa, prevedeva la bonifica delle sponde e una riqualificazione ambientale dell’area, con la realizzazione di piste ciclabili e spazi attrezzati per pedoni e ciclisti. Fondi destinati alla compensazione ambientale per i danni provocati dalla discarica di Discarica di Chiaiano, che avrebbero dovuto restituire dignità e sicurezza a un’area da anni simbolo di degrado.

Nel 2025 il consigliere comunale pentastellato Massimo Vallefuoco ha presentato un’interrogazione per chiedere chiarimenti sui ritardi. In risposta, il sindaco e l’amministrazione si sono impegnati a sollecitare il Provveditorato Interregionale alle Opere Pubbliche Campania Molise Puglia Basilicata ad avviare la gara per l’assegnazione dei lavori. Un impegno che, a quanto pare, era già stato assunto anni fa dall’allora sindaco Luigi Sarnataro. Ma, nei fatti, finora non è accaduto nulla.

L’Alveo Camaldoli nasce ai confini tra il versante napoletano e quello maranese della collina dei Collina dei Camaldoli. Attraversa i territori di Marano di Napoli, Mugnano di Napoli, Calvizzano, Qualiano, Quarto e Giugliano in Campania, per poi terminare la sua corsa a Licola, nei pressi del depuratore.

Canalizzato in epoca borbonica, l’alveo rappresentava una risorsa fondamentale per l’agricoltura locale: irrigava i campi e contribuiva a renderli fertili e produttivi. Con l’espansione edilizia incontrollata e l’abusivismo, però, si è progressivamente trasformato in un ricettore di acque nere, convogliate direttamente verso la costa, con gravi conseguenze ambientali.

Gran parte del tracciato risulta oggi coperto nei territori di Marano, Mugnano e Calvizzano. Resta invece scoperto il tratto mugnanese che parte da via Di Vittorio, di fronte allo Stadio Nuvoletta di Marano, e termina in via Mugnano-Calvizzano: proprio qui il degrado è più evidente.

Erbacce, sponde deteriorate, scarichi sospetti e assenza di manutenzione raccontano una storia di immobilismo amministrativo. E mentre i cittadini attendono la riqualificazione promessa, la domanda resta sempre la stessa: quanto tempo bisognerà ancora aspettare per vedere trasformata una vergogna ultraventennale in un’opportunità di riscatto ambientale e urbano?

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