Stanotte ho fatto un sogno strano.
I volti erano sfocati, ma le voci no.
“Allora ci sei alle prossime amministrative?”
“Ma dai, manca ancora un anno e mezzo…”
“Io ci sono. Mi candido a sindaco”.
Nel sogno sembrava tutto deciso, detto con leggerezza,
come se il tempo non contasse e le parole bastassero da sole.
Intorno, silenzio. Nessuna domanda, nessun dubbio.
Sul fondo, appena visibile nella penombra, intravedevo
qualcosa di familiare:
un ciaurro, lì fermo, come a ricordare il luogo del
sogno.
Poi ho sentito un disagio sottile, difficile da
spiegare.
Mi sono svegliato di soprassalto.
Forse era solo un sogno.
Forse un incubo.
O forse era Marano che cercava di dire qualcosa.
