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| Panzetti |
Francesco Panzetti, archeologo, abita da diversi anni a Marano: è membro del gruppo
politico "La città dei diritti", la lista civica con la quale si è
candidato alle ultime amministrative maranesi (ha ottenuto 97 voti) in appoggio
alla candidata sindaco Stefania Fanelli. E’ iscritto a Sinistra Italiana.
Ma Panzetti, persona
preparata, educata, gentile e chi più ne ha più ne metta, è anche presidente dell’associazione
“Centro Storico di Trivento”, un borgo molisano (provincia di Campobasso) di
circa 4mila400 abitanti, tra i più belli d’Italia, suo paese d’origine che
continua a frequentare e a portare nel cuore.
“L’associazione Centro Storico Trivento crede nella ricchezza
del nostro patrimonio materiale e immateriale e, convinta della necessità di
scommettere su di esso per rigenerare il nucleo fondativo della città, è lieta
di presentare un documento con il quale mostra alla cittadinanza come vorrebbe
trasformare il centro storico in un polo culturale”, ha dichiarato a
IsNews.
Concetti che vorrebbe "trasferire" anche a Marano, dove è impegnato
politicamente, pur sapendo che è molto difficile applicarli, in una città di oltre
60mila abitanti, dove il disordine urbanistico l’ha sempre fatta da padrone.
Panzetti è anche uno degli attivisti del gruppo "Salviamo il Bosco della
Salandra/Foragnano" che cresce di giorno in giorno: recentemente lui e Stefania Fanelli, consigliera di minoranza, hanno chiesto un nuovo
incontro con l’amministrazione Morra per discutere dell’ ambizioso progetto per la realizzazione di un Parco Urbano,
elaborato dal loro gruppo. Un progetto in grado di conseguire un’organica visione d’insieme su
questo lembo del territorio maranese, per contribuire in maniera significativa al
rilancio della città.
Per rendersi conto di quanto Panzetti sia una grande risorsa, vi invitiamo a leggere l’intervista che ha rilasciato a “CB
live, la città di Campobasso in diretta”, a firma del giornalista Domenico
Rotondi
Le Aree Interne dell’Appennino sannita rappresentano uno straordinario scrigno di cultura, arte, archeologia e biodiversità ambientale per il Molise. Un vero e proprio tesoro nascosto che merita di essere riscoperto da tutti, anche alla luce delle nuove programmazioni comunitarie in ambito territoriale.
Montagne maestose, colline
variegate, fiumi incontaminati e boschi secolari caratterizzano un habitat
affascinante, da sempre plasmato e curato da chi non ha mai voluto abbandonare
le terre natie. Perciò dette aree sono ancora oggi impreziosite da una ricca
varietà di flora e fauna, non disgiunta da una fitta rete di borghi, castelli,
Chiese e schemi urbanistici originali. Una sequenza armoniosa di paesaggi che
svela ai visitatori consapevoli il mistero plurimillenario di una cultura
antichissima, legata profondamente sia alle tradizioni osco-sannite che alle
concezioni pitagoriche delle culture magnogreche. Ad esempio, i Comuni storici
dell’Alto Sannio custodiscono i tratti identitari della civiltà pastorale
formatasi lungo i suggestivi cammini appenninici. Ebbene, nonostante la loro
bellezza, le Aree Interne del Molise sono costrette a confrontarsi con
difficoltà vecchie e nuove. L’emigrazione, l’invecchiamento della popolazione e
la mancanza di nuove opportunità lavorative hanno determinato un preoccupante
declino demografico, capace di svuotare letteralmente i Comuni del Molise.
Per queste ragioni l’associazione
Centro Storico Trivento ha promosso un significativo confronto fra esperti e
rappresentanti delle istituzioni sul tema ‘Un Polo culturale per il
centro storico di Trivento’ che si terrà, sabato 13 gennaio
2024, presso il Polo funzionale di Corso Manzoni alle ore 10,00 Sul punto è
stato interpellato l’archeologo Francesco
Panzetti, presidente del sodalizio molisano.
Di cosa parla il documento che presenterete
sabato (13 gennaio 2023)?
“Il documento, che si intitola semplicemente ‘Un
polo culturale per Trivento’, cerca di aprire lo sguardo di cittadini ed
istituzioni ad una nuova prospettiva, nella quale il giudizio corrente su una
Trivento povera di valori viene ribaltato: basta immaginare delle connessioni
fra i luoghi attualmente esistenti ed ipotizzare che nel corso degli anni se ne
aggiunga qualcuno in più ed ecco che, di colpo, quel centro storico — pur in
via di spopolamento — diventa qualcosa di diverso: uno spazio ricco di patrimonio
culturale, pregno di potenzialità. Il complesso cattedrale-cripta (una delle
più interessanti del Molise), il Museo Diocesano e la Biblioteca Giulia
(contenente oltre 10.000 volumi di argomento per lo più religioso e svariati
incunaboli) sono solo i primi nodi — già esistenti — di una rete a cui se ne
possono aggiungere molti altri. Siamo partiti da un’opportunità che
intendiamo perseguire con forza: la creazione di un museo civico
archeologico. Non si tratta di una velleità campanilistica, ma di rendere
giustizia ai Romani, i quali, se resero Trivento un municipium, avranno avuto le loro ragioni. Il suo
territorio ricopriva un’area molto vasta, così come molto vasta è la sua
Diocesi. Immaginiamo dunque un museo che racconti non solo il pur notevole
patrimonio archeologico triventino, ma anche quello del suo territorio in
antico. Poi c’è il consistente patrimonio di quadri di Marcello Scarano,
un pittore operante fra gli anni ’20 e gli anni ’60 e che, a nostro avviso, è
ancora sottovalutato. Noi vorremmo che si creasse anche una pinacoteca dedicata
a lui. Ma l’elenco di beni culturali (materiali ed immateriali) da valorizzare
e interconnettere è davvero lungo: la tradizione musicale; gli opifici
distribuiti nel centro storico, che raccontano una storia di artigianato e
piccola industria una volta fiorenti; la produzione di vasellame del Settecento
e Ottocento; il recente e sorprendente successo che ha avuto il recupero
dell’uncinetto. Nel documento esplicitiamo anche, seppur in maniera
incidentale, la specificità storico-economica di Trivento rispetto, ad esempio,
ad Agnone: quella di aver sviluppato nel corso degli ultimi secoli una classe
dirigente legata alle professioni intellettuali, mentre Agnone ha sviluppato
soprattutto una ricca (e certamente colta) borghesia industriale. Questi
processi hanno dato luogo ad esiti culturali e sociali diversi. Bene, noi
vorremmo che il futuro di Trivento ripartisse proprio dalla sua tradizione di
centro di studi e di produzione di cultura”.
L’associazione si è costituita un anno fa. Può
farci un bilancio delle attività realizzate?
“Come per tutte le associazioni, il primo anno è
di rodaggio e, quindi, è il più difficile. Ciò però non ci ha impedito di
iniziare a cimentarci con diverse sfide, che rispondono a tre macro-aree di
azione: Vivibilità e sociale, Cultura e turismo, Tempo libero e benessere,
ognuna delle quali ha il suo gruppo di lavoro. Inoltre abbiamo un gruppo di
lavoro dedicato ai social media e alla comunicazione (nel quale per nostra
fortuna operano delle professioniste) ed un altro, anche’esso valentissimo, di
persone che accompagnano i visitatori lungo un percorso di narrazione nel
centro storico alla scoperta dei suoi valori.
Ci siamo misurati con i numerosi problemi che
affliggono la parte antica — dall’igiene delle strade alla mancanza di servizi
—, cercando di proteggere per quanto possibile il nostro patrimonio materiale;
abbiamo organizzato una gara podistica lungo le scalinate del centro storico,
che è piaciuta particolarmente per l’entità della sfida agonistica, ed alcuni
eventi culturali, dal cineforum all’aperto ad incontri e presentazioni di libri
con cui abbiamo portato a Trivento argomenti poco dibattuti come la violenza
sulle donne o l’intelligenza artificiale. Abbiamo strutturato percorsi di
visita, collaborando con la SNAI, e iniziato a veder crescere i turisti in
paese, e abbiamo concluso l’anno con il nostro contributo alle luminarie nella
parte alta e antica del centro abitato.
Ora che il rullaggio sulla pista volge al
termine, nel 2024 dobbiamo solo prendere il decollo. Ci aspettano ancora le
sfide più dure, ma abbiamo progetti ambiziosi e di ampio respiro. Possiamo
solo migliorare”.
Perché ritiene che la cultura possa essere un
motore di sviluppo per il Trivento e per il suo centro storico?
“Perché la cultura non si limita ad attrarre
persone nei luoghi dove si esplica. Ha anche una caratteristica rara e
preziosa: quella di avere una notevole durevolezza nel tempo. Mi spiego: la
durata della ‘stagione industriale’ nei nostri centri (legata più a contributi
pubblici che ad una reale cultura industriale) si misura nell’ordine di pochi
decenni. Quella delle politiche agricole non si è rivelata migliore, a causa
sia di scelte sbagliate che degli sconvolgimenti climatici in atto, che ora
sparigliano le carte. Un museo, una biblioteca, un’istituzione culturale,
invece, può vivere anche per centinaia di anni; può diventare così importante
da riassumere in sé un’intera città (si pensi ai Musei Vaticani per Roma, al
Louvre per Parigi o agli Uffizi per Firenze). Inoltre, il Sistema Produttivo
Culturale e Creativo (SPCC) ha un effetto moltiplicatore sul resto
dell’economia: per ogni euro prodotto dal SPCC, se ne attivano 1,8 in altri
settori. Per farLe qualche esempio: un polo culturale visitato ogni anno da
10.000 visitatori all’anno (cioè, in media, solo 27 al giorno, praticamente
metà pullman) renderebbe economicamente vantaggioso riaprire, dopo oltre
vent’anni, delle attività commerciali nel centro storico; un museo genera nuova
occupazione; una biblioteca specialistica o un archivio vengono frequentati da
studiosi che hanno bisogno di soggiorni spesso di più giorni, quindi di posti
letto; un frantoio antico musealizzato potrebbe favorire la creazione di un
consorzio di produttori; e via di seguito. Cultura, creatività e turismo sono
una serie di ingranaggi dotati di moltiplica: innescano dinamiche assai
virtuose e, come ho detto, più sostenibili di altre forme di economia.
Il nostro è un tentativo di porre la cultura,
intesa nel suo spettro di manifestazioni più ampio, al centro di un processo di
rigenerazione economica: se vogliamo che gli immobili del centro storico
tornino ad avere un mercato e ad essere abitati e vissuti, non possiamo non
porci in un’ottica economicistica: servono azioni in grado di generare ricadute
di medio e lungo periodo perché gli eventi puntuali (come i concerti, le
presentazioni dei libri o le sagre), se privi di una progettazione culturale
che faccia loro da cornice, non apportano alcun cambiamento strutturale
all’esistente. È come pensare che una folata di vento possa far muovere una
bara a vela. Occorre un vento costante. Ecco, il vento in grado di far muovere
le vele del nostro centro storico (il che vuol dire dell’intero paese) è
proprio la cultura, e la cornice è una strategia, cioè un obiettivo sorretto da
un’idea chiara e forte. Agnone e Larino l’hanno capito (solo per fare due nomi
di Comuni a noi vicini), e i numeri stanno premiando il loro impegno e la loro
lungimiranza (direi anche la loro capacità di fare corpo unico). Ora sta a
noi fare altrettanto e avviarci sulla stessa strada”.
Oltre questo convegno di sabato, ci sono prossime
iniziative future programmate?
“Come sempre, l’inizio dell’anno è un momento
gravido di aspettative, idee e dialettica interna ad un’associazione. Dovremo
misurarci anche quest’anno con la numerosità delle sfide, l’esiguità dei mezzi
e delle risorse ed altre difficoltà, ma dalla nostra abbiamo dei soci attivi e
motivati, le altre associazioni — con cui stiamo infittendo le collaborazioni —
e tanto amore per il nostro paese. Al momento non abbiamo ancora programmato
delle iniziative, ma in generale pensiamo di percorrere due strade maestre: la
graduale costruzione di un sistema di offerta turistica basata sulla cultura,
guardando soprattutto agli esempi virtuosi di altri piccoli Comuni; e la
creazione di occasioni di socializzazione per tornare a vivere il centro
storico, popolarlo di persone, di idee, di storie. Insomma, ripopolarlo di
speranze e di cura, cura per ogni pietra con cui faticosamente i nostri
antenati hanno costruito il luogo in cui viviamo, e che ci hanno consegnato”.
