Sanità privata in mobilitazione: il maranese di origine Francesco Cerullo in prima linea nello sciopero nazionale
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| Francesco Cerullo ( a destra) insieme al segretario generale della UIL Bombardieri |
Nel cuore di un sistema sanitario che dovrebbe fondarsi su equità e universalismo si consuma una frattura sempre più evidente tra la prosperità dei grandi gruppi della sanità privata e la condizione, ormai stagnante, di chi in quelle strutture lavora ogni giorno. Non è una contraddizione marginale, ma un cortocircuito strutturale: mentre i bilanci registrano performance eccezionali, il lavoro resta ancorato a logiche retributive e contrattuali ferme da anni, come se il tempo, per una parte del sistema, si fosse improvvisamente arrestato. A rendere ancora più stridente questo squilibrio è la natura stessa del settore, che vive in larga misura grazie a risorse pubbliche e a un rischio d’impresa contenuto, e che tuttavia non traduce questa stabilità in un miglioramento delle condizioni di chi garantisce quotidianamente l’assistenza. I contratti collettivi restano bloccati da otto anni nella sanità privata e da oltre un decennio nelle RSA, mentre le organizzazioni sindacali denunciano una distanza ormai difficilmente sostenibile tra crescita economica e riconoscimento del lavoro. Si consolida così una discriminazione che non è soltanto salariale, ma anche simbolica, perché introduce una gerarchia implicita tra professionisti che operano nello stesso ambito, alimentando una competizione al ribasso che finisce per incidere sulla qualità complessiva del servizio. Il risultato è un progressivo spostamento del personale verso il settore pubblico, con conseguenze evidenti sulla tenuta delle strutture accreditate e, in prospettiva, sull’intero equilibrio del sistema. In questo quadro la responsabilità politica appare tutt’altro che secondaria. L’attuale modello di accreditamento consente alle aziende di continuare a beneficiare di fondi pubblici senza un vincolo effettivo sul rinnovo dei contratti, legittimando, di fatto, una forma di dumping contrattuale che rischia di tradursi in un abbassamento degli standard assistenziali. Eppure la leva per intervenire esiste, ed è quella, semplice ma decisiva, di subordinare l’accesso alle risorse pubbliche al rispetto dei diritti dei lavoratori. Lo sciopero nazionale del 17 aprile, promosso unitariamente da Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl, si inserisce in questo contesto come un passaggio inevitabile, non solo una rivendicazione sindacale ma un atto politico nel senso più pieno del termine, volto a riportare al centro del dibattito pubblico una questione che riguarda la qualità stessa del nostro sistema sanitario. Il presidio davanti alla Prefettura di Milano ne è stato un segnale anticipatore, una tappa di un percorso di mobilitazione che coinvolge territori e livelli diversi. In quella occasione era presente anche Francesco Cerullo, originario di Marano, fratello dello scrivente e membro della segreteria provinciale della neonata Uil Fp Varese, guidata dal segretario generale Gianluca Firrisi, a testimonianza di un impegno che, pur radicato localmente, si inserisce in una vertenza di rilievo nazionale.
Giuseppe Cerullo
