Prosegue la rubrica “I Sabati di Cultura”. Mugnano di Napoli, una volta chiamata Mugnano di Capodimonte
Con delibera comunale del 19 ottobre 1862, il comune prese il nome ufficiale di Mugnano di Napoli;
La toponomastica locale, come sappiamo, è ancora molto
piena di misteri e curiosità, e grazie anche all’archeologo Davide Fabris
possiamo raccontare una storia interessante.
Parliamo di Mugnano di Napoli, uno dei
comuni dell’area giuglianese: questo, anticamente, veniva chiamato Mugnano di
Capodimonte. Ma andiamo con ordine
Le origini: Carpinianum e Munianum
L’area di Mugnano, in epoca romana, è stata parte
dell’Ager campanus, ovvero l’area rurale coltivata nell’area tra Neapolis e
Capua.
Nel V secolo d.C., lungo un canale naturale che scorreva sotto l'attuale via Armando Diaz (poi interrato), nacque il
villaggio rurale di Carpinianum (da carpinus, ovvero
carpini, e il suffisso prediale -anum, “terra di carpini”); come
testimoniato dalla fondazione della chiesa di San Giovanni Battista a
Carpignano.
La chiesa di San Giovanni Battista a Carpignano, Mugnano. Fonte Apple Maps
Il villaggio era sulla sponda del fosso più esposta:
dopo la caduta dell’Impero Romano, tutta una serie di incursioni delle
popolazioni germaniche e dei Longobardi ha portato la popolazione del villaggio
a spostarsi sull’altra sponda, più scoscesa, che fungeva quindi da muro
naturale alle incursioni.
Da Carpinianum nacque quindi Munianum, da munire,
proteggere; e questo villaggio pian piano assimilò Carpinianum.
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"E dai vari esattori dei Casali sottoscritti, che provengono dai suddetti Casali, si vedrà l'ammontare del denaro sottoscritto: dall'esattore di Carpignano (oggi parte di Mugnano, ndr) due tarì; dall'esattore di Balisano (oggi parte di Marano, ndr) otto tarì tre grani; dall'esattore di Polvica (oggi parte di Chiaiano, ndr) un tarì quindici grani; dall'esattore di Plaiano (Chiaiano, ndr) otto tarì cinque grani; dall'esattore di Pianura due tarì; dall'esattore di Soccavo quattro tarì; dall'esattore di Posillipo tredici tarì; dall'esattore di Porzano (Casal di Principe, ndr) tre tarì tredici grani; dall'esattore di San Severino undici tarì tredici grani; dall'esattore di Salvatore quattro tarì; dall'esattore di Arcospinto un tarì dieci grani; dall'esattore di Grummo (Grumo Nevano, ndr), vassalli del Signore Sergio (Sergio Siginolfo, ammiraglio del Regno di Sicilia, ndr) cinque tarì due grani; dall'esattore di Grummo dieci e nove tarì otto grani; dall'esattore di Arzano sei tarì tre grani; Dal collettore di Torre ottava (Torre del Greco, ndr) once cinque tarì ventitré otto grani; dal collettore di Resina (Ercolano, ndr) un'oncia tre tarì; dal collettore di Portici, un'oncia ventidue dieci grani; dal collettore di Sant’Anello (Sant’Agnello, ndr), un'oncia undici grani; dal collettore di San Giorgio (a Cremano, ndr)...; dal collettore di Casavatore, quattro tredici grani; dal collettore di Synni... dieci grani; dal collettore di San Giovanni (a Teduccio, ndr), sedici tarì; dal collettore di Ponti... un altro Ponticelli, dieci tarì, due dieci grani. Quale denaro... tarì XII grani III."
Una testimonianza dell’esistenza di
Carpignano: un documento della Cancelleria Angioina, del Regno angioino di
Napoli, sulla tassazione dei casali di Napoli dell’anno 1300. “Bilancio del
nobile signore Guglielmo di Recuperantia dei Vice Conti di Pisa, già Capitano
della città di Napoli nell'anno XIV dell'indizione 1299 e 1300 (da foglio 1 a
53). Commissione della suddetta carica di Capitano di Napoli fatta dal suddetto
Guglielmo di Recuperantia, dopo la rimozione del signore Arnaldo de Villanova,
1° maestro del tesoro, predecessore di Capitano di Napoli. Datato 18 ottobre
XIV indizione, anno 1300”, fascicolo 9, olim. 82. Fonte “I fascicoli della
Cancelleria Angioina”, Accademia Pontaniana, 1995, pag. 20 (https://www.accademiapontaniana.it/wp-content/uploads/2017/06/Cancelleria-angioina-Fascicoli-1.pdf
)
Nel corso del XIII secolo, Federico II di Svevia
riconobbe a Mugnano la fisionomia giuridica di Universitas Civium
demaniale che mantenne rapporti specifici e privilegi con Napoli.
I terzieri
In epoca medievale, i territori della provincia
napoletana erano composti da 37 casati, di cui faceva parte anche Mugnano.
Questi casati erano divisi in terzieri, ed erano capeggiati da delle
Arcipreture:
- L’arcipretura
Turris Octavae (Torre del Greco) comprendeva i casali di Torre
del Greco, Resina (Ercolano), Portici, Clamano (San Giorgio a Cremano),
Boscotrecase, Massa di Somma, San Sebastiano al Vesuvio, Pollena, Trocchia (poi
unite), San Giovanni a Teduccio, Serino, Ponticelli
- L’arcipretura
di Afragola comprendeva i casali di Afragola, Arzano, Secondigliano, San
Pietro a Patierno, Casavatore, Casoria, Casalnuovo
- L’arcipretura
di Calvizzano comprendeva i casali di Calvizzano, Marano (compreso
Balisano), Mugnano, Melito, Piscinola, Marianella, Polvica (oggi parte di
Chiaiano), Panicocoli (oggi Villaricca), Miano, Chiaiano
I casali di queste arcipreture erano detti
rispettivamente “circa mare” (perché vicini al mare), “circa planis”
(perché in pianura) e “circa montes” (perché vicino i colli), e questi
ultimi erano precisamente vicino i Camaldoli e Capodimonte. Proprio per questo,
Mugnano prese anche il nome di “Mugnano di Capodimonte”.
Nel XVI secolo, l’arcipretura di Calvizzano venne trasferita alla Chiesa di
Santa Maria delle Grazie a Capodimonte.
Chiesa di Santa Maria delle Grazie a
Capodimonte. Fonte Wikipedia
La suddivisione dei casali in tale ordinamento è
giunta fino all’età moderna: lo testimonia infatti un documento, redatto per la
visita del cardinale Giacomo Cantelmo nell’arcipresbiterato di Afragola
avvenuta il 16 aprile 1693.
Relazione per Rev. Don Giuseppe Cerbone
(Afragola, 10/07/1641 – 02/01/1706), arciprete e protonotario apostolico di
Afragola
La dicitura si è diffusa particolarmente in epoca
moderna, con un picco tra il XVIII e il XX secolo: il documento più antico che
riferisce il nome di Mugnano di Capodimonte è l’opera Praetermissa in
Plautum, del 1789, di Michele Arditi, direttore del Museo
Archeologico di Napoli e sovrintendente agli scavi di Pompei e Ercolano.
A Mugnano, al tempo, la famiglia nobiliare dei Dentice ospitava nel suo palazzo (oggi palazzo De Magistris in Piazza Dante) un autentico Istituto d’incoraggiamento agli studi archeologici, che rendeva la proprietà e Mugnano tutta un circolo culturale frequentato da grandi studiosi d’archeologia del tempo, come il marchese Arditi.
Palazzo Dentice, ora De Magistris. Fonte
Apple Maps
Ebbene, questa frequentazione di Mugnano è riportata
proprio nell’opera Praetermissa in Plautum, dove l’Arditi ha scritto
«Queste
osservazioni Plautine sono state messe insieme da me nell’anno Allense 1789, e
propriamente dal dì 28 di aprile in poi; godendo dopo le mie non ignobili
vicende dell’ozio letterario in Mugnano di Capodimonte, in casa del Cav. D.
Francesco Dentice mio amico».
Questo è riportato anche dalla rivista bimestrale “Rinascenza
Salentina”, anno 1938, fascicolo 4.
Citazione a Mugnano di Capodimonte da
parte di Michele Arditi, Rinascenza Salentina, fascicolo 4, pag. 295-296. Fonte
https://emeroteca.provincia.brindisi.it/Rinascenza%20Salentina/1938/fascicoli%204/Michele%20Arditi%20da%20Presicce.pdf
Tuttavia, diversi libri del XIX secolo parlano di
Mugnano già nominata come “Mugnano di Capodimonte” tra il ‘600 e il ‘700.
Nell’Archivio di Stato di Napoli, risulta una Cedola
in Farmacia del 26 febbraio 1723 a Mugnano di Capodimonte.
Un esempio, è il libro “La nobiltà delle Due
Sicilie” del Cav. Erasmo Ricca, del 1869. Tra i nobili citati, in Parte
Prima, Vol. 4, si parla dei nobili Venato, di cui una discendente, Luisa, era
moglie e vedova del Conte Fabrizio Dentice e madre di Carlo Dentice, nominato
conte tramite documento stipulato nella loro proprietà di Mugnano di
Capodimonte, come indicato nel documento, l’11 aprile 1703.
Citazione a Carlo Dentice, La Nobiltà nel
Regno delle Due Sicilie, Cav. Erasmo Ricca, 1869, pag. 311. Fonte https://www.google.it/books/edition/La_Nobilit%C3%A0_del_regno_delle_due_Sicilie/wK5BAAAAcAAJ?hl=it&gbpv=1&dq=%22Mugnano+di+Capodimonte%22&pg=PA311&printsec=frontcover
Un altro esempio, è il libro “Tre secoli di
Rivoluzioni Napolitane”, che cita, durante la Rivoluzione del 1701 del
Principe di Macchia, di uno speziale fatto arrestare in una chiesa di
Mugnano di Capodimonte che suscitò le ire dell’allora arcivescovo di Napoli,
Guglielmo Cantelmo.
Tre secoli di Rivoluzioni Napolitane,
1866, pag. 213. Fonte https://www.google.it/books/edition/Tre_secoli_di_rivoluzioni_napolitaine/gvkNAQAAIAAJ?hl=it&gbpv=1&dq=%22Mugnano+di+Capodimonte%22&pg=PA213&printsec=frontcover
Il cambio di nome in Mugnano di Napoli
Mugnano di Capodimonte, o semplicemente Mugnano, con
l’Unità d’Italia cambiò nome: con delibera comunale del 19 ottobre 1862, il
comune prese il nome ufficiale di Mugnano di Napoli; e la deliberà
entrò in vigore con il Regio Decreto 1140 del 22 gennaio 1863 (pubblicato in
Gazzetta Ufficiale il mese successivo).
Regio Decreto 1140 del 22/01/1862, punto
60; Gazzetta Ufficiale del 23/02/1863. Fonte https://www.gazzettaufficiale.it/eli/gu/1863/02/23/46/sg/pdf
Nonostante il cambio di nome, però, il nome precedente
sopravvisse almeno fino all’inizio del XX secolo.
Negli Atti e Documenti del VII Congresso Cattolico
Italiano (19-23 aprile 1887), viene citata una Società Cattolica Operaia
appena fondata proprio a Mugnano, ed è indicata ancora come “Mugnano di
Capodimonte”.
Atti e Documenti del VII Congresso
Cattolico Italiano, pag. 82. Fonte https://www.google.it/books/edition/Congresso_cattolico_italiano_tenutosi_in/t1CdGuOixywC?hl=it&gbpv=1&dq=Mugnano+a+Capodimonte&pg=PA82&printsec=frontcover
In un articolo del quotidiano Il Cittadino Italiano,
del 25 gennaio 1896, vengono riportati dei tumulti avvenuti proprio a
Mugnano a causa del rincaro delle tasse su alcune derrate alimentari, che
causarono l’assedio del Municipio. Anche qui, Mugnano è chiamato “villaggio
di Mugnano di Capodimonte”.
Il Cittadino Italiano, 22 gennaio 1896.
Fonte https://manoscrittisbhu.comune.udine.it/uploads/PERIODICI/cittadino_italiano/1896/Il_cittadino_italiano_18960125.pdf
Infine, nel 1908, nell’Annuario Generale delle Banche
e del Capitale del 1907-1908 del Manuale Bancario, risulta essere ancora
nominata come Mugnano di Capodimonte, sede di una filiale della Banca
Popolare Cooperativa di Giugliano.
Manuale Bancario, Annuario Generale delle
Banche e del Capitale, 1907-08, pag. 193. Fonte https://www.google.it/books/edition/Manuale_bancario/bO7YAAAAMAAJ?hl=it&gbpv=1&dq=%22Mugnano+di+Capodimonte%22&pg=PA193&printsec=frontcover
Il nome Mugnano di Napoli, nella documentazione
ufficiale, si è quindi definitivamente affermato solo nel pieno del XX secolo.
Mugnano, nel 1974, otterrà anche stemma e gonfalone, con Decreto del Presidente
della Repubblica del 11/11/1974.
Stemma del comune di Mugnano di Napoli
Gianpaolo Cacciapuoti