Premetto che utilizzo Facebook
esclusivamente come strumento per condividere gli articoli pubblicati sul blog
Calvizzanoweb; diversamente, potrei farne tranquillamente a meno. Tuttavia,
riflettendo su alcune dinamiche ricorrenti, mi è tornato alla mente un articolo
di sei anni fa che, ancora oggi, appare di sorprendente attualità.
Riconosco l’utilità dei gruppi social, che
in molti casi rappresentano spazi di confronto importanti, anche se non sempre
gestiti in modo adeguato. Accade, infatti, che alcuni risultino eccessivamente
politicizzati o caratterizzati da una moderazione poco imparziale, dove la
neutralità sembra essere un elemento opzionale.
A titolo esemplificativo, mi è capitato
personalmente di riscontrare che, in alcuni gruppi locali (mi riferisco a quelli dell' hinterland), contenuti non
allineati al punto di vista degli amministratori non vengano approvati per la
pubblicazione. Una dinamica che solleva interrogativi legittimi sul reale
rispetto della libertà di espressione, principio sancito dalla nostra
Costituzione.
Ciò che appare ancor più evidente è come i
social network vengano spesso utilizzati come valvole di sfogo per frustrazioni
personali, trasformandosi in luoghi di attacco piuttosto che di confronto. Non
è raro assistere a repentini cambi di giudizio: si passa dall’essere
considerati autorevoli e coraggiosi, per aver svolto attività giornalistica
critica e indipendente, all’essere delegittimati o attaccati nel momento in cui
un contenuto risulta scomodo per qualcuno.
Una dinamica che richiama alla mente le parole di Leonardo Sciascia, il quale nel suo celebre romanzo Il giorno della civetta osservava con lucidità: “Io ho una certa pratica del mondo: e quella che diciamo l’umanità […] la divido in cinque categorie: gli uomini, i mezz’uomini, gli ominicchi, i (con rispetto parlando) pigliainculo e i quaquaraquà”.
Una riflessione che, a distanza di anni,
conserva una sorprendente attualità anche nell’era dei social media, dove il
dibattito pubblico finisce talvolta per ridursi a una rappresentazione
superficiale e frammentata: opinioni affettate e consumate con rapidità, come
salumi esposti in vetrina, più pensati per essere mostrati che realmente
approfonditi.
Mi.Ro.
