Gli anni settanta hanno segnato la mia giovinezza e
quella di tanti miei coetanei. A quei tempi c'erano zero luoghi di aggregazione
eccezion fatta dell'esistenza dell'unica pizzeria, dove giovani e persone
adulte si ritrovavano. Il giorno in cui affollavamo la pizzeria di "Don
Lucio" era il sabato. La margherita o la marinara era d'obbligo e in quei
locali affumicati si faceva esperienza di vita guardando i grandi fumare e bere
a più non posso. In quel locale accade pure un raccapricciante fatto di cronaca
che non sto qui a raccontare, giacché mi preme fare un passaggio sui
proprietari i quali li ho sempre apprezzati per la loro pazienza nei confronti
di noi giovani scatenati. Anche se capitava spesso che qualcuno di noi veniva
accompagnato per le orecchie fuori dalla porta per l'estremo comportamento nei
riguardi degli altri. Il locale aveva due entrate: una dalla corte del palazzo
De Magistris, a fianco il cinema "Cellariello", l'altra da viale De
Magistris, come si vede dalla foto sopra (scattata nel 2026) che di allora
resta ben poco. Un giorno pensando a quel periodo mi venne di scrivere dei
versi che rispecchiano quanto qui raccontato e vissuto. Passarono degli anni e
in quei locali si trasferí l'Ufficio Postale, anni dopo, invece, il Banco di
Napoli. Ora c'è un bar sportivo.
di Carmine Cecere
ce steve ‘a pizzeria ‘e don Lucio,
e quanno se puteva , ‘o sabbato,
a tarda sera, ce se jeve a cunsulà.
Che prufume,
che sapure,
che specialità.
Nuje guagliuncielli, attuorne e tavule,
ce attiggiavemo a ffà ll’uommene
‘nmieze all’uommene fatti ‘a vvino,
‘nmieze ‘e ghiastemme ‘je resate.
‘A primma sigaretta,
e primme cumpagnielli,
‘a vita accumminciava.
Testo e foto di Carmine Cecere (Mugnano Storia Blog)
