Il punto di vista del nostro editorialista Giuseppe Cerullo
La parabola di Giorgia Meloni nei confronti di Donald Trump non racconta una rottura, ma una presa d’atto che avviene sotto costrizione. Non è il coraggio di cambiare linea, è la necessità di inseguire una realtà che, nel frattempo, è diventata ingombrante, se non apertamente dannosa. Trump ha da tempo oltrepassato la soglia della prevedibilità democratica. Già con l’Assalto a Capitol Hill si è imposto come un fattore di instabilità più che come un alleato affidabile. Le scelte sul Medio Oriente, la retorica sull’Iran, il conflitto crescente con il Vaticano hanno consolidato questo profilo. Eppure Meloni ha continuato a muoversi in equilibrio, non per ingenuità, ma per calcolo. Oggi quel calcolo non regge più. La vicinanza a Trump smette di essere una risorsa e si trasforma in un costo politico. La sconfitta di Viktor Orbán segna simbolicamente questo passaggio, indebolendo l’asse sovranista europeo e restringendo lo spazio per ambiguità strategiche. Quando Trump attacca Papa Leone XIV, il punto di equilibrio si spezza. Non perché l’episodio sia più grave dei precedenti, ma perché rende visibile l’incompatibilità tra due riferimenti fondamentali della politica italiana, gli Stati Uniti e il Vaticano. In quel momento, restare in silenzio diventa insostenibile. La presa di distanza di Meloni arriva, ma arriva dopo l’esitazione. E proprio per questo appare come ciò che è: un adeguamento, non una scelta originaria. In politica, la differenza è sostanziale. Ciò che nasce dalla necessità difficilmente produce fiducia. Chi era critico non si lascia convincere, chi era allineato percepisce il ripiegamento. Il punto decisivo, però, non è nemmeno questo. È ciò che accade parallelamente. Se il costo dei carburanti resta sopra i due euro al litro, se l’energia segue la stessa traiettoria, se l’inflazione torna a comprimere salari e consumi, allora il terreno su cui si misura il consenso si sposta definitivamente. La politica estera definisce il profilo, ma è la condizione materiale a determinare la tenuta. Meloni non è in difficoltà per aver preso le distanze da Trump. È in difficoltà perché lo fa nel momento in cui non può più permettersi di non farlo. E mentre corregge il posizionamento internazionale, il quadro economico comincia già a presentare il conto.Giuseppe Cerullo
