![]() |
| Sul lato destro della chiesa (a sinistra di chi osserva la foto) si nota la base del campanile |
Il 1987 rappresenta una data chiave per la storia di Calvizzano, un anno che avrebbe potuto segnare una svolta decisiva nella valorizzazione del patrimonio storico e archeologico locale. Proprio allora, durante gli scavi condotti dalla Soprintendenza nell’area dell’antica chiesa di San Giacomo Maggiore, venne alla luce una straordinaria testimonianza del passato: una villa rustica di età imperiale romana rimasta sepolta per quasi duemila anni. I ritrovamenti furono di grande rilievo: mura in opus reticulatum, cisterne, frammenti di pavimentazione musiva e intonaci decorati. Elementi che permisero agli esperti di identificare in quell’area uno dei primi nuclei abitativi di epoca imperiale successivi a Liternum. Una scoperta che confermava il valore strategico e storico del territorio calvizzanese già in età romana, ben prima della nascita del centro abitato moderno. Eppure, nonostante l’importanza delle evidenze archeologiche, il sito non ha mai ricevuto l’attenzione che meritava. Anzi, proprio negli stessi anni si consumò una delle pagine più controverse di questa vicenda: l’abbattimento delle ultime mura superstiti dell’antica chiesa di San Giacomo, una delle più antiche della provincia, documentata già nel 951. Quelle strutture, sopravvissute per secoli e visibili fino alla metà degli anni ’80, furono demolite senza autorizzazione, suscitando polemiche e tensioni con la Soprintendenza. Da allora, il tempo sembra essersi fermato. L’area, che custodisce stratificazioni di storia, dalla villa romana alla chiesa paleocristiana, è stata progressivamente abbandonata. Oggi si presenta coperta da vegetazione incolta, sottratta alla fruizione pubblica e priva di qualsiasi forma di tutela attiva o valorizzazione. Eppure, già alla fine degli scavi del 1987, la Soprintendenza indicava chiaramente due possibili strade: restaurare e preservare il sito oppure interrarlo per proteggerlo. La mancanza di risorse portò alla seconda scelta, ma a distanza di quasi quarant’anni appare evidente come quella decisione abbia finito per condannare il sito all’oblio. Oggi più che mai, quel 1987 deve tornare a essere un punto di partenza. Non solo un ricordo di ciò che è stato scoperto, ma un’occasione per rilanciare un progetto di recupero e valorizzazione. Serve una visione condivisa, una sinergia concreta tra Comune, Curia e istituzioni competenti, capace di restituire dignità a un luogo che rappresenta un tassello fondamentale della storia locale. Recintare l’area, bonificarla, illuminarla, dotarla di sistemi di sorveglianza e renderla accessibile: sono interventi minimi, ma necessari per avviare un percorso di rinascita. L’obiettivo non deve essere solo la conservazione, ma la trasformazione del sito in un attrattore culturale e turistico. Perché il 1987 non resti soltanto l’anno di una scoperta dimenticata, ma diventi finalmente l’inizio di una nuova storia.
In esclusiva altre foto di quello che rimase della vecchia chiesa San Giacomo: le mura furono abbattute verso la metà degli anni ’80
![]() |
| Foto particolarmente significativa, poiché si vede il palo di sostegno della linea aerea dell'ex ferrovia Alifana |
Diverse foto sono state già pubblicate nel libro dello scrittore Peppe Barleri, buonanima, “Parrocchia di S. Giacomo e Testimonianze archeologiche Romane a Calvizzano”, altre sono inedite










