Giganti da tastiera, nani nella vita: il vuoto dietro la rabbia

 

Nel solco della riflessione proposta nell’articolo di ieri di Calvizzanoweb, in cui si metteva in luce il contrasto tra la grandezza ostentata online e la pochezza dimostrata nella vita reale, emerge oggi una figura ancora più complessa e preoccupante.

C’è una categoria sempre più rumorosa nel tempo di internet e dei social: quella dei cosiddetti “giganti della tastiera” all’”arrabbiata”, per usare una metafora culinaria. Uomini e donne che, nascosti dietro uno schermo, alzano la voce, attaccano, giudicano, offendono. Sembrano forti, risoluti, perfino temibili. Eppure, quando la vita li mette davvero alla prova, spesso si rivelano per ciò che sono: fragili, incoerenti, incapaci di sostenere nella realtà ciò che proclamano online.

Accanto a loro esiste una figura ancora più inquietante: quella dei violenti nell’anima. Non si tratta solo di aggressività verbale o di scatti d’ira, ma di un atteggiamento profondo, radicato, fatto di arroganza, disprezzo e bisogno di dominio. Sono gli attaccabrighe cronici, quelli che cercano costantemente il conflitto perché nel conflitto trovano identità e visibilità.

Il problema si aggrava quando queste persone ambiscono a ruoli politici o di potere. Per emergere, però, non possono contare sulla credibilità o sulla competenza. Hanno bisogno di una rete di sostegno costruita non sul rispetto, ma sulla convenienza: adulatori, ruffiani, persone disposte a sostenere qualsiasi posizione pur di ottenere qualcosa in cambio. È un sistema fragile, che si regge sull’apparenza e sulla paura, non sulla fiducia. Ma c’è un elemento che spesso sfugge a chi vive di queste dinamiche: il popolo. Quello vero, non quello immaginato o manipolato. Le persone, quando hanno modo di conoscere davvero chi hanno davanti, sanno riconoscere l’autenticità dalla finzione, la forza dalla violenza, la leadership dalla prepotenza. E quando questo accade, la risposta è semplice e silenziosa: non consenso, ma distanza. Non voto, ma rifiuto. Non scontro, ma indifferenza.

È proprio qui che si chiude il cerchio con quanto scritto ieri: la distanza tra ciò che si appare e ciò che si è non può essere colmata a lungo. Prima o poi, la realtà presenta il conto. E chi costruisce la propria immagine sulla rabbia e sull’inganno finisce inevitabilmente per scontrarsi con il giudizio più autentico di tutti: quello delle persone comuni, che osservano, comprendono e, infine, scelgono.

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