Amministrative a Calvizzano. Musella e De Meo con Pirozzi: scelta strategica o mancanza di alternative?
A Calvizzano il ritorno sulla scena politica di
Pasquale Musella, insieme all’ingegnere Alfonso De Meo, apre una serie di
interrogativi politici tutt’altro che secondari: si tratta di una scelta
strategica o del segnale di una difficoltà più ampia nel costruire un’offerta
elettorale autonoma?
Musella chiarisce innanzitutto la sua posizione e il
suo passato politico: è stato componente del nucleo di valutazione durante i
due anni della consiliatura guidata da Morra, fino a quando – come da lui
stesso dichiarato – fu il sindaco Pirozzi, subentrato, a chiedergli le
dimissioni.
Oggi torna in campo, ma non da solo. Insieme a lui,
anche Alfonso De Meo rappresenterà Movimento Futura all’interno della lista
“Liberi e Forti” a sostegno di Pirozzi sindaco. Un’adesione arrivata solo pochi
giorni fa, una tempistica che inevitabilmente solleva interrogativi: scelta
ponderata o necessità dell’ultimo momento?
Nonostante si tratti di un accordo di coalizione,
Musella ha precisato che il simbolo di Movimento Futura non comparirà nella
lista. “Siamo indipendenti – ha spiegato – ma faremo campagna elettorale
rappresentando il nostro Movimento”.
Alla base di questa scelta c’è il fallimento del
tentativo di presentare una lista autonoma. Musella ha ricostruito nel dettaglio
il passaggio: “Avevamo costruito un percorso serio ed eravamo arrivati a
mettere insieme 11 candidati. A quel punto, però, Orsola Armonia ha deciso di
tirarsi indietro. Con quella defezione siamo scesi a 10 candidati e, a quel
punto, abbiamo ritenuto che non ci fossero più le condizioni politiche e
organizzative per presentare una nostra lista”.
Una decisione che, nelle sue parole, non è stata
improvvisata ma dettata dalla volontà di evitare una presenza debole nella
competizione elettorale: “non aveva senso andare avanti a tutti i costi senza
una squadra solida e strutturata”.
Resta però un nodo politico rilevante: perché non
rivolgersi prima al candidato sindaco Borrelli, la cui area civica è
generalmente considerata più vicina alle posizioni di Musella? Alla domanda, la
risposta è stata netta: “non siamo stati chiamati”. Diversa invece la
situazione sul fronte opposto, dove – ammette lo stesso Musella – il contatto
c’è stato.
Una dinamica che lascia spazio a più di una
riflessione. In un contesto politico dove le affinità contano, sarebbe stato
forse più naturale tentare un dialogo con chi appare più vicino per
impostazione e visione. Un eventuale rifiuto avrebbe poi legittimato una scelta
alternativa. Così non è stato.
Alla fine, resta una domanda semplice ma incisiva:
candidarsi è davvero sempre necessario? Quando mancano le condizioni politiche
e organizzative, restare fuori dalla competizione non è forse una scelta
altrettanto legittima?
