Viabilità a Calvizzano, tra strade private e strade insufficienti: che siano prioritari PUC e Commissione Mobilità

 

                                                      Ingresso di Calvizzano. Fonte Apple Maps

Chi vive a Calvizzano, sa benissimo che un punto dolente per la sua vivibilità è proprio la mobilità in tutte le sue espressioni.

Per quel che riguarda il Trasporto Pubblico Locale, la discussione è ampia ed è stata affrontata più volte: l’eliminazione dei trasporti di massa nei pressi del paese dagli anni ’60 in poi hanno relegato il collegamento al privato o ai mezzi su gomma in un ambiente che ha visto la sua popolazione anche raddoppiare in certi comuni in quel periodo, proprio come Calvizzano per giunta.
Andando ad espandere il discorso, il problema tocca, anzi investe pienamente, anche la viabilità cittadina, il cui sviluppo e la cui programmazione sono stati quantomeno disattesi nel tempo. Mentre infatti il paese raddoppiava nella popolazione, la programmazione urbanistica per sostenere questo aumento è stata praticamente insufficiente; e la conseguenza è stata che l’espansione del paese, e con essa la viabilità di collegamento, è stata quantomai spontanea.

E così, oggigiorno, Calvizzano presenta una viabilità che definire complessa è un eufemismo: mentre diverse aree si sono popolate in modo disordinato, le vie storiche del paese hanno visto ancora di più intensificare il proprio uso e la propria utilità, specie come arterie fondamentali; divenendo presto insufficienti allo scopo ma destinate in modo ineluttabile per tutti noi a rimanere l’unica alternativa.

Un esempio tra tutti, via Giuseppe Garibaldi: una strada per carri, un tempo nominata “via Campo”, che serviva ai contadini per incamminarsi a lavorare nelle terre locali. Larga tre metri o giù di lì, non solo è troppo stretta, ma anche troppo bassa, occlusa dalla presenza di balconi dei palazzi che, nel corso del tempo, a ridosso dell’ingresso (in pieno centro storico) sono stati alzati alla sua stretta prossimità.

Da una parte si sono sovraccaricate le strade storiche, dall’altro Calvizzano ha visto nascere un dedalo di strade private, spesso chiuse: talvolta interrotte da abitazioni che ne fanno da confine, altre volte semplicemente vicine ma mai connesse; ma soprattutto spesso e volentieri occasioni mancate, davanti alla crescita del territorio, proprio per creare una viabilità più consona ai flussi di spostamento da e per qui.

Eppure, eventualmente il loro usufrutto non è difficile da stabilire per il Comune: quando una strada è importante per la viabilità ed è privata, il Comune può attivarsi con la servitù di passaggio, ovvero un accordo con cui i privati, proprietari della strada, accettano il passaggio pubblico dei veicoli, in cambio di tutta una serie di vantaggi, tra cui:

-         Pubblica illuminazione

-         Manutenzione stradale

-         Manutenzione sottoservizi

-         Assicurazione civile comunale contro gli infortuni (ovvero il Comune diventa responsabile in caso di incidenti su quella strada)

-         Segnaletica verticale e orizzontale

-         Posti auto per residenti

-         Limitazioni di velocità e installazione di dispositivi per il rispetto di questi limiti

La servitù di passaggio è un’ottima alternativa all’esproprio, sia per il costo di quest’ultimo, sia per questioni di proprietà che possono rimanere quindi invariate (facendo il favore dei privati che vedono così la proprietà stradale manutenuta senza costi economici).

Ad oggi, diverse strade private a Calvizzano sono adibite “ad uso pubblico” proprio in virtù di queste servitù di passaggio; altre invece, molto importanti, è necessario che venga perfezionato questo atto.

Oltre le strade private, non mancano comunque strade pubbliche che necessiterebbero una forte rivalutazione come arterie principali per il paese, si pensi a via Eduardo De Filippo o via Lavinaio, dove giace a interromperla l’acquedotto di Acqua Campania.

                                                                           Via Lavinaio

Infine, rientra nella problematica della viabilità anche l’insufficienza di aree pedonali e parcheggi: tolto infatti il corso principale e l’area PEEP (viale Pietro Nenni-via PEEP-via Aldo Moro), le aree pedonali sono praticamente assenti o comunque genericamente insufficienti per poter essere frequentate agilmente a tale scopo; rendendo quindi immutabile e difficoltoso comunque il collegamento tra varie zone, anche contigue dello stesso comune.
Si pensi ad esempio a via Sandro Pertini e via Conte Mirabelli: sono una la continuazione dell’altro, ma da piazza San Pietro fino all’incrocio con viale Pietro Nenni il marciapiede è praticamente assente; o ancora si pensi all’area di via Giuseppe Garibaldi e via Giuseppe Mazzini, che non è scarsamente abitata ma ha dei marciapiedi non sempre percorribili per larghezza, o via Dante Alighieri, al confine con Villaricca, o viale dell’Indipendenza, dove anche qui i marciapiedi sono generalmente irregolari e quindi non proprio luoghi “amici” di chi non si muove con dei veicoli.

Per quanto riguarda i parcheggi poi, il tasto diventa dolente: come il più classico degli effetti farfalla, l’assenza di Trasporto Pubblico Locale sufficiente e l’espansione spontanea ha fatto proliferare oltremodo l’incalzante presenza di mezzi privati; che necessitano un posto dove stare. Oggi, i parcheggi pubblici sono pochi e insufficienti (si pensi a quello dinanzi l’Istituto Comprensivo “Marco Polo”), laddove sono presenti gli stalli a bordo strada, il loro usufrutto è comunque superiore alla loro disponibilità; e soprattutto quando mancano la loro assenza si fa sentire tremendamente.
Un esempio su tutti, viale Pietro Nenni dinanzi Villa Calvisia, dove l’assenza di posti auto ha fatto sì che una strada a due corsie diventasse a una corsia e mezzo, con i veicoli costretti a una gimkana alternandosi nel senso di percorrenza per buona pace di chi, tra frequentatori della villa comunale o abitanti in zona, sostano l’auto lì in assenza di altri posti abbastanza vicini (e qui si aggiunge anche un po’ la pigrizia, giustificabile, di non adoperare gli stalli in via PEEP, se non altro perché se parcheggiassero tutti lì l’ultimo arrivato parcheggerebbe alla via successiva…).

Viale Pietro Nenni, com’era nel 2008, quando sul lato dell’attuale Villa Calvisia c’erano i posti auto, e oggi, in assenza di alcun posto auto lungo la via. Fonte Google Maps

Per risolvere tutte queste problematiche, due sono le principali azioni da fare: revisionare il PUC e nominare la Commissione Mobilità.
Il primo, è lo strumento programmatico fondamentale per il Comune per fare quel che è necessario per la viabilità, che siano marciapiedi, parcheggi, strade nuove, strade pubbliche o private da acquisire e rivalutare; e senza questo molta della gestione del Comune sulla viabilità si limita all’amministrazione del preesistente, con tutti i limiti del caso, salvo la benevolenza di chi appunto ha una strada privata e si mostra disponibile ad accorrere in aiuto al territorio.

La seconda, invece, è lo strumento di governo più prossimo alle questioni tecniche quotidiane del paese in termini di mobilità e viabilità: composta da consiglieri comunali e assessori, con possibilità di audire e anche chiamare figure esterne, discute i temi di viabilità e trasporti, che sia il TPL, i parcheggi, le modifiche alla viabilità.

La presenza di questi due strumenti, in contemporanea, a Calvizzano potrebbe essere una panacea: questo potrebbe permettere un approccio sinergico sia dell’ambito tecnico esterno, quello della Commissione del PUC, sia dell’ambito amministrativo interno, del Consiglio e della Giunta, per stilare non solo la programmazione futura delle strade, ma anche un Piano di Viabilità, che per paesi delle dimensioni di Calvizzano (sotto i 30mila abitanti) non è obbligatorio, e un Piano Parcheggi; questi due più che mai necessari.
Inoltre, la Commissione nello specifico potrebbe anche adoperarsi a censire le strade private e vicinali, e dotare del Comune di un ulteriore strumento per poter gestire la propria viabilità e poter sapere se e quali vie private potrebbe appunto richiedere a uso pubblico, espropriare e/o collegare per avere la viabilità necessaria; e anche poter suggerire in modo più efficace la gestione della viabilità di confine con gli altri comuni, dove sarebbe necessaria una Conferenza dei Servizi e sarebbe bene avere le idee ben chiare nell’interlocuzione con gli altri enti.

Infine, a latere di tutto ciò, un ulteriore strumento sarebbe importante che il Comune avviasse: la nomina della Commissione Toponomastica. La toponomastica è il punto d’incontro tra la viabilità e la cultura del paese, due aspetti su cui il Comune ha purtroppo scarsi risultati (e questo, in parte, si vede anche nella toponomastica per l’appunto). Se assieme a vecchie e nuove strade e collegamenti si riuscisse a dare loro il giusto nome, identificativo dell’identità e della cultura locale ma anche e soprattutto identificativo in modo univoco per questioni di mero orientamento geografico, si avrebbe la cosiddetta “ciliegina sulla torta”.

Il nostro auspicio, quindi, è che la prossima amministrazione prenda a cuore il tema della viabilità con un atto concreto, come quello dell’istituzione delle Commissioni tra i primi punti dell’agenda politica, mentre che il processo di revisione del PUC termini secondo termini burocratici già stabiliti. La speranza è  che uno dei problemi più presenti in paese diventi gestibile, con un occhio anche alla cultura e all’identità del territorio.

Gianpaolo Cacciapuoti





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