Mugnano e Calvizzano, proposta per la stazione ex-Alifana Bassa: trasformarla nel “Museo dell’Alifana”. Un piano per ricordare il passato e puntare al futuro
Come chi abita questo territorio ben sa, il
Trasporto Pubblico Locale è una delle mancanze più evidenti e che è tra le
faccende che influenza di più lo stile di vita di queste zone: un bacino di
300mila abitanti che è completamente relegato al trasporto su gomma in assenza
di una viabilità interna capace di sostenere la mola di gente e in generale la
crescita incontrollata delle città che vi si sono sviluppate attorno.
Eppure, non è sempre stato così: fino a 50 anni fa, quando la popolazione della
zona era addirittura della metà, l’area nord di Napoli poteva contare sulle Tranvie
di Capodimonte, inuaugrate nel 1891 dismesse per anatema lauriano nel
1960, e soprattutto sulla Ferrovia Napoli Piedimonte d'Alife, che dal 1913 al 1976
ha collegato tutti i comuni dell’hinterland fino ad Aversa e a Napoli, passando
per quartieri, un tempo agricoli, di Secondigliano, Scampia e Capodichino.
Di quest’ultima è rimasto ormai ben poco a
testimoniare la sua esistenza: molte delle stazioni sono state demolite, alcune
sostituite dalla Linea Arcobaleno nel tratto napoletano… Ma ci sono
testimonianze preziosissime che dovrebbero essere preservate e soprattutto che
potrebbero essere valorizzate.
Incamminandosi su via Raffaele Granata, la strada che
collega Marano a Villaricca nata perché doveva essere la via dove doveva
passare il MicroMetrò proprio sul vecchio sedime dell’Alifana, all’incrocio con
via Mugnano-Calvizzano ci si può imbattere in un edificio, un po’ arretrato,
che potrebbe sembrare un semplice rudere: quella è la stazione di
Mugnano-Calvizzano dell’Alifana, che dal 1913 al 1976 ha permesso a
pendolari di tutta la zona di andare a lavorare e studiare a Napoli e di
commerciare con l’entroterra aversano-casertano e quello napoletano.
Questa, fino ad Aversa, risulta essere l’unica
stazione rimasta in piedi e non convertita ad altri usi ufficialmente; e
soprattutto è una delle stazioni meglio mantenute, merito, e questo è ironico,
di un’occupazione abusiva che l’ha tenuta abitata fino a pochi anni fa.
Ora, questo edificio non solo è un’importantissima
testimonianza storica dell’Alifana bassa, chiusa nel 1976 per rinnovamento,
smantellata e ricostruita solo in parte in nuovo tracciato come Linea
Arcobaleno, ma proprio per questa sua natura si presta ottimamente proprio a un
fine specifico: il Museo dell’Alifana; ovvero rendere
questo edificio non solo testimonianza passiva ma attiva della “Piedimonte”.
Questa idea non nasce da me, per quanto io sia felice
di farmene portavoce; ma bensì nasce da figure come Mimmo Rosiello di Calvizzanoweb e di Salvatore Fioretto,
redattore di Piscinolablog, blog locale che parla della storia del quartiere di
Piscinola, e membro del G.A.F.A. – Gruppo Amici Ferrovia Alifana.
È anche autore del libro “C’era una volta… la Piedimonte”, in cui
si parla non solo tecnicamente ma anche emotivamente dell’Alifana, dove
dettagli tecnici si uniscono a ricordi e storie d’infanzia nel quartiere di
Piscinola che ancora era quella zona agricola precedente ai Piani 167 e alla
distesa di cemento nata dal Terremoto dell’Irpinia in poi.
La copertina del libro “C’era una volta….
la Piedimonte”. Fonte http://www.amicialifana.it/forum/topic.asp?TOPIC_ID=1665
Ho avuto il piacere di parlarvi e mi ha raccontato che
ben più di una volta ha lanciato l’appello di dare vita a un Museo dell’Alifana
proprio nella stazione; e testimonianza di ciò c’è un suo intervento fatto alla
seconda edizione della serata “"Artieri e Artisti", salotto
culturale al chiaro di luna... a Mugnano di Napoli”, avvenuta nel cortile
di Villa Vulpes il 10 settembre 2020 per opera dell’Associazione Mugnano Mia e
della Proloco Mugnano.
Per questo, con il gruppo G.A.F.A., ha cercato perfino di recuperare le elettromotrici rimanenti dell’Alifana: riuscì a trovarne nell’ex-deposito dell’Alifana presso la vecchia stazione di Sant’Andrea; ma quel che restava finì demolito, dopo che un’elettromotrice fu inviata a Bari per la ristrutturazione.
Salvatore Fioretto, nel 2008, all’interno
di un vagone ritrovato nei pressi della stazione di Sant’Andrea. Fonte http://www.amicialifana.it/forum/topic.asp?TOPIC_ID=949&whichpage=1
Dinanzi a questi eventi che hanno dimostrato più di
una volta la fragilità e la difficoltà di mantenere viva la memoria di questa
ferrovia a scartamento ridotto, dovrebbe imporci proprio a fare di tutto per
recuperare quel poco che è rimasto in condizioni decenti e può essere salvato,
e la stazione di Mugnano-Calvizzano, l’unica rimasta lungo tutta la tratta da
Aversa a Napoli che non è stata né demolita né convertita ad abitazione
privata, è proprio una di quelle cose.
Il fabbricato è su due piani e presenta ancora intatte
le dimensioni del terreno su cui fu costruito, sicuramente tra inizio ‘900 e il
1913, anno di apertura della ferrovia. Secondo quanto misurabile da Google
Maps, l’area che occupa l’edificio è di circa 130mq, con però un terreno, facente
parte della proprietà, di altri 500mq circa; e un’area agricola demaniale,
corrispondente all’area di sedime nei dintorni della stazione che è compresa
nella proprietà del terreno su cui fu costruita via Raffaele Granata, che si
estende per altri 1400mq.
Secondo le visure catastali, l’immobile non risulta di proprietà né del Comune
di Mugnano, né di MetroCampania NordEst (l’azienda che deteneva la proprietà
dell’Alifana, ex Gestione Commissariale Governativa Ferrovia Alifana e
Benevento Napoli), né di EAV (l’azienda regionale dei trasporti che si è unita
a MCNE nel 2012), né della Città Metropolitana di Napoli.
Già solo con gli interni del fabbricato, sarebbe
possibile ospitare una mostra con pannelli e video interattivi in grado
di poter spiegare la storia e il tragitto della vecchia Alifana, con tutte le
informazioni redatte e collezionate dal G.A.F.A. ma anche da altre
associazioni del settore, come la Clamfer.
L’archivio storico della CTP, che quando si chiamava TPN gestì l’Alifana dal
1968 alla chiusura, potrebbe avere anche ulteriori documenti, anche risalenti
alla gestione commissariale precedente che risaliva al 1923. Per i primissimi
documenti, invece, si dovrebbe andare a cercare a Lione e Parigi, dove furono
fondate rispettivamente nel 1899 e nel 1905 la Societé Anonyme des Tramway
et des Chemins de Fer du Centre e la Compagnie des Chemins de Fer du
Midi de l'Italie, che la costruirono e la gestirono.
Azione di 250 franchi francesi al
portatore della Compagnie des Chemins de Fer du Midi de l'Italie, fonte https://www.lestradeferrate.it/mono1c.htm
Salvatore Fioretto, per l’occasione di “Piscinola
in mostra”, una mostra storico-fotografica da lui organizzata il 4-5-6
agosto 2023 nella chiesa del SS. Salvatore a Piscinola, presentò anche il plastico
della stazione di Piscinola, demolita nel 1986 per costruire la stazione
della Linea 1.
Questo plastico potrebbe essere un pezzo fondamentale per raccontare la storia
della ferrovia e delle sue stazioni, dato che queste vennero costruite tutte
allo stesso modo.
In alto, il plastico creato da Salvatore
Fioretto, fonte Carmine Cecere. In basso, foto del 1987 della costruenda
stazione di Piscinola, sul vecchio sedime e area stazione di Piscinola, fonte http://www.amicialifana.it/forum/topic.asp?TOPIC_ID=1251
Infine, a corredare tutto potrebbe esserci un
modellino di treni che sfreccia all’interno dell’edificio, o anche una
ricostruzione di un vagone dell’Alifana posto sul cortile esterno.
Un convoglio dell’Alifana fermo alla
stazione di Scalo Merci, colorizzata. Fonte https://www.facebook.com/vicus.pissinula.2013/posts/pfbid02pYBuCGqzwMdAM38puj6kUL2AaoXtBb6ZsAd41f84B4JGHNXcpoNvJp9By5vMrWT6l
Per fare tutto ciò, l’attenzione delle istituzioni
e della politica è fondamentale: il palazzo è stato sgomberato anni
fa, quindi oggi è in condizioni d’abbandono; inoltre il rischio che
possa essere demolito per far spazio all’ennesimo fabbricato abitativo è
altissimo: secondo il vecchio Piano Regolatore Generale di Mugnano, redatto nel
1990, l’area della stazione rientra nell’Area B, ovvero aree
residenziali di completamento. Questo significa che secondo la pianificazione
territoriale è possibile demolire, ricostruire o ampliare volumi di
fabbricati.
Oggigiorno a Mugnano si sta discutendo il PUC; e più
che mai è necessaria l’attenzione su questo tema per far sì che quest’area
venga preservata.
Un primo ostacolo che potrebbe aiutare la preservazione potrebbe essere la fascia
cimiteriale: seguendo il Regio Decreto 1265/1934, ripreso e riconvertito
dalla Legge 166/2002, stabilisce che è obbligatorio che vi sia una fascia di
200m attorno alle aree cimiteriali in cui è vietato costruire e qualunque nuova
costruzione e volumetria risulta insanabile a norma di legge. Ai tempi
della redazione del PRG, il cimitero era in dimensioni più ridotte, e quindi la
fascia garantiva la possibilità di poter costruire anche nell’area della
stazione; oggi, invece, essendosi espanso il cimitero, la fascia cimiteriale
dovrebbe essersi spostata, e questo renderebbe la stazione in piena fascia
cimiteriale e quindi non sarebbe possibile toccare le volumetrie esistenti.
Tuttavia, secondo la 166/2002, la fascia è derogata
per completare opere di programmazione urbanistica e opere pubbliche e per
terminare programmazioni urbanistiche antecedenti alla validità della legge.
Questo significa che sarebbe possibile demolire e costruire al posto della
stazione poiché nel vecchio PRG, ancora in vigore, quella sarebbe programmata
come zona di completamento.
Per questo, l’attenzione istituzionale e politica dovrebbe quanto prima
revisionare la zonizzazione per evitare che questo edificio venga perduto per
sempre.
In alto, la zonizzazione secondo il PRG
del 1990. Come si può notare, la fascia cimiteriale era rispettata perché
calcolata sulla dimensione di allora del cimitero.
In basso, la distanza tra il cimitero e la stazione oggi: la fascia cimiteriale
non sarebbe rispettata. Fonte Google Maps
Inoltre, l’edificio rientra a tutti gli effetti nei
parametri per un vincolo storico da parte della Soprintendenza:
ogni edificio che ha più di settant’anni, infatti, può ricevere un vincolo
storico-artistico per cui ogni necessita del benestare della Soprintendenza
stessa per essere attuato.
Una volta preservata l’esistenza dell’edificio, anche
sotto vincoli storici e sotto vincoli cimiteriali potrebbe essere adibito a
museo: a partire dalla Legge di Bilancio 2026, sono state introdotte delle
deroghe alla legge sulle fasce cimiteriali: secondo le nuove norme, infatti, la
fascia cimiteriale è derogata, con il beneplacito dell’ASL, per opere pubbliche
che non richiedono aumenti di volumetrie; il che renderebbe quindi
l’edificio, una volta ristrutturato, nelle condizioni perfette di poter essere
adibito a questo scopo.
Una carta di Libera Circolazione sulla
Ferrovia Alifana del 1936, appartenuta al mio bisnonno materno
La creazione di un museo storico sull’Alifana sarebbe
un vantaggio sicuro sia per Calvizzano che per Mugnano, poiché sarebbe
un attrattore turistico, e permetterebbe un ritorno economico sul
territorio. La presenza di questa testimonianza, inoltre, sarebbe anche un forte
simbolo politico, dato che permetterebbe più che mai di poter evidenziare
quali sono le condizioni attuali del TPL in zona, e potrebbe essere la spinta
anche per sensibilizzare la politica e, perché no, anche la popolazione locale per
ricreare, oggi che c’è più che mai bisogno, un TPL di massa in zona; dopo
tentativi falliti o ancora inattuati (come il MicroMetrò e la Gronda Ovest).
Sarebbe un’opera, inoltre, che potrebbe essere fatta in collaborazione con
altri enti, da Città Metropolitana, a EAV, alle associazioni civiche che
potrebbero gestirla e pubblicizzarla.
Speriamo quindi che la politica e le istituzioni, ma
anche le associazioni civiche, si attivino per preservare questo edificio e per
chiedere la sua trasformazione in museo: una memoria del passato, che
potrebbe essere uno slancio per il futuro.
Gianpaolo Cacciapuoti