San Pietro, il kilometro quadrato di storia e archeologia. Guida completa a tutti i luoghi d’interesse della frazione di Calvizzano

 

La frazione di San Pietro, con il suo 1,15km2, è l’unica frazione di Calvizzano. Attualmente zona prettamente agricola, la sua area però non è brulla come ci si possa aspettare, al contrario è ricchissima di storia e archeologia. Un posto dove convivono le prime radici della storia di Calvizzano, i percorsi naturali e la storia contadina del paese.

Vediamo quindi passo passo quali sono i luoghi d’interesse finora scoperti e presenti in zona.

Reperti archeologici


In alto, i reperti archeologici; in basso, le aree di interesse e di vincolo archeologico secondo il PUC

Partiamo subito con la categoria più stimolante, quella dei reperti archeologici: diverse sono state le scoperte archeologiche fatte nel tempo a Calvizzano e, se unite, rendono quale sia la vera importanza storica dell’area di San Pietro. Per questo motivo, è bene suddividerlo in un elenco:

1)       Tombe osco-sannite

Nel 2023, in concomitanza con la scoperta della tomba del Cerbero a Giugliano, nei pressi dell’area della Masseria Furoli fu ritrovata dalla Soprintendenza una necropoli risalente al IV-III secolo avanti Cristo a.C. e ascrivibile alla civiltà osco-sannita in Campania: le sepolture, infatti, erano a "cassa" realizzate con lastroni di tufo giallo napoletano e in una varietà di forme.
In foto, una tomba a forma “bisoma” a doppio letto.

A queste, potrebbero aggiungersi, se le voci fossero confermate, altre tombe di età molto simile.

2)       Area della Chiesa di San Pietro

                                                       Il muretto in via Monsignor Cavallo

La chiesa attuale di San Pietro risale al 1656, ma si sa che già nel Medioevo quest’area vide svilupparsi una comunità proprio attorno a questa chiesa, dove gli abitanti vennero a rifugiarsi per fuggire dalla peste che colpì i centri abitati di tutta Europa.
Secondo membri del Gruppo Archeologico Chianese, l’area della Chiesa di San Pietro potrebbe avere però addirittura un’origine romana: un muretto posto nei pressi di via Monsignor Cavallo, a delimitazione di un terreno, potrebbe infatti avere un’origine antica, e potrebbe indicare la presenza in zona di un’area di sosta per cavalli. Una cosa coerente con il fatto che la strada di San Pietro fosse, come da più fonti affermato, una diramazione della via Consolare Campana.

3)       Resti romani in zona Chiavettieri

Nei pressi della zona della Masseria Chiavettieri, una masseria di origine romana che si trovava proprio nei pressi dell’Alveo Fossa del Carmine e quindi del più antico percorso romano, è possibile visionare ancora integri le origini architettoniche romane della zona, con pareti in opus reticolatum interrate in parte nel terreno su cui oggi appoggiano le costruzioni più moderne.
Assieme a ciò, è possibile vedere una fornace che pare anch’essa risalire all’epoca romana.

Poco più avanti, sempre in zona Chiavettieri-Cecere, poco distante dall’attuale Centro di Raccolta rifiuti, furono ritrovati resti nei pressi del Vallone probabilmente già scoperti in passato dal Chianese e da don Raffaele Galiero. Sono stati trovati infatti stratigrafie archeologiche che hanno portato alla luce una cisterna romana e dei resti murari d’epoca.


4)       Strada romana in via Pietro Calamandrei

Spostandoci più verso Villaricca-Qualiano, nei pressi del vecchio deposito di benzina oggi in disuso fu ritrovata nel 2011, grazie a dei lavori al collettore fognario, il tracciato di epoca romana. Oggi, purtroppo, quel tracciato è stato nuovamente interrato.

5)       Area archeologica Arcangelo-Petrusciano


Concludiamo con il definire due aree di interesse archeologico: la prima è quella della cosiddetta area “Arcangelo-Petrusciano”, perché definita in aree di terreno appartenenti un tempo a quella masseria.
L’area è definita nel vecchio PRG del 1982, indicata a penna come “Vincolo L. 431/85” (la cosiddetta “Legge Galasso”).
Qui già negli anni ’30 don Raffaele Galiero ritrovò dei reperti archeologici; reperti che poi furono da egli custoditi fino alla morte, passati poi alla sua perpetua e solo nel 1990 furono requisiti dai Carabinieri e posti nel deposito del Museo Archeologico di Napoli.

Notizia sul ritrovamento dei reperti archeologici, L’Unità, 23 febbraio 1990, pag. 6. Fonte https://web.archive.org/web/20240409130533/https://archivio.unita.news/assets/main/1990/02/23/page_006.pdf 

[LINK VIDEO REPERTI ARCHEOLOGICI https://www.youtube.com/watch?v=j_BJTRyJINA ]

I reperti ritrovati a casa della perpetua, mostrati dal Maresciallo Capo dei Carabinieri Ilaria Marini. È possibile vedere la presentazione completa al link https://youtu.be/lPS9HoruDe8?t=2236

6)       Area interesse archeologico ingresso San Pietro


Passiamo quindi alle masserie, la testimonianza storica di come la zona di San Pietro sia abitata da tempi antichi.

Le aree di masseria ancora oggi visibili sono tre: Masseria Furoli, Masseria Chiavettieri e Masseria Arcangelo-Petrusciano.

La masseria Furoli, come detto in precedenza, è un’area dalla ricca storia archeologica, come testimoniano i resti osco-sanniti ritrovati qui in zona.
L’area della masseria si estende fino ai confini con via Adda, a Marano; e per questo la strada che attraversa la masseria, chiamata appunto strada Furoli, è stata inserita nel PUC come strada da urbanizzare per creare un collegamento tra San Pietro e Marano.

PUC, Tavola 15: sulla destra, la strada Furoli che attraversa l’area della masseria e raggiunge via Adda

L’area, per la sua vastità e per i ritrovamenti presenti, potrebbe non solo essere un’area da valorizzare archeologicamente, ma potrebbe essere anche un posto ideale per creare un’area verde, un “polmone” con cui poter preservare l’ambiente.

L’area nei pressi della masseria Furoli potrebbe essere ad esempio adoperata per un’area boschiva di tre ettari. Con la presenza anche di scavi archeologici sarebbe un attrattore turistico molto interessante

La masseria Chiavettieri, invece, è la masseria più antica e tristemente andata in parte perduta; ma le sue zone ancora oggi ci testimoniano come detto il periodo romano della zona di Calvizzano.

La masseria Arcangelo-Petrusciano, infine, è la masseria più vicina alle aree oggi abitate della frazione. Le sue condizioni oggi sono precarie, e il corpo principale della masseria oggi è addirittura in vendita.

L’annuncio di vendita della masseria, fonte https://www.subito.it/terreni-e-rustici/rustico-a-calvizzano-na-napoli-635898143.htm

Aree storiche


L’area di San Pietro presenta anche delle aree storiche da poter visitare e osservare, ovvero la Chiesa di San Pietro e il ponte borbonico.

La Chiesa di San Pietro fu eretta prima del 1336, come testimonia un documento della Biblioteca apostolica vaticana. Il nome della chiesa deriva dalla via Antica Consolare Campana, di cui è ricordato storicamente il passaggio di San Pietro da Napoli a Roma. L'attuale chiesa risale al 1656, anno della peste che colpì anche Calvizzano. A navata unica, al suo interno presenta immagini votive dedicate a San Pietro (raffigurato con le chiavi del Paradiso), alla Madonna delle Grazie e a San Paolo. Nel 1990, fu effettuata un'analisi infrarossi dell'abside, scoprendo l'esistenza sotto le attuali immagini dipinte sull'abside un affresco, rappresentante la Madonna col bambino e con San Pietro e San Paolo ai lati. Sono presenti anche due epigrafi dedicati ai fanciulli e alle sorelle morti "CONDITORIUM INFANTIUM" (cioè durante l'infanzia).

Nel 1955, su sollecitazione del cardinale Marcello Mimmi, fu sostituito il fatiscente soffitto ligneo, sostituito da uno intonacato, e la pavimentazione, sostituendo quella di pietra con delle mattonelle. Un'altra ristrutturazione avvenne nel 1971, quando la chiesa fu dotata dell'impianto elettrico, l'altare fu posto a favore dei fedeli astanti e venne intonacata con delle granigliate. La chiesa presentava un cimitero sottostante, chiuso con la ristrutturazione del 1971 per volontà del parroco locale (ai sepolti furono dedicati gli epigrafi). Presentava anche dei locali adiacenti, tra cui "la casetta dell'Eremita Fra Massimo", che ospitava anziani e bisognosi (abbandonata nel 1971); ma furono abbandonati e demoliti con gli anni perché fatiscenti e inagibili.

                                                  Chiesa di San Pietro. Fonte Wikipedia

Il ponte borbonico, invece, è un ponte costruito dai Borbone per il passaggio da Calvizzano a Marano. Nell’ambito della messa in sicurezza dell’alveo Fossa del Carmine, è stato anche ristrutturato; e questo lo renderebbe altamente fruibile per passeggiate turistiche e di trekking, anche e soprattutto per poter osservare l’alveo.

                                     Il ponte borbonico, visto dall’alveo Fossa del Carmine

Aree naturalistiche

Arriviamo infine alle aree naturalistiche presenti, che si sostanziano nell’alveo Fossa del Carmine.

Il tratto calvizzanese dell’alveo, che origina a Marano in zona San Rocco, è sicuramente molto suggestivo: come si è potuto intuire finora, infatti, è ricco di testimonianze di epoca romana, era sicuramente attraversato come strada ed era parte della diramazione dell’Antica Consolare Campana (motivo per cui il suo perimetro, fino al ponte borbonico, è indicato tra le aree ad interesse archeologico nel PUC).

Il suo percorso quindi unisce archeologia e natura; e con la messa in sicurezza fatta pochi anni orsono è stato anche rivalutato e idrogeologicamente ben irregimentato.
Tra i resti della Masseria Chiavettieri, quelli della zona Cecere, il ponte borbonico e la natura che lo costeggia, è quindi un ottimo punto da dover valorizzare non solo per fini strutturali (la sua messa in sicurezza è ancora incompleta nel tratto maranese), ma anche per fini turistici.

In conclusione, questo chilometro quadrato rappresenta un’autentica miniera d’oro per la cultura e l’identità di Calvizzano: un territorio oggi inascoltato, ma capace di raccontare la storia preistorica, romana e contadina del paese, una storia tutt’altro che secondaria, anzi profondamente intrecciata e radicata in quella del centro abitato.

Oggi quest’area giace in attesa di una sua rivalutazione e non possiamo che augurarci che il suo tesoro, finora nascosto, venga finalmente portato alla luce. Perché ciò avvenga, però, sono necessari interesse politico e programmazione economica: la seconda, infatti, non può esistere senza la prima. Ci auguriamo quindi che chiunque si accingerà a governare il paese ne tenga conto.

Gianpaolo Cacciapuoti













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