Nuove informazioni sulla storia del Cimitero di Mugnano-Calvizzano: i terreni furono acquisiti dal principe Capece Zurlo, non dai Vulpes? Storia e riepilogo della sua fondazione
Il cimitero di Mugnano-Calvizzano, 2014.
Fonte https://web.archive.org/web/20150607132009/https://www.consorziocimiterialemugnanocalvizzano.it/
Dalla relazione del Ministero della Cultura su Villa
Vulpes si denota un dettaglio importante: come riportato anche dalla targa
presente dal 1870 all’ingresso della villa, Villa Vulpes e i terreni
compresi furono acquistati dal Cav. Dott. Benedetto Vulpes solo nel 1841; e
questo cambia in modo decisivo la storia della creazione del cimitero di
Mugnano-Calvizzano. Facciamo quindi un riassunto della storia della sua
fondazione; usufruendo non solo di queste informazioni, ma anche di quanto
hanno raccontato il prof. Carmine Cecere, con il suo blog Mugnano Storia,
e Luigi Di Maro con il suo libro “Calvizzano Ieri e Oggi – Sprazzi di
storia” del 1988.
Tutto ha inizio nel 1804: il 23 giugno
Napoleone emana l’Editto di Saint-Cloud, dal comune alle porte di
Parigi dove l’imperatore firmò l’editto.
La legge, composta da ventisette punti raccolti sotto cinque titoli, stabiliva
che le tombe venissero poste al di fuori delle mura cittadine, in
cimiteri posti tra i trentacinque e i quaranta metri di distanza dall'abitato. Per
tutti i defunti erano previste fosse individuali, che sarebbero state
svuotate dopo cinque anni per fare spazio a nuove sepolture. Su ogni tomba
era possibile apporre segni distintivi per riconoscere il defunto, mentre,
previo pagamento, si poteva ottenere una sepoltura permanente.
Questa legge permetteva innanzitutto di evitare un
problema igienico dovuto alle esalazioni dei corpi, e poneva tutti
equamente allo stesso livello al momento della loro dipartita, una cosa
prima era quanto mai differente in base al ceto sociale ed economico (spesso e
volentieri i più poveri finivano in fosse comuni). Inoltre, questo
poneva sotto il controllo dello Stato, e non più della Chiesa, la sepoltura
dei corpi, che prima avveniva sotto il pavimento delle chiese.
Dopo la Restaurazione del 1815, la legge fu adottata
anche dal Regno delle Due Sicilie l’11 marzo 1817, a firma Ferdinando I
di Borbone; che obbligava la costruzione di cimiteri a tutti i comuni
https://www.giovannilaurenza.com/uploads/9/3/7/6/9376624/leggi_decreti_e_rescritti_reali.pdf
A seguito di questa legge, nacque il Consorzio
cimiteriale tra Mugnano a Capodimonte (ovvero Mugnano di Napoli)
e Calvizzano: essendo i due comuni piccoli e vicini si unirono
per creare un cimitero comune.
Il luogo deciso per creare il cimitero fu una zona intermedia tra Calvizzano e
Mugnano, ovvero la zona in contrada Monaco, chiamata così perché
vi era una masseria afferente alle proprietà dell’Ordine ecclesiastico di
San Pietro ad Aram di Napoli.
Basilica di San Pietro ad Aram, Napoli.
Fonte Wikipedia
L’area era un’area prettamente rurale dove era
presente una chiesetta dedicata a Sant’Anna nei pressi della masseria.
Agli inizi dell’Ottocento la contrada fu acquistata dal Principe Giovanni
Antonio Capece Zurlo (Mugnano di Napoli, 24/01/1775 – Napoli, quart.
San Ferdinando, 12/07/1859), quinto Principe dei Capece Zurlo dal 1801.
Il Principe Capece Zurlo aveva di proprietà del palazzo Zurlo-Capasso,
sito a Mugnano vicino il Palazzo Comunale, nei pressi della chiesa di Santa
Maria Assunta.
Palazzo Zurlo-Capasso. Fonte Apple Maps
Lungo quindi quella che era la strada vicinale che dal
casale di Calvizzano portava all’ingresso di Mugnano, nel 1821 fu ottenuto dal
principe Capece Zurlo il terreno e furono iniziati i lavori per la costruzione
del cimitero.
Nel 1829, i lavori ebbero una battuta d’arresto: il 12 dicembre 1828,
con il Regio Decreto n.98, il Re Ferdinando I permise la costruzione, per i
comuni in difficoltà, di cimiteri nei pressi di chiese rurali. Questo
permesso mise sostanzialmente in dubbio il consorzio cimiteriale, con Mugnano e
Calvizzano pronti a scioglierlo per costruire il proprio cimitero comunale
diviso. Mugnano aveva intenzione di costruirlo nei pressi della Chiesa di
San Giovanni, in località Carpignano; mentre Calvizzano voleva costruirlo
nei pressi della Chiesa di San Giacomo, abbandonata da pochi anni per inagibilità
(usata in epoca murattiana come distaccamento militare e dove, ironicamente,
ebbero sepoltura dei soldati francesi… Avrebbero potuto essere i primi sepolti
del Cimitero di Calvizzano, prima ancora della sua fondazione!).
In alto, la Chiesa di San Giovanni a
Carpignano, Mugnano. In basso, la chiesa di San Giacomo ritratta nella seconda
metà dell’Ottocento
Questa notizia non fu accolta in modo favorevole dalla
popolazione, che arrivarono a protestare alle autorità della Provincia di
Napoli. La motivazione era addotta soprattutto a Mugnano all’eccessiva
vicinanza al centro abitato (Carpignano era il centro più antico di
Mugnano, e da lì si formò il centro di Munianum, dal latino munio,
mura, come gli argini alti del canale che delimitava la zona), e la presenza
del canale naturale che storicamente fungeva da collettore delle acque
piovane dai Camaldoli e spesso per questo straripava e allagava;
causando quindi il doppio rischio di non avere un cimitero abbastanza lontano,
vanificando l’azione igienica dai miasmi, e il rischio di trovare il cimitero e
i suoi sepolti allagati e trasportati dovunque dalle acque piovane.
La scelta di fare cimiteri separati fu quindi
accantonata, e i lavori proseguirono fino al luglio 1835, quando
la ditta “G. Maiuri” consegnò l’opera al Comune di Mugnano. Terminata la parte
infrastrutturale, però, si inciampò su quella economica: il municipio di
Mugnano infatti non disponeva dei 300 ducati (8kg circa d’argento in
monete) per pagare i lavori sull’unghia, e chiese alla ditta di
poter dilazionare nel corso dell’anno il pagamento. La ditta però si rivolse
all’Intendente della Provincia di Napoli (ovvero l’attuale Prefetto di Napoli),
Comm. Antonio Sancio, per far valere le proprie ragioni.
Il cimitero cominciò rapidamente a riempirsi, complice
forse anche l’epidemia di colera che colpì il Regno delle Due Sicilie tra il
1836 e il 1837.
Già nel 1842 il Consorzio dovette espandere il cimitero: nel
frattempo, le proprietà del principe Capece Zurlo, che venivano usate come
tenuta di campagna, furono acquistate nel 1841 dal Cavaliere Benedetto
Vulpes, che trasformarono la masseria rurale in una villa, ancora oggi
denominata Villa Vulpes.
Al nuovo proprietario della contrada Monaco, dunque, il Consorzio
cimiteriale chiese la cessione di 2 moggia e 7 quarte (1,26 ettari circa) per
allargare il Cimitero.
La strada per raggiungere il cimitero, al tempo, era
una via vicinale in terra battuta, molto stretta e soprattutto passante per la
proprietà dei Vulpes. Nel 1884, per renderne più comodo l’attraversamento, fu
allargata, e nel 1892 fu ricoperta di brecciolino. Non è dato sapere quando la
strada è divenuta di proprietà pubblica: la strada oggi denominata via
Mugnano-Calvizzano in talune mappe è indicata anche come “Strada Provinciale
Mugnano-Calvizzano”, come la mappa di Villa Vulpes risalente al 1962 ritrovata
da Davide Fabris. Questo fa supporre che, prima della proprietà comunale,
subentrò una proprietà provinciale detenuta fino a tempi relativamente recenti.
La mappa di Villa Vulpes trovata da Davide
Fabris, del 1962. In rosso, Villa Vulpes; si noti che la strada è denominata
“Strada provinciale Mugnano-Calvizzano”
I lavori fatti a fine Ottocento fanno presupporre che in quel periodo ne avvenne l’acquisizione; tuttavia vi sono foto dell’ingresso della via del periodo anche post-guerra che mostravano le colonne di tufo e piperno a costeggiare l’ingresso con sopra la scritta “Villa Vulpes”.
L’ingresso della strada a inizio anni 50’.
Sullo sfondo, si noti il Tram 60 delle Tranvie di Capodimonte, abolite nel
1960, con la fermata presente dove si trova attualmente la pompa di benzina
(che si trova su terreno di proprietà comunale, secondo il Catasto dell’AdE)
Come si può notare da questa foto, la presenza di
queste colonne, il muro perimetrale e, sul muro appena dopo la colonna, la
presenza di una porta di servizio in ferro che dà verso il cortile interno
della villa fa presagire ancora un uso “privato” della via che si è
protratto almeno al periodo successivo al suo allargamento (delineato dalle
colonne stesse, che quindi non possono che essere state fatte in quel periodo).
Oggi le colonne sono ancora presenti, ma paiono non
essere non più le stesse: non vi è più presente nulla in cima, e il
capitello delle due colonne è più semplice; inoltre è scomparsa la scritta “Villa
Vulpes” (probabilmente a seguito dell’acquisizione pubblica della via). Non
ci è dato sapere il motivo del mantenimento di queste colonne, la cui rimozione
(o spostamento) permetterebbe ad allargare ulteriormente la strada o
soprattutto a dotarla di una sede pedonale in ingresso (che, per il
collegamento con il cimitero, sarebbe più che necessario).
L’ingresso della strada oggi. Come si può
notare, le colonne sono differenti (quella visibile è esemplificativa), una
parte della proprietà è diventato un altro palazzo e la porticina in ferro che
dava verso il cortile interno è stata murata. Fonte Apple Maps
Ultima infrastruttura di cui è stato dotato il
cimitero è stato il parcheggio, che è stato aperto tra il 2003 e il
2004. Gli ultimi ampliamenti del cimitero sono avvenuti nel 2012 e nel
2017.
Il parcheggio del cimitero. Fonte Apple
Maps