Murales, il nostro punto di vista non muta

                                                  

I lettori del nostro blog sanno bene, poiché affrontiamo spesso questo argomento,(qualcuno magari si sarà pure scocciato di leggere sempre le stesse cose), che gli ombrelli colorati di via Diaz (sostituiti poi da una struttura artistica che non va montata e smontata periodicamente, come è accaduto per gli ombrelli), le panchine letterarie e i murales, sono deliziose idee, tra l’altro già sperimentate con buoni risultati in città e paesi dell’Europa e dell’Italia. Inizialmente, hanno dato un buon rientro di immagine a Calvizzano, ma unicamente mediatico, poiché non avrebbero arrecato i vantaggi prospettati al commercio locale che continua a soffrire. Sui social, ogni volta che il sindaco ha annunciato una nuova panchina o un nuovo murales, hanno abbondato i like, mentre gli ombrelli in via Diaz, solo inizialmente hanno destato la curiosità di tante persone che sono venute nel nostro paese per osservarli da vicino. Ma, per lo sviluppo del territorio, sempre secondo il nostro punto di vista, occorre ben altro. Di spunti ne abbiamo forniti a iosa, ma non siamo mai stati presi in considerazione.

Ripetiamo, inoltre, un concetto, onde evitare che qualcuno, per sua convenienza, possa ancora una volta fraintendere ciò che scriviamo: non siamo contrari a tutto ciò che è bellezza, cultura, decoro, ma  "lo scopo nobile, mutuando le parole di Gennaro Ricciardiello, deve essere quello identitario, cioè fare in modo che la comunità calvizzanese possa riconoscersi in radici comuni", e nel nostro paese ve ne sono tante.

I murales dedicati alla Rivoluzione Partenopea (la battaglia del canale di Procida raffigurata sulla facciata del Municipio) e alla cattura dell’ammiraglio Caracciolo (muro angolo corso Mirabelli-via Pietro Nenni), sono un esempio.


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