“Io, Simone e Maradona”: il racconto breve che è valso l’encomio a Zapparella, con recensione

 

Giorgio, Simone e il murale di Maradona

Si tratta di un racconto breve ma intenso, capace di emozionare e di trasmettere valori importanti: il coraggio, la resilienza, l’amore per le proprie radici e il potere dei sogni. Una dedica riuscita, che parla tanto agli adulti quanto ai bambini. Premio ben meritato

Io, Simone e Maradona

La vita ha creato i buoni e i cattivi, e spesso mi piace raccontare a mio figlio di come si diventa eroi, di come si può cadere e di come sia importante sempre alzarsi e lottare. La vita è un campo di calcio. “Papà ma chi era Maradona?” “Maradona era il più umano degli Dei.” “La conosci la sua storia?” “Certo, vuoi che te la racconti?” “Sì per favore!” “C’era una volta una città, si chiamava Partenope, era martoriata e umiliata da altri borghi, gli abitanti erano presi dalla disperazione e dai problemi, nonostante la musica del luogo e le boccate d’aria rilasciate dal Vesuvio, sembrava non vi fosse via di uscita. Un giorno Dio, scrutando dalla finestra del paradiso, notò dei giovani ragazzi giocare a calcio tra le vie della città. La palla che utilizzavano era consumata e aveva un foro e non possedevano nemmeno una porta per segnare; allora decise di dar vita a qualcosa di straordinario, un uomo che fosse dotato di un piede sinistro magico, proprio a lui, decise di donare un pallone Divino e un cuore umano e lo lasciò tra le strade di Partenope.” “Papà, ma quindi la sua bravura era dovuta al pallone che gli era stato donato da Dio?” “No. La sua bravura era frutto del cuore immenso che aveva. Maradona con il suo pallone riuscì a combattere i pregiudizi che tutti avevano verso Partenope. Grazie a lui la sua squadra divenne la più forte del mondo. L’invidia era molta e quindi alcune persone cattive crearono un arma per distruggerlo, gli fecero respirare della polvere bianca e proprio con quella rischiò di perdere i suoi poteri, cercarono di creare nuovi eroi con la speranza che Maradona venisse dimenticato. Partenope però non poteva dimenticare quell’uomo, il legame che avevano era indissolubile, quel piccolo uomo, che con solo un pallone era riuscito a riscattare una così vasta popolazione, non poteva in alcun modo essere dimenticato” “Allora, cosa accadde?” “ Dio lo chiamò a sé per far sì che gli venisse restituito, non solo il pallone ma anche quel cuore che ormai aveva cessato di battere. Ora Maradona gioca nel cielo palleggiando con le nuvole.” “Papà ma Maradona era reale?” “Maradona sarà reale ed esisterà, finché ci saranno i bambini che giocano a calcio.” “Papà promettimi, che quando potremo uscire, mi comprerai un pallone e mi insegnerai a giocare a calcio, anche io voglio essere come lui e difendere Partenope…” “Si, certo che te lo comprerò.” “Papà io voglio bene a Maradona!” ● “Lo so, gliene voglio anch’io”.

La recensione

Il più umano degli Dei: quando il mito diventa racconto per crescere

Il racconto “Io, Simone e Maradona” è una breve fiaba moderna che riesce a fondere con delicatezza il mito sportivo con il legame profondo tra padre e figlio. Al centro della narrazione c’è la figura di Diego Armando Maradona, trasformata in una sorta di eroe epico, quasi divino ma profondamente umano, capace di incarnare sogni, cadute e redenzione. Il testo colpisce per la sua semplicità espressiva, che però non è banalità: il linguaggio è accessibile, quasi orale, costruito come un dialogo intimo che rende il lettore spettatore di un momento familiare autentico. La metafora della vita come campo di calcio funziona bene e attraversa l’intero racconto, dando coerenza e profondità al messaggio educativo.

Molto efficace è la rappresentazione di “Partenope”, simbolo evidente di Napoli, descritta come una città ferita ma viva, che trova nel suo eroe un’occasione di riscatto. Qui il racconto assume anche una dimensione sociale: Maradona non è solo un campione, ma un catalizzatore di speranza per un popolo.

Particolarmente toccante è il passaggio sulla “polvere bianca”, trattato con delicatezza ma senza nascondere la caduta dell’eroe. Questo elemento aggiunge complessità al personaggio e rafforza il messaggio centrale: non è la perfezione a rendere qualcuno un mito, ma la capacità di rialzarsi e lasciare un segno.

Il finale è poetico e circolare: Maradona che “palleggia con le nuvole” restituisce un’immagine quasi infantile, ma carica di significato. Ancora più potente è la chiusura, dove si afferma che continuerà a esistere finché ci saranno bambini che giocano a calcio, una frase che eleva il racconto da semplice narrazione a riflessione universale sulla memoria e sull’eredità.

In sintesi, si tratta di un racconto breve ma intenso, capace di emozionare e di trasmettere valori importanti: il coraggio, la resilienza, l’amore per le proprie radici e il potere dei sogni. Una dedica riuscita, che parla tanto agli adulti quanto ai bambini.

 

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