Il ricordo che resta: Alberto Ferrero, giornalista e scrittore che vive nella memoria di chi lo ha conosciuto
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| Alberto con sua mamma Silvana Cuomo |
A volte basta un’immagine per far riaffiorare un mondo
intero di ricordi. È quello che è accaduto ieri, quando su Facebook è comparsa
la nuova immagine del profilo di Silvana Cuomo accompagnata da una frase
semplice ma carica di nostalgia: “quando eravamo al completo”. Parole che
riportano alla memoria il volto e la storia di suo figlio, Alberto Ferrero,
scomparso ormai nove anni fa ma ancora vivo nel ricordo di chi lo ha conosciuto
e apprezzato.
Alberto Ferrero, figlio di Silvana Cuomo e Mariano
Ferrero, era un giornalista e uno scrittore appassionato. Originario di Marano,
dove era cresciuto in via Baracca, aveva costruito negli anni un percorso umano
e professionale ricco di interessi e di sensibilità culturale. La sua vita,
però, si è spezzata troppo presto: un tumore al cervello lo ha portato via a
soli 41 anni.
Da alcuni anni viveva a Rho, in provincia di Milano,
dove insegnava all’Istituto IPSCT “E. Lombardini”. Era sposato con Teresa
Mallardo, originaria di Mugnano. Una comunità intera si strinse attorno alla
famiglia nel giorno dell’ultimo saluto, celebrato nella chiesa del Beato Nunzio
Sulprizio in via Crispi a Mugnano. Successivamente, i suoi resti furono cremati
nel nuovo impianto di Domicella, in provincia di Avellino.
Oltre all’attività di insegnante, Alberto coltivava
con passione il giornalismo. Aveva scritto diversi articoli per il noto
quotidiano Il Mattino e collaborato con varie testate locali, tra cui L’Attesa
di Marano. La sua curiosità intellettuale lo portò anche alla scrittura di un
libro che suscitò notevole interesse: “Manuale dei fantasmi napoletani –
tipologia e testimonianze del soprannaturale partenopeo”, pubblicato
dalla casa editrice Boopen. Un’opera originale che apriva una porta sul mondo
misterioso e affascinante delle tradizioni partenopee, catalogando e
raccontando storie di presenze e leggende con il rigore di un’indagine storica.
Un viaggio tra storia e folklore capace di lasciare nel lettore anche più
scettico quel dubbio tipicamente napoletano: “Non è vero, ma ci credo”.
La sua dipartita suscitò una profonda ondata di
solidarietà. In memoria di Alberto fu organizzata una raccolta fondi destinata
all’Istituto per tumori “Carlo Besta” di Milano, dove era stato seguito durante
la malattia. I dirigenti dell’istituto scrissero una toccante lettera ai suoi
genitori per ringraziarli: nella missiva sottolineavano come la rete di affetto
e stima nata attorno al suo ricordo fosse la testimonianza più autentica di una
vita che continua attraverso il bene lasciato negli altri.
Parole semplici ma piene di significato che ricordano
quanto la sua figura abbia lasciato un segno. Anche sui social, negli anni, non
sono mancati messaggi di affetto. Una sua amica scrisse: “sono sicura che
Alberto sta qui da qualche parte. Forse nel primo raggio di luce quando spunta
il giorno, forse nell’odore delle rose che il mese di maggio fa sbocciare. Devi
essere qua, per forza. Ti voglio bene”.
A distanza di nove anni, il ricordo di Alberto Ferrero
continua a vivere nella memoria della sua famiglia, degli amici, dei colleghi e
dei lettori che hanno incontrato le sue parole. Perché alcune persone, anche
quando non ci sono più, continuano a raccontare la loro storia attraverso ciò
che hanno lasciato: l’amicizia, la cultura, la passione per la scrittura e
l’impronta gentile della loro umanità.
