In questi giorni sento il dovere di chiarire una cosa
ai lettori di Calvizzanoweb: questo non è un appello alla compassione, né il
tentativo di indossare i panni della vittima per raccogliere consensi. È
semplicemente un atto di trasparenza.
Sto affrontando alcuni problemi di salute che mi
impongono di ridurre drasticamente le ore trascorse alla scrivania. Per qualche
settimana, mi è stato addirittura consigliato di evitarla del tutto.
Un’indicazione difficile da rispettare pienamente, perché l’impegno verso chi
ci legge è forte, ma che devo necessariamente prendere sul serio. Potrebbe
quindi esserci una riduzione delle pubblicazioni: è corretto dirlo prima, con
onestà.
Non scrivo per suscitare pietà. Non ne ho bisogno. Scrivo per rispetto verso una comunità che, nel tempo, ha scelto di informarsi attraverso un blog locale che opera in un contesto quasi “condominiale”, dove fare comunicazione libera e senza guardare in faccia a nessuno è diventato un esercizio sempre più complesso.
La comunicazione locale è tra i mestieri più difficili. Non garantisce ritorni economici, ma espone a critiche, attacchi personali, isolamento e, talvolta, minacce più o meno velate. Se critichi il potere politico, rischi di vederti chiudere le porte; se osi dissentire dall’opposizione, diventi automaticamente un servo, un venduto, un prezzolato. Se esprimi un giudizio su qualcuno, devi prepararti a ogni possibile reazione, anche la più scomposta.
In un territorio dove la cultura della critica fatica ad affermarsi e dove spesso prevalgono arroganza e prepotenza, fare informazione indipendente è una “missione impossibile”. E sì, a volte il pensiero di deporre le armi sfiora la mente, soprattutto quando si lavora per vocazione civica, senza tornaconto personale, con l’unico obiettivo di contribuire a migliorare il contesto in cui si vive.
Ma non è nella mia natura arrendermi.
C’è chi augura sofferenza, chi alimenta maldicenze, chi si accoda per convenienza. Fa parte del gioco, purtroppo. Io, invece, ho bisogno solo di recuperare pienamente la forma fisica e mentale per tornare a svolgere al meglio il mio ruolo di direttore, con lucidità e determinazione.
Se la salute mi assisterà, continuerò a fare ciò che ho sempre fatto: informare, senza sconti e senza padroni. Perché, come dice un vecchio detto napoletano: “O’ napulitan s’fa sicc’, ma nun mor!”
Non è vittimismo. È impegno. E quello, finché ne avrò la forza, non verrà meno.
Mi.Ro.
