Calvizzano, gli elogi a Mimmo Rosiello: tra critica, cultura e “partigianeria” civica. Gennaro Ricciardiello: “una manna dal cielo nel contesto locale”

 

Gennaro Ricciardiello: "l'imprenditore contadino"

A Calvizzano il dibattito sul ruolo dell’informazione locale torna ciclicamente al centro della scena. Al centro, ancora una volta, c’è il blogger Domenico “Mimmo” Rosiello, fondatore di Calvizzanoweb, figura divisiva ma capace, secondo i suoi sostenitori, di incidere profondamente nel tessuto civico cittadino.

Tra le voci più nette in sua difesa c’è quella di Gennaro Ricciardiello, già presidente dell’associazione Legalità Possibile e amministratore del gruppo Agorà Calvizzano. In un intervento riproposto alcuni anni fa, Ricciardiello ha tracciato un ritratto schietto del blogger, e, sentendolo in questi giorni, non ha cambiato idea: “permaloso, logorroico, egocentrico”, ma al tempo stesso animato da un iperattivismo che, nel saldo tra pregi e difetti, rappresenterebbe un valore aggiunto per la comunità.

Il punto centrale dell’elogio è chiaro: in un contesto spesso accusato di apatia e scarso spirito critico, la voce di Domenico Rosiello avrebbe rappresentato, secondo Ricciardiello, “una manna dal cielo”.

Il merito principale attribuitogli è quello di aver esercitato, con documentazione e continuità, una funzione di controllo e critica nei confronti del potere esecutivo locale, rompendo quella che viene descritta come una tradizione di “quieto vivere” e battimani accondiscendenti.

Un ruolo non solo politico ma anche culturale: Rosiello viene accreditato di aver promosso storie, personaggi e memorie del territorio, contribuendo a costruire un embrione di polo culturale e a stimolare un senso di appartenenza collettiva.

Il tema della “partigianeria”

Uno dei punti più discussi riguarda la presunta partigianeria del blogger. Ricciardiello ribalta l’accusa: parteggiare non sarebbe un difetto in sé, ma una scelta da valutare in base all’interesse perseguito, privato o collettivo.

A sostegno di questa visione viene richiamato un celebre testo di Antonio Gramsci, “Odio gli indifferenti” (1917), in cui l’autore esalta l’impegno civico contro l’apatia sociale. Un riferimento che rafforza l’idea di una partecipazione attiva come dovere morale del cittadino.

Quanti la pensano così? La domanda resta aperta: quanti, oggi, condividono questa lettura?

Nel panorama locale le posizioni sono articolate. Accanto ai detrattori, che contestano metodi e toni, esiste una fascia di cittadini che riconosce a Rosiello il merito di aver acceso riflettori su questioni spesso trascurate. Il fatto stesso che il dibattito si riaccenda periodicamente testimonia una presenza non irrilevante nel confronto pubblico.

Il caso calvizzanese ripropone un tema più ampio: quale deve essere il ruolo dell’informazione civica nei piccoli comuni? Voce critica, promotrice culturale, sentinella del potere o tutte queste cose insieme?

Di certo, al di là dei giudizi personali, il confronto in atto dimostra che la partecipazione, anche quando conflittuale, è segno di vitalità democratica. E forse è proprio su questo terreno che si misura il valore di una comunità.

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