| Il murale dedicato a Beatrice Cenci (per osservarlo bene bisogna entrare dentro il cortile della media Polo) fu il primo di una lunga serie: venne inaugurato il 24 novembre 2022 |
Negli ultimi anni Calvizzano ha
puntato con decisione su interventi di riqualificazione urbana legati
all’impatto visivo: murales, installazioni artistiche, panchine tematiche.
Iniziative che, almeno inizialmente, hanno attirato curiosità, generato consenso
sui social e acceso i riflettori mediatici sul territorio. Un risultato non
trascurabile, ma che, alla prova dei fatti, si è rivelato più effimero che
strutturale. Il nodo centrale resta sempre lo stesso: queste operazioni hanno
davvero prodotto benefici concreti e duraturi per la comunità? La risposta,
osservando la realtà quotidiana del paese, appare quantomeno dubbia. Il
commercio locale continua a soffrire, i flussi di visitatori non si sono
consolidati nel tempo e molte delle opere realizzate mostrano già segni
evidenti di degrado.
Il riconoscimento di “Comune
d’Eccellenza”, ottenuto grazie a un progetto basato proprio su murales e street
art, si inserisce perfettamente in questo quadro. Un titolo prestigioso sul
piano formale, ma che non sembra aver inciso in maniera significativa sulla
qualità della vita dei cittadini. Più che un punto di arrivo, appare come
un’operazione d’immagine, priva di ricadute sostanziali.
Eppure, il problema non è la street
art in sé. Nessuno mette in discussione il valore della bellezza, del decoro
urbano o della cultura visiva. Il punto è un altro: senza una visione
strategica più ampia, questi interventi rischiano di restare episodi isolati,
incapaci di generare sviluppo. La vera sfida è costruire un’identità
territoriale forte, riconoscibile e condivisa, capace di tradursi in
opportunità economiche, sociali e culturali.
In questo contesto si inserisce la
prossima tornata amministrativa, che vedrà confrontarsi due figure già note
alla vita politica locale: da un lato l’ex sindaco Giacomo Pirozzi, dall’altro
Luciano Borrelli. Due possibili visioni che potrebbero segnare una continuità o
una discontinuità rispetto al recente passato.
Se dovesse prevalere la continuità
amministrativa, è lecito aspettarsi il proseguimento della linea già tracciata:
nuovi murales, nuove installazioni, nuove operazioni a forte impatto visivo.
Una scelta che potrebbe continuare a garantire visibilità, ma che rischia di
riproporre gli stessi limiti già emersi.
In caso contrario, un’eventuale
amministrazione guidata da Borrelli potrebbe rappresentare un punto di svolta.
La vera domanda, però, non è chi vincerà, ma quale modello di sviluppo verrà
adottato. Continuare a investire prevalentemente sull’immagine o fermarsi per
consolidare, restaurare e soprattutto ripensare?
Forse la strada più utile per il
territorio è proprio quella di una pausa ragionata: recuperare e valorizzare
ciò che già esiste, intervenire sul degrado, e parallelamente progettare nuovi
attrattori capaci di generare economia reale. Non semplici scenografie urbane,
ma iniziative strutturate, legate alla storia, all’identità e alle potenzialità
concrete del territorio.
Calvizzano non ha bisogno solo di essere “vista”, ma di essere vissuta. E per farlo serve una politica che vada oltre il consenso immediato, capace di trasformare l’estetica in sviluppo e la comunicazione in risultati tangibili.
La prossima amministrazione avrà dunque una responsabilità chiara: scegliere se proseguire sulla strada dell’apparenza o iniziare finalmente a costruire sostanza.