Benedetto Vulpes, un grande medico (1783-1855): da Pescocostanzo a Mugnano

Mugnano, Villa Vulpes: relazione storico-artistica

 

Villa Vulpes: quasi completata la ristrutturazione

Ministero per i Beni e le Attività Culturali

SOPRINTENDENZA PER I BENI ARCHITETTONICI ED IL PAESAGGIO E PER IL PATRIMONIO STORICO ARTISTICO E DEMOEINOANTROPOLOGICO DI NAPOLI E PROVINCIA

MUGNANO - Villa Vulpes

Via Mugnano-Calvizzano

RELAZIONE STORICO ARTISTICA

La Villa Vulpes, ubicata nella zona sud occidentale di Mugnano, al confine con il territorio comunale di Calvizzano, costituisce un interessante esempio di architettura residenziale della seconda metà dell'Ottocento, frutto di un'accurata trasformazione di un preesistente edificio a carattere prettamente rurale.

La struttura originaria risale almeno al XVIII secolo in quanto appare riportata già nella Topografia dell'Agro Napoletano, redatta nel 1793 dal geografo di corte G.A. Rizzi Zannoni.

Inoltre, pur non avendo notizie circa l'epoca esatta di costruzione dell'edificio originario. Se ne conosce la denominazione di "Masseria del Monaco", perché parte integrante del patrimonio ecclesiastico dei padri di S. Pietro ad Aram di Napoli. Infatti, nella sacra visita del giugno 1773, riferita alla chiesetta dedicata a S. Anna. che è ancora parte della villa, si dice: "Questa sa dentro la masseria dei Padri di S. Pietro ad Aram. Sta sconciamente ornata ed alcune volte si celebra la messa, come anche nei giorni feriali, secondo il necessario degli abitanti" [1].

Dai monaci venne ceduta. ai primi dell'Ottocento al principe Zurlo, proprietario dell'omonimo palazzo in via Chiesa, nel centro storico di Mugnano, che la utilizzò come tenuta di campagna.

Nel volume "Mugnano di Napoli fra storia e tradizione", [2] dello studioso locale Francesco Gargiulo, si legge che, la stessa piccola chiesa, fu benedetta nel 1842 dal parroco pro tempore di Mugnano, dietro permesso della Curia, il 10 maggio. La richiesta a riguardo era stata inoltrata dal cav. Don Benedetto Vulpes, che dal principe Zurlo aveva acquistata "detta chiesa una col latifondo. Non è consacrata, non vi sono indulgenze" [3].

II nuovo proprietario, Benedetto Vulpes, fa quindi consacrare la chiesa della tenuta agricola, un anno dopo l'acquisto, che era infatti avvento nel 1841, secondo quanto si apprende dalla targa commemorativa del 1870, posta all'ingresso della villa, dai due figli: Bernardo ed Innocenzio Vulpes, in omaggio alla memoria del padre.

Nella stessa targa si legge che l'edificio, originariamente destinato ad uso rurale per la coltivazione del fondo agricolo circostante, era stato trasformato in una "civile dimora" e che lo stesso fondo era stato anche ampliato con l'annessione di altre superfici di terreno.[4]

Da quanto si può ricostruire seguendo il filo tracciato dalle testimonianze raccolte nei

documenti ed attraverso le notizie desunte dalle targhe marmoree presenti nella stessa villa, si deduce che il principale artefice della trasformazione e dell'adattamento a dimora signorile di questo edificio è stato il più volte citato cav. Benedetto Vulpes, insigne medico e professore di Anatomia Umana e Patologia, nonché direttore della Clinica-Medica dell'Università di Napoli, nato a Pescocostanzo nel 1783 e morto a Napoli, nel 1855, dove risiedeva ed esplicava la sua attività.[5][6]

Nonostante la trasformazione della masseria in villa residenziale, l'edificio non cessa di essere il fulcro delle attività agricole che non saranno mai dismesse ed ancora oggi il territorio agricolo circostante costituisce il naturale contesto dell'edificio, che da tale condizione trae uno dei sui pregi più elevati.

La villa si sviluppa su due livelli: il piano terra, dove sono dislocati i locali di servizio, a carattere prettamente rurale, destinati alla produzione domestica, alla servitù e alle scuderie, alla manutenzione degli arnesi, al deposito ed alla trasformazione dei prodotti dei campi, ed un primo piano, dove sono concentrati gli ambienti più specificamente residenziali.

All'interno del cortile il prospetto della villa è sobrio: il motivo del basamento a bugnato liscio, presente sulla strada, è ripreso insieme a quello delle lesene che scandiscono il prospetto, al livello superiore, inquadrando così i tre vani balcone.

Superiormente l'edificio è definito da una copertura a tetto che si distacca dalla facciata mediante un elegante cornicione di coronamento.

La pavimentazione all'interno del cortile e negli androni di accesso è in pietra lavica, come quella che si trova all'interno dell'aia circolare; la restante superficie della corte. originariamente in terra battuta, si presenta oggi asfaltata.

Gli interni sono pavimentati in parte con "riggiole" (maioliche) con motivi geometrici policromi ed in parte con graniglie a motivi floreali di gusto liberty.

Per tutto quanto sopra illustrato, I' insieme della Villa Vulpes, con la corte, il giardino e l'area circostante del frutteto è un complesso architettonico di notevole interesse e meritevole di tutela.

 IL RELATORE

(Arch. Amalia Scielzo)

Visto

IL SOPRINTENDENTE

(arch. Enrico Guglielmo)

NOTE BIBLIOGRAFICHE

- Archivio Storico Diocesano - Fondo S. Visite - Visita Card. F. Giudice Caracciolo, 1835.vol 1, parte 2°, f. 21

- Francesco Gargiulo, "Mugnano di Napoli fra storia e lradizioni", ed. Ferraro, Napoli, 1982. p. 87.

- Archivio Storico Diocesano - Fondo S. Visite  - Visita Card.G. Sanfclice, 1881. vol. XXIV, f. 115.

- "Elogio funebre perle solenni esequie del professore Cav. Benedetto Vulpes, letto nella R. Arciconfraternita di S. Alfonso M.a dei Liguori nel dì 14 maggio 1855" - Napoli, Stamperia e Cartiera del Fibreno, 1855.

- La presente relazione si avvale anche del contributo di Davide Fabris e del prof. Alfio Fabris dell'Archeoclub d'Italia, delegazione "Munianum" che hanno raccolto una documentazione di supporto alla proposta di vincolo.

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[1] Archivio Storico Diocesano - Fondo S. Visite - Visita Card. F. Giudice Caracciolo,1835, vol. 1, parte 2°, f. 21.

[2] Francesco Gargiulo, "Mugnano di Napoll fra storia e tradizioni", ed. Ferraro, Napoli, 1982, p. 87.

[3] A.S.D.N., Visita Card. G. Sanfelice, 1881, vol . XXIV, C. 115.

[4] La targa così recita: "Questa parte di edificio già destinata ad uso rurule per la coltivazione del circostante terreno acquistato dal cav. Benedetto Vulpes nell'anno 1841 ed accresciuto con terre adiacenti ridussero a civile dimora i germani Bernardo ed Innocenzio Vulpes nel 1870 - in omaggio alla memoria del padre che questa proprietà ebbe carissima e perché col suo gradito soggiorno fosse cagione di prosperità per l'agraria economia del fondo".

[5] Si desumono tali notizie dalla targa posta all'interno della chiesetta, sul lato destro: "II cavaliere Benedetto Vulpes, medico principe professore universitario per sapere stimato dai dotti di molte nazioni per salutare operosità acclamato dai concittadini. Nacque in Pescocostanzo nel 1783, morì in Napoli nel 1855, legò ai figli il Nome illustree ed onorato censo".

[6] "Elogio funebre perle solenni escquie del prolessore Cav. Benedetto Vulpes, letto nella R. Arciconfraternita di S. Alfonso M.a dei Liguori nel dì 14 Maggio 1855" - Napoli, Stamperia e Cartiera del Fibreno, 1855.

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