Mugnano, Villa Vulpes: relazione storico-artistica

Villa Vulpes: quasi completata la ristrutturazione
Ministero per i
Beni e le Attività Culturali
SOPRINTENDENZA PER
I BENI ARCHITETTONICI ED IL PAESAGGIO E PER IL PATRIMONIO STORICO ARTISTICO E
DEMOEINOANTROPOLOGICO DI NAPOLI E PROVINCIA
MUGNANO - Villa Vulpes
Via
Mugnano-Calvizzano
RELAZIONE STORICO
ARTISTICA
La Villa Vulpes, ubicata nella zona sud occidentale di Mugnano, al confine con il territorio comunale di Calvizzano, costituisce un interessante esempio di architettura residenziale della seconda metà dell'Ottocento, frutto di un'accurata trasformazione di un preesistente edificio a carattere prettamente rurale.
La struttura
originaria risale almeno al XVIII secolo in quanto appare riportata già nella
Topografia dell'Agro Napoletano, redatta nel 1793 dal geografo di corte G.A.
Rizzi Zannoni.
Inoltre, pur non
avendo notizie circa l'epoca esatta di costruzione dell'edificio originario. Se
ne conosce la denominazione di "Masseria del Monaco",
perché parte integrante del patrimonio ecclesiastico dei padri di S. Pietro ad
Aram di Napoli. Infatti, nella sacra visita del giugno 1773, riferita alla
chiesetta dedicata a S. Anna. che è ancora parte della villa, si dice: "Questa
sa dentro la masseria dei Padri di S. Pietro ad Aram. Sta sconciamente ornata
ed alcune volte si celebra la messa, come anche nei giorni feriali, secondo il
necessario degli abitanti" [1].
Dai monaci venne
ceduta. ai primi dell'Ottocento al principe Zurlo, proprietario
dell'omonimo palazzo in via Chiesa, nel centro storico di Mugnano, che la
utilizzò come tenuta di campagna.
Nel volume
"Mugnano di Napoli fra storia e tradizione", [2] dello studioso
locale Francesco Gargiulo, si legge che, la stessa piccola chiesa, fu benedetta
nel 1842 dal parroco pro tempore di Mugnano, dietro permesso della Curia, il 10
maggio. La richiesta a riguardo era stata inoltrata dal cav. Don Benedetto
Vulpes, che dal principe Zurlo aveva acquistata "detta chiesa una col
latifondo. Non è consacrata, non vi sono indulgenze" [3].
II nuovo
proprietario, Benedetto Vulpes, fa quindi consacrare la chiesa della tenuta
agricola, un anno dopo l'acquisto, che era infatti avvento nel 1841, secondo
quanto si apprende dalla targa commemorativa del 1870, posta all'ingresso della
villa, dai due figli: Bernardo ed Innocenzio Vulpes, in omaggio alla memoria
del padre.
Nella stessa targa
si legge che l'edificio, originariamente destinato ad uso rurale per la
coltivazione del fondo agricolo circostante, era stato trasformato in una
"civile dimora" e che lo stesso fondo era stato anche ampliato con
l'annessione di altre superfici di terreno.[4]
Da quanto si può
ricostruire seguendo il filo tracciato dalle testimonianze raccolte nei
documenti ed
attraverso le notizie desunte dalle targhe marmoree presenti nella stessa
villa, si deduce che il principale artefice della trasformazione e
dell'adattamento a dimora signorile di questo edificio è stato il più volte
citato cav. Benedetto Vulpes, insigne medico e professore di Anatomia Umana e
Patologia, nonché direttore della Clinica-Medica dell'Università di Napoli,
nato a Pescocostanzo nel 1783 e morto a Napoli, nel 1855, dove risiedeva ed
esplicava la sua attività.[5][6]
Nonostante la
trasformazione della masseria in villa residenziale, l'edificio non cessa di
essere il fulcro delle attività agricole che non saranno mai dismesse ed ancora
oggi il territorio agricolo circostante costituisce il naturale contesto
dell'edificio, che da tale condizione trae uno dei sui pregi più elevati.
La villa si
sviluppa su due livelli: il piano terra, dove sono dislocati i locali di
servizio, a carattere prettamente rurale, destinati alla produzione domestica,
alla servitù e alle scuderie, alla manutenzione degli arnesi, al deposito ed
alla trasformazione dei prodotti dei campi, ed un primo piano, dove sono
concentrati gli ambienti più specificamente residenziali.
All'interno del
cortile il prospetto della villa è sobrio: il motivo del basamento a bugnato
liscio, presente sulla strada, è ripreso insieme a quello delle lesene che
scandiscono il prospetto, al livello superiore, inquadrando così i tre vani
balcone.
Superiormente
l'edificio è definito da una copertura a tetto che si distacca dalla facciata
mediante un elegante cornicione di coronamento.
La pavimentazione
all'interno del cortile e negli androni di accesso è in pietra lavica, come
quella che si trova all'interno dell'aia circolare; la restante superficie
della corte. originariamente in terra battuta, si presenta oggi asfaltata.
Gli interni sono
pavimentati in parte con "riggiole" (maioliche) con motivi geometrici
policromi ed in parte con graniglie a motivi floreali di gusto liberty.
Per tutto quanto
sopra illustrato, I' insieme della Villa Vulpes, con la corte, il giardino e
l'area circostante del frutteto è un complesso architettonico di notevole
interesse e meritevole di tutela.
(Arch. Amalia
Scielzo)
Visto
IL SOPRINTENDENTE
(arch. Enrico
Guglielmo)
NOTE BIBLIOGRAFICHE
- Archivio Storico Diocesano - Fondo S. Visite - Visita Card. F. Giudice Caracciolo, 1835.vol 1, parte 2°, f. 21
- Francesco
Gargiulo, "Mugnano di Napoli fra storia e lradizioni", ed. Ferraro,
Napoli, 1982. p. 87.
- Archivio Storico
Diocesano - Fondo S. Visite - Visita
Card.G. Sanfclice, 1881. vol. XXIV, f. 115.
- "Elogio
funebre perle solenni esequie del professore Cav. Benedetto Vulpes, letto nella
R. Arciconfraternita di S. Alfonso M.a dei Liguori nel dì 14 maggio 1855"
- Napoli, Stamperia e Cartiera del Fibreno, 1855.
- La presente
relazione si avvale anche del contributo di Davide Fabris e del prof. Alfio
Fabris dell'Archeoclub d'Italia, delegazione "Munianum" che hanno
raccolto una documentazione di supporto alla proposta di vincolo.
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[1] Archivio
Storico Diocesano - Fondo S. Visite - Visita Card. F. Giudice Caracciolo,1835,
vol. 1, parte 2°, f. 21.
[2] Francesco
Gargiulo, "Mugnano di Napoll fra storia e tradizioni", ed. Ferraro,
Napoli, 1982, p. 87.
[3] A.S.D.N.,
Visita Card. G. Sanfelice, 1881, vol . XXIV, C. 115.
[4] La targa così recita:
"Questa parte di edificio già destinata ad uso rurule per la coltivazione
del circostante terreno acquistato dal cav. Benedetto Vulpes nell'anno 1841 ed
accresciuto con terre adiacenti ridussero a civile dimora i germani Bernardo ed
Innocenzio Vulpes nel 1870 - in omaggio alla memoria del padre che questa
proprietà ebbe carissima e perché col suo gradito soggiorno fosse cagione di
prosperità per l'agraria economia del fondo".
[5] Si desumono
tali notizie dalla targa posta all'interno della chiesetta, sul lato destro:
"II cavaliere Benedetto Vulpes, medico principe professore universitario
per sapere stimato dai dotti di molte nazioni per salutare operosità acclamato
dai concittadini. Nacque in Pescocostanzo nel 1783, morì in Napoli nel 1855,
legò ai figli il Nome illustree ed onorato censo".
[6] "Elogio
funebre perle solenni escquie del prolessore Cav. Benedetto Vulpes, letto nella
R. Arciconfraternita di S. Alfonso M.a dei Liguori nel dì 14 Maggio 1855"
- Napoli, Stamperia e Cartiera del Fibreno, 1855.