Rogoredo, sicurezza e garanzie: una riflessione sul metodo nel dibattito pubblico

Il punto di vista del nostro editorialista Giuseppe Cerullo

 

La vicenda avvenuta nel quartiere Rogoredo di Milano, relativa al decesso di un giovane nel corso di un’operazione di polizia, è attualmente oggetto di accertamenti da parte dell’autorità giudiziaria. Come in ogni procedimento penale, ogni valutazione sui fatti e sulle eventuali responsabilità spetta esclusivamente ai magistrati competenti, nel pieno rispetto della presunzione di innocenza delle persone coinvolte fino a eventuale sentenza definitiva.

Nelle ore successive all’accaduto si è sviluppato un intenso dibattito pubblico e politico. Alcuni interventi hanno richiamato le condizioni operative in cui le forze dell’ordine sono chiamate ad agire, sottolineando l’esigenza di garantire strumenti normativi adeguati alla tutela degli operatori impegnati in attività di sicurezza. Si tratta di un tema presente da tempo nel confronto parlamentare e istituzionale, che investe il delicato equilibrio tra efficacia dell’azione di polizia e sistema delle garanzie.

L’evoluzione dell’indagine — secondo quanto comunicato dagli inquirenti — ha comportato ulteriori approfondimenti investigativi e l’adozione di un provvedimento cautelare con contestazione di omicidio volontario. È bene ribadire che tale contestazione costituisce un’ipotesi accusatoria sottoposta al vaglio del giudice e non equivale ad accertamento definitivo di responsabilità.

Al di là del merito specifico del procedimento, che seguirà il suo corso nelle sedi proprie, la vicenda offre l’occasione per una riflessione più generale sul rapporto tra sicurezza pubblica e controllo di legalità. In uno Stato di diritto, l’attivazione di verifiche giudiziarie in presenza di un evento lesivo rappresenta un passaggio ordinario del sistema di garanzie, finalizzato all’accertamento imparziale dei fatti. Tale meccanismo non costituisce di per sé una messa in discussione dell’operato delle forze dell’ordine, ma uno strumento di tutela tanto per i cittadini quanto per gli stessi operatori, attraverso la ricostruzione oggettiva delle circostanze.

Il dibattito politico può legittimamente interrogarsi sull’adeguatezza delle norme vigenti e sulle possibili riforme. Ciò che appare essenziale, tuttavia, è che il confronto mantenga un ancoraggio ai principi generali dell’ordinamento, evitando sovrapposizioni tra piano giudiziario e piano politico e scongiurando valutazioni anticipate rispetto agli accertamenti in corso.

 

La credibilità delle istituzioni si fonda sulla capacità di coniugare esigenze di sicurezza e rispetto delle garanzie processuali, senza che l’una escluda l’altro. È in questo equilibrio, fondato sull’accertamento dei fatti secondo diritto, che si esprime la tenuta di un sistema costituzionale.

Giuseppe Cerullo

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