Quando chi governa chiede firme: la propaganda al posto delle politiche

Il punto di vista del nostro editorialista Giuseppe Cerullo

Che un governo promuova una raccolta firme per una proposta di legge dice una cosa molto semplice: non sta governando, sta facendo propaganda. Nel caso della destra italiana, la contraddizione è ancora più evidente. L’esecutivo dispone di una solida maggioranza parlamentare, controlla l’agenda legislativa e ha fatto della linea dura sull’immigrazione uno dei pilastri della propria campagna elettorale. Eppure oggi chiede ai cittadini di firmare.

Non è un problema di strumenti. Un governo non ha bisogno di iniziative popolari per legiferare: può presentare disegni di legge, approvarli in Parlamento o ricorrere ai decreti. Se sceglie la strada delle firme, lo fa per una ragione politica precisa: coprire l’incapacità di trasformare gli slogan in politiche reali.

Il blocco navale, promesso come soluzione semplice e definitiva, si è rivelato per quello che era: uno slogan elettorale privo di basi giuridiche e operative. Una volta al governo, la destra si è scontrata con la Costituzione, con il diritto europeo, con i trattati internazionali e con la realtà amministrativa. Tutti limiti noti prima del voto, ma accuratamente rimossi dalla narrazione elettorale.

La raccolta firme sulla remigrazione serve allora a ribaltare la responsabilità. Non più un governo che non mantiene le promesse, ma un governo che vorrebbe fare e non può, perché ostacolato da giudici, Europa, tecnici e istituzioni di garanzia. È una strategia classica: trasformare l’esercizio del potere in vittimismo permanente.

C’è anche un secondo obiettivo: tenere mobilitata la base più radicale, quella che non si accontenta della gestione ordinaria dei flussi e pretende una svolta identitaria. La parola remigrazione non è una proposta normativa, ma un messaggio politico: serve a rassicurare un elettorato deluso e a competere con l’estrema destra sul terreno simbolico.

Infine, la raccolta firme costruisce un alibi preventivo. Se la proposta non arriverà mai in aula o verrà dichiarata incostituzionale, la narrazione sarà già pronta: “il popolo lo voleva, ma il sistema ce lo ha impedito”. Così il fallimento di governo diventa munizione elettorale.

In conclusione, non siamo davanti a un paradosso, ma a una scelta lucida: governare poco, agitare molto. La destra usa la mobilitazione popolare non per cambiare le leggi, ma per mascherare la distanza tra le promesse fatte e le politiche realmente attuabili.

Giuseppe Cerullo

 

 

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