La caduta di un’amministrazione comunale non è mai una
vittoria da celebrare. La sfiducia a un sindaco, al di là delle responsabilità
politiche, rappresenta sempre una frattura istituzionale che coinvolge l’intera
comunità.
Quando un Consiglio comunale si scioglie prima della
sua naturale scadenza, non perde solo chi governa in quel momento. Perdono la
maggioranza che non è riuscita a mantenere coesione e stabilità, perde
l’opposizione che non ha potuto svolgere fino in fondo il proprio ruolo di
controllo e proposta, e soprattutto perdono i cittadini, che vedono
interrompersi un percorso amministrativo scelto attraverso il voto.
L’arrivo di un commissario straordinario garantisce la
continuità degli atti fondamentali, ma segna anche una pausa nella politica
locale: le decisioni diventano tecniche, prive di visione e di confronto
democratico. È una fase necessaria, ma non auspicabile.
Per questo, più che esultare o schierarsi, è il
momento della riflessione. Capire cosa non ha funzionato, quali errori sono
stati commessi e come evitarli in futuro è l’unico modo per trasformare una
crisi in un’occasione di crescita. La politica locale, quando si interrompe
bruscamente, lascia sempre una ferita aperta che riguarda tutti.
