Gentile direttore,
Le scrivo nuovamente, chiedendole sempre la cortesia
dell’anonimato se volesse mai pubblicare queste mie parole.
L’ultima volta che le ho scritto, era per sfogarmi
della condizione politica di Calvizzano, dove in questi 5 anni politicamente
tutti si sono alleati e scontrati con tutti… E in questi giorni, a quanto pare,
sono arrivati al capolinea.
Non ho intenzione di fare l’avvoltoio e quindi
applicarmi nel dichiarare quanto di sbagliato c’è stato in questa consiliatura
secondo il mio parere, né mettermi a fare come le prefiche di funerale e
piangere questa giunta in modo nostalgico; ma vorrei fare un’analisi su quanto
detto dal Sindaco nel suo post di addio alla posizione di primo cittadino.
Soprassiedo sull’aspetto emotivo che il Sindaco ha
esternato e su quanto valuta di buono fatto durante il suo esecutivo,
d’altronde è più che normale che un sindaco si dica affranto e dispiaciuto per
un gesto del genere, e anche che approvi quanto fatto; e passo a delle
affermazioni specifiche.
Il dottor Pirozzi, nel suo comunicato, afferma “Mi
trovo davanti a una manovra che, per modalità e tempi, ha i contorni di una
congiura politica. Perché quando si decide di far cadere un Sindaco non con
chiarezza davanti al paese, ma con un atto formalizzato stasera davanti al
notaio, il sospetto è inevitabile: che non si stia scegliendo il bene della
città, ma un obiettivo di potere”; e poi afferma “È solo una manovra
politica o c’è dell’altro. I cittadini e non solo dovrebbero porsi qualche
domanda”.
Il problema di queste parole, però, è che fanno eco
anche al suo passato politico: Pirozzi, come riportato dalle cronache anche del
suo blog, infatti ha ben più di una volta deciso di dare le dimissioni per far
decadere un esecutivo.
La prima volta, fu nel 2003, quando Mario Morra era
Sindaco di Calvizzano e lui membro della maggioranza come Assessore allo Sport.
Riportando fedelmente cosa scrisse lei, direttore, “Il 21 febbraio 2003,
infatti, Giacomo Pirozzi, Gaetano Felaco, Gianluca Ferrillo, Gismondo Ferrillo,
Antonio Gala, Ivano Migliaccio, Giacomo Napolano, Domenico Trinchillo, Giacomo
Ruggiero, eletti nella ‘lista Morra’ e i consiglieri di minoranza Giuseppe
Granata e Luciano Borrelli”.
La seconda volta, invece, fu nel 2012, quando a essere sindaco era Giuseppe Granata e il dott. Pirozzi era membro dell’opposizione, sindaco uscente dalla precedente amministrazione. Ancora una volta, riportando le sue parole, “11 consiglieri, il 29 ottobre 2012, presentarono le loro dimissioni contestuali nelle mani del segretario comunale. L’atto di sfiducia si consumò in appena 10 minuti: gli 11 oppositori dell’ex sindaco entrarono verso le 12 e 20 nella stanza del segretario e uscirono intorno alle 12 e 30, soddisfatti e sorridenti. I nomi dei dimissionari: Giuseppe Salatiello, Antonio Mauriello; Giuseppe Scimia; Antonio Di Rosa; Cristofaro Agliata; Franco Cavallo; Michele D’Ambra; Antonio Sequino; Giacomo Pirozzi; Ivano Migliaccio; Ugo Di Marino”.
Di conseguenza, questa assume quasi il valore di una
contraddizione politica implicita, considerando che egli stesso, in passato, ha
adoperato questa medesima manovra per ragioni di strategia politica.
Sicuramente il dott. Pirozzi potrà affermare che non fosse così, che ci fossero
delle motivazioni; e allora perché non dovrebbero esserci anche in questa
occasione?
D’altronde, mi corregga se sbaglio direttore, ma in
questi cinque anni e tre mesi il Consiglio comunale e la Giunta comunale hanno
assunto praticamente qualunque forma possibile: come le ho scritto nel mio
precedente sfogo, si è arrivati a vedere l’opposizione nella maggioranza e la
maggioranza in opposizione, a vedere essere nominate figure esterne e non
eletti… Come può quindi questo andazzo non essere denotazione di una crisi
profonda, che s’è concretizzata in queste dimissioni? Certo, non voglio dare per
scontato che sia così, d’altronde come ho già detto l’altra volta qui la
politica mi sembra abbia una connotazione medievale, e al tempo le congiure
esistevano eccome…
Il sindaco infatti afferma “La domanda politica,
però, resta: come si giustificheranno davanti al paese?
Come spiegheranno ai cittadini che, dopo
oltre cinque anni di lavoro e di risultati, hanno scelto di aprire una crisi
istituzionale e di interrompere percorsi avviati con serietà?
Come diranno alle famiglie, ai giovani, a
chi credeva in una Calvizzano viva, culturale, orgogliosa, che era necessario
mandare tutto in frantumi con una firma stasera davanti al notaio?”.
Siamo curiosi tutti, non c’è che dire su questo; ma
non mi stupirebbe appunto se venissero fuori tranquillamente una serie di
motivazioni, e probabilmente penso non sarebbero difficili da credere e non si
limiterebbero a “una manovra politica”, come detto da Pirozzi stesso.
In tutto questo, c’è però un atteggiamento che non trovo apprezzabile, ovvero l’intenzione di dover fare solo accuse e critiche ad altri, e non a sé stesso: è un espediente comunicativo, è un modo di definirsi innocente davanti a questo evento; però non mi sembra il caso, dopo appunto tutti questi tentativi politici e tutta l’importanza che ha avuto questa consiliatura, di non ipotizzare nemmeno un minimo di criticità nel suo stesso operato. Una cosa che spero, confidando nell’onestà personale obiettivamente riconosciuta del dott. Pirozzi, possa avvenire nelle prossime dichiarazioni.
Vado avanti, e vorrei soffermarmi su qualcosa che
invece indirettamente la riguarda, direttore: nel comunicato, il sindaco
annuncia nomi e cognomi e afferma che “a mio giudizio, questa operazione è
stata favorita e spinta dalla regia di Luciano Borrelli, da tempo proiettato
verso l’obiettivo della fascia tricolore. Da tempo avevo la percezione di un
logoramento continuo, di un clima costruito per isolarmi e indebolire l’azione
amministrativa. Io l’ho vissuta così: come un disegno portato avanti nel tempo,
non come una decisione improvvisa e limpida presa per Calvizzano”.
Da seguace della politica calvizzanese, mi è parsa
subito in mente una contraddizione in queste parole: Luciano Borrelli, fin
tanto che era nell’organico della maggioranza, era ben appoggiato ed elogiato
dal sindaco; e quando qualcuno, come lei direttore, affermava che ci fossero
scricchiolii tra loro, veniva tacciato di mettere zizzania, di voler vedere
crisi dove non ce n’erano, e anzi ostentavano un’unità che ricordava
quell’ostentazione di quelle coppie in crisi che però si mostrano unite e
sorridenti su Facebook e altre piattaforme social, tacciando ogni accusa come
“invidia”.
Poi, a novembre, si è consumata la divisione tra
Pirozzi e Borrelli, e il sindaco, nelle sue affermazioni, comunque parlava di
una divisione consumata sempre da qualcuno che mettesse zizzania. Il rimando, a
mio parere, era comunque anche a lei; e questo me l’ha fatto pensare anche il
post che il sindaco le dedicò la Vigilia di Natale, quando annunciava querela
nei confronti del suo blog, e dove tra i commenti c’era qualcuno che affermò,
testuali parole, che lei era un “giornalaio” che “porta sfortuna” e raccomandandosi
a Borrelli di non starla a sentire.
Ora, invece, il sindaco parla di logoramento continuo
da tempo, di un clima fatto per indebolirlo… Ma allora viene da pensare che lei
da “reporter” ha sempre visto giusto, e chi l’ha tacciata di mettere zizzania
l’ha attaccata solo per nascondere quanto lei stava mostrando: dato che lei non
era una figura politica interna al Consiglio comunale, infatti, mi parrebbe
improbabile che le sue parole potessero essere capaci di tali manovre e di tale
persuasione, pertanto in questo comunicato Pirozzi finisce per scagionarla e,
al tempo stesso, per evidenziare una serie di contraddizioni nella propria
ricostruzione dei fatti, adottando anche manovre politiche per il mantenimento
della giunta che andavano contro i suoi confronti (una mossa, quest’ultima,
perfettamente legittima, ma che nel comunicato viene comunque rappresentata con
una connotazione negativa e strumentale).
Una colpa che non è solo dell’ex-sindaco, a questo
punto, ma di tutto il Consiglio comunale e anche dei sodali esterni
politicamente vicini a questo, dato che non si sono prodigati facilmente né a
mostrare la realtà dei fatti, né a prendere delle difese nei suoi confronti; e
anzi sottacendo, secondo la dichiarazione del sindaco, il clima che in realtà
fosse presente, preferendo, in modo conclamato a questo punto, la strategia
politica… Odio ripetermi, ma ancora una volta tutto questo mi dà l’impressione
di una politica medievale, questa volta forse un po’ machiavellica.
Mi soffermo infine sui toni molto drammatici con cui
vengono elencate le conseguenze: il sindaco infatti afferma nel comunicato che
“questa scelta non è ‘neutra’. Una sfiducia non è una polemica: è un atto
che genera instabilità, incertezza, rallentamenti. E a pagare non sarà un
Sindaco: a pagare rischia di essere Calvizzano, la sua continuità, la sua
credibilità, il lavoro che era ancora da completare” e augurando “buona fortuna
al nostro paese: ne avrà tanto bisogno”.
Come ha scritto anche lei, direttore, uno scioglimento
non è da festeggiare: è il fallimento tanto della maggioranza quanto
dell’opposizione; e uno scioglimento e la susseguente gestione commissariale
può essere un rischio per il paese (s’è visto bene purtroppo a Marano, dove i
commissariamenti hanno indebolito ulteriormente la città)… Però questo
scioglimento è avvenuto a tre mesi dalla fine della consiliatura, e dopo ben
più di 5 anni dalle elezioni, grazie anche al Ministero dell’Interno che aveva
prolungato di sei mesi le amministrazioni elette durante il Covid: come possono
tre mesi essere così distruttivi? La burocrazia, credo lo sappiano tutti, è
sempre lenta e macchinosa: quel che vedremo nei prossimi tre mesi forse sarà
stato programmato come minimo sei mesi fa. Questo presumibilmente fa pensare
che davvero nulla farà davvero cambiare l’andamento della macchina comunale, e
quindi dove potrebbe insinuarsi questa instabilità se siamo a un passo dalla
scelta della data delle prossime elezioni comunali?
Questo tono così drammatico, purtroppo, non posso che
accodarlo nuovamente al discorso fatto in precedenza, ovvero all’atteggiamento
del sindaco, in questo comunicato, di non essere autocritico, ma di essere
critico e certo solo di cause ed effetti puramente esogene.
Per concludere, direttore, in questo comunicato ho
letto diverse incongruenze, e ho voluto riportargliele. Non voglio inimicarmi
nessuno, né tantomeno il dott. Pirozzi, a cui comunque vanno il mio personale
ringraziamento per il ruolo svolto e a cui auguro comunque il meglio, sia
umanamente, che politicamente, che professionalmente. E, soprattutto, mi auguro
che la politica a Calvizzano superi l’epoca medievale, e che si senta parlare
sempre meno di manovre politiche, di frullati di politica, di signorotti del
voto, e più di idee e sviluppo.
L’Abitante
Gentile L’Abitante,
la ringrazio per aver scritto nuovamente e per la
fiducia che continua a riporre in questo spazio di confronto, che nasce proprio
per ospitare riflessioni articolate, anche critiche, ma sempre motivate e
civili come la sua.
La sua analisi affronta un momento politicamente
delicato per Calvizzano con un approccio che va oltre la semplice
contrapposizione, cercando di ricostruire coerenze, contraddizioni e passaggi
storici che fanno parte della memoria politica della nostra comunità. È un
esercizio legittimo e, mi permetto di dire, necessario, soprattutto quando si
commentano dichiarazioni pubbliche di chi ha ricoperto ruoli istituzionali di
primo piano.
Condivido l’idea che uno scioglimento anticipato non
sia mai una buona notizia per un paese, così come condivido la convinzione che
le responsabilità vadano lette in modo complessivo, senza ridurle a narrazioni
univoche o a spiegazioni esclusivamente esterne. La politica locale, come lei
giustamente osserva, è spesso fatta anche di dinamiche complesse,
contraddittorie e talvolta opache, che meritano di essere raccontate e
analizzate senza toni celebrativi né demonizzanti.
La ringrazio inoltre per le parole di stima rivolte al
mio lavoro: il ruolo di chi racconta non è quello di “mettere zizzania”, ma di
osservare, documentare e porre domande. Se queste domande, col tempo, trovano
riscontro nei fatti, significa semplicemente che erano domande legittime.
Continueremo, come sempre, a dare spazio a voci
diverse, nella convinzione che solo attraverso il confronto – anche duro, ma
onesto – si possa contribuire a far crescere una coscienza civica più matura.
Un cordiale saluto
Il Direttore
