Il monsignore e il ”chierichetto”

 

Ecco i protagonisti di questa storia curiosa e per molti versi affascinante: mons. Pasquale Orlando (detto Giovanni) da Marano, filosofo; don Peppino Cerullo, viceparroco di Calvizzano, ed io, un ragazzino dodicenne o al massimo tredicenne, chierichetto della parrocchia S. Giacomo di Calvizzano. Eravamo agli inizi degli anni sessanta (ho ricostruito ora).

Capitava, io ricordo, più di qualche volta, che don Peppino si recasse in quel di Marano per far visita al monsignore. Ed io l'accompagnavo. Non so perché mi portasse con sé.

Provo ad immaginare: mi piaceva tanto il ‘giro’ in auto? E la seicento Fiat di don Peppino era nuova ed invitante.

Don Peppino Cerullo

Si partiva, ed era come andare in pellegrinaggio ad un Santuario importante (come oggi a Pietrelcina da P. Pio, per esempio). L’aria cominciava a diventare solenne. In un baleno, finalmente, si arrivava alla canonica. Poi lunghe scale, e qui cominciavano le visioni.

Ricordo una grande stanza con la porta spalancata. Sbirciavo e vedevo finalmente il monsignore. Alto, con gli occhiali neri, il lungo abito talare con mille bottoni e la sua voce irruente e potente.

Sembrava di stare nell' antro della Sibilla cumana. Infatti don Peppino, al cospetto, andava come in estasi. Si manteneva sempre a debita distanza, non osava avvicinarsi più di tanto. Il Filosofo lo affascinava per il suo carisma e la sua cultura infinita.

L'ammirazione, la devozione e la visione di mons. Orlando gli incutevano grande timore reverenziale. Poi ricordo in quella stanza una enorme nuvola di fumo, come nebbia. Sì, perché don Pasquale fumava, mi pare il sigaro. Io ero atterrito da questo: non avevo mai visto un prete fumare! E pensavo pure che fosse peccato(!!)

Dietro la scrivania poi centinaia di libri, alcuni vecchissimi che sembrava potessero cascare all'improvviso dagli scaffali che li sostenevano a mala pena.

Mons. Orlando

Ed ora l'episodio più sconcertante (naturalmente per me, ragazzino) di questa storia. I due preti cominciavano a parlare tra loro da lontano ma, tenetevi forti, non in italiano, non in maranese, non in calvizzanese. Ma rigorosamente in Latino!!!

Cosa dicessero non ero in grado di capire, io avevo appena cominciato a studiare la prima declinazione (rosa, rosae etc).

Però ero talmente affascinato da questa scena insolita che la ricordo perfettamente e mi emoziona ancora oggi.

Solo dopo anni, quando sono diventato grande(!!), mi sono accorto di aver avuto fortuna per aver visto da vicino, e più di una volta, un ‘Grande Filosofo’, vivo, vegeto e che fumava pure il sigaro mentre scriveva i suoi libri..!

Lorenzo Ricciardiello

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