“Grazie Calvizzano: è stato un onore”. Il comunicato del sindaco Pirozzi pubblicato sulla sua pagina social

 

Stasera, davanti al notaio, circa dieci consiglieri comunali hanno formalizzato la mia sfiducia da Sindaco. Stasera davanti al notaio: un gesto freddo, definitivo, studiato per chiudere tutto senza guardarmi negli occhi, senza avere il coraggio di spiegare fino in fondo ai cittadini le ragioni vere di una scelta tanto drastica.

Non userò giri di parole: fa male. Fa male come amministratore, ma soprattutto come uomo. Perché dopo più di cinque anni di lavoro quotidiano, dopo le notti, le responsabilità, le pressioni, gli ostacoli e le fatiche che chi fa il Sindaco conosce bene, ritrovarsi liquidato così — stasera davanti al notaio — è una ferita che lascia amarezza e un senso profondo di ingiustizia.

In questi anni non abbiamo venduto parole: abbiamo costruito risultati. Abbiamo “rivoltato Calvizzano come un calzino”: opere e interventi, scuole, percorsi e progetti per l’infanzia e per gli asili nido, strade, recupero di spazi pubblici prima abbandonati, spazi sportivi restituiti alla comunità, riqualificazioni e tanto altro. Un lavoro concreto, visibile, faticoso, fatto di atti e cantieri, ma soprattutto di presenza e dedizione.

Ma c’è un punto che voglio dire con orgoglio, perché è la verità: Calvizzano è stata apprezzata in tutta la regione e anche oltre i confini regionali. Siamo usciti dall’anonimato, siamo diventati un Comune che fa parlare di sé per iniziative, energia, capacità di coinvolgere e creare opportunità, soprattutto per i giovani. Abbiamo dato spazio a cultura, arte, lettura, abbiamo portato bellezza dove prima c’era abbandono, abbiamo sostenuto e promosso percorsi che hanno acceso entusiasmo e partecipazione.

Penso, tra le tante cose, al Calvizzano Festival d’Autore: un progetto pensato per i giovani, per farli sentire protagonisti, per dare loro palchi, linguaggi, strumenti, e soprattutto per dire una cosa chiara: Calvizzano può essere una casa per il talento e non un luogo da cui scappare. Abbiamo investito in eventi, in momenti di comunità, in iniziative capaci di unire e far crescere, e abbiamo fatto spazio alla creatività: murales, interventi artistici, occasioni di confronto e lettura, percorsi culturali che hanno ridato identità ai luoghi e speranza alle persone.

Eppure oggi non mi trovo davanti a una sfiducia che nasce dal merito, da un confronto vero e trasparente sui fatti. Mi trovo davanti a una manovra che, per modalità e tempi, ha i contorni di una congiura politica. Perché quando si decide di far cadere un Sindaco non con chiarezza davanti al Paese, ma con un atto formalizzato stasera davanti al notaio, il sospetto è inevitabile: che non si stia scegliendo il bene della città, ma un obiettivo di potere.

Io mi assumo la responsabilità di ciò che dico come valutazione politica: a mio giudizio, questa operazione è stata favorita e spinta dalla regia di Luciano Borrelli, da tempo proiettato verso l’obiettivo della fascia tricolore. Da tempo avevo la percezione di un logoramento continuo, di un clima costruito per isolarmi e indebolire l’azione amministrativa. Io l’ho vissuta così: come un disegno portato avanti nel tempo, non come una decisione improvvisa e limpida presa per Calvizzano.

E c’è un punto che i cittadini hanno il diritto di vedere chiarito: l’accordo politico che si è determinato tra il gruppo riconducibile a Borrelli e il gruppo “Insieme”. È frutto di vera programmazione per la città? Oppure è frutto di interessi di potere e personali? Chissà. Di certo, per come si è consumato e per come è stato “chiuso” stasera davanti al notaio, lascia aperti interrogativi che non possono essere liquidati con due frasi. È solo una manovra politica o c’è dell’altro. I cittadini e non solo dovrebbero porsi qualche domanda.

La domanda politica, però, resta: come si giustificheranno davanti al paese?

Come spiegheranno ai cittadini che, dopo oltre cinque anni di lavoro e di risultati, hanno scelto di aprire una crisi istituzionale e di interrompere percorsi avviati con serietà?

Come diranno alle famiglie, ai giovani, a chi credeva in una Calvizzano viva, culturale, orgogliosa, che era necessario mandare tutto in frantumi con una firma stasera davanti al notaio?

Perché questa scelta non è “neutra”. Una sfiducia non è una polemica: è un atto che genera instabilità, incertezza, rallentamenti. E a pagare non sarà un Sindaco: a pagare rischia di essere Calvizzano, la sua continuità, la sua credibilità, il lavoro che era ancora da completare.

Stasera mi sento tradito, sì. Perché quando sei Sindaco sei spesso solo: sei solo quando devi decidere, firmare, assumerti responsabilità. E stasera ho visto quanto la politica, quando diventa solo ambizione, sa essere spietata: colpisce senza pietà, senza rispetto, senza nemmeno la dignità del confronto.

Ma una cosa non cambierà mai: io continuerò a guardare Calvizzano negli occhi. Continuerò a dire la verità su ciò che abbiamo fatto e su ciò che questa scelta rischia di compromettere. Perché un incarico può finire con una firma — anche con una firma stasera davanti al notaio — ma non finisce l’amore per questa città, né la dignità del lavoro svolto.

E lo dico con il cuore, senza retorica: è stato un onore, Calvizzano, servirti e onorarti.

La scelta dei firmatari nasce dal fatto che abbiamo una visione della pubblica amministrazione molto diversa e la mia non è compatibile con la loro. Concludo augurando buona fortuna al nostro paese: ne avrà tanto bisogno.

Ringrazio personalmente i colleghi consiglieri e assessori che hanno onorato con fedeltà il loro mandato ed in particolare: Francesca Nastro, Giovanna Bianco, Emma Trinchillo, Valentino De Rosa e Giuseppe Agliata. Siete state delle persone autentiche e leali.

 

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