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| Foto inizi anni '50: mia madre insieme a mio padre Pasquale Rosiello |
Ci sono domeniche che hanno il profumo dei ricordi.
Domeniche in cui il tempo sembra fermarsi, e basta un pensiero per sentire di
nuovo la presenza di chi ha lasciato il mondo terreno, ma non il cuore di chi
resta. Oggi è una di quelle domeniche. Oggi penso a Domenica Palladino, mia
madre, che avrebbe compiuto 99 anni.
Nata il 1° febbraio 1927 e scomparsa nel dicembre del
2015, tutti la conoscevano come Minichina ’a sarta. Una donna semplice e umile,
con la forza di chi sa tenere insieme un’intera famiglia con pazienza, amore e
dignità. Una donna che ha saputo insegnare che la vera grandezza non si misura
con il potere o il denaro, ma con la capacità di donare ogni giorno ciò che di
più prezioso abbiamo: il cuore, la cura, l’esempio.
Mia madre ha vissuto una vita di sacrifici e dedizione. Mentre mio padre lavorava fino a sera, lei cuciva, rattoppava, cuciva per tutta Piscinola (quartiere napoletano, confinante con Miano, Chiaiano e Marianella), trasformando un ago e un filo in sostegno, protezione e insegnamento. Ogni cucitura era un gesto d’amore, ogni capo consegnato una lezione silenziosa: il lavoro onesto, il rispetto, la dignità, la cura per gli altri. Questi sono i valori che fanno crescere uomini e donne, che tengono insieme le famiglie e le comunità, che rendono la vita degna di essere vissuta.
E c’era il suo cuore. Mia madre vedeva oltre gli
errori, oltre le marachelle, oltre le cadute. Ricordo quando, adolescente, fui
sospeso a scuola: tutti mi avrebbero rimproverato, tutti mi avrebbero
condannato. Lei no. Lei capì. Sempre. Capiva i sogni e le paure dei figli, i
nostri cuori irrequieti, le nostre cadute momentanee. E ci stava accanto,
pronta a difenderci, pronta a guidarci, con uno sguardo che sembrava dire: “so
chi sei davvero”. Si lamentava ed aveva ragione, quando preso dagli impegni non
passavo per Piscinola a salutarla. Eppure il tragitto da Calvizzano è di pochi
chilometri.
Mia madre ha conosciuto il dolore della perdita di un
figlio piccolo, un dolore che ha portato nel cuore senza mai smettere di
sorridere o di amare chi restava. Per fortuna, non ha visto altre tragedie che hanno
colpito la famiglia dopo di lei, come la scomparsa di mia sorella Rosaria. E
forse è stato un dono, perché le madri, per quanto forti, non dovrebbero
portare tutto il peso del mondo.
Oggi, pensando a lei, sento la forza silenziosa delle
madri di una volta. Quelle che non hanno bisogno di apparire, ma che tutto
reggono: famiglie, valori, sogni. Quelle che ci insegnano che il rispetto,
l’onestà, la cura reciproca non sono parole vuote, ma pilastri della vita.
Quelle che restano, anche quando non ci sono più, attraverso le scelte che
facciamo, i legami che custodiamo, l’amore che portiamo avanti.
Buon compleanno, Domenica Palladino. Grazie per averci
insegnato a camminare con dignità, a guardare oltre il dolore, a difendere ciò
che conta davvero. Grazie per averci mostrato che una madre non muore mai
veramente: vive nei gesti, nelle parole, nei valori che ci ha lasciato.
Mimmo Rosiello
