Leggo il comunicato del Sindaco e sento il dovere, per rispetto della verità e dei cittadini di Calvizzano, di intervenire pubblicamente.
Non esiste alcuna “regia”, alcuna congiura, alcun
disegno occulto. Esiste invece una responsabilità politica collettiva,
assunta da 11 consiglieri comunali su 16. Un dato che, da solo, dovrebbe
far riflettere: non si sfiducia un Sindaco per caso, né per ambizione
personale, ma quando diventa impossibile andare avanti.
Parlo con tanta amarezza,
ma anche con chiarezza. Questa decisione non è stata semplice, anzi, sfiduciare
un Sindaco è quanto di più lontano dalla mia visione della politica. Lo dico
senza ipocrisia.
Personalmente ho perso
anch’io incarichi istituzionali che stavo portando avanti con
entusiasmo, abnegazione e senso di responsabilità, anche a livello
metropolitano.
Se fosse stata una scelta
comoda o di potere, non l’avrei mai fatta. È stata, invece, una scelta dolorosa
ma inevitabile.
Il punto centrale è uno,
ed è politico: il metodo di governo. In questi cinque anni si è
progressivamente affermata una gestione solitaria e autoreferenziale,
incapace di costruire decisioni condivise. Comandare non basta. Amministrare
significa decidere insieme, soprattutto quando si tratta di scelte
strategiche per il futuro della città.
Un esempio su tutti: il PUC,
uno strumento fondamentale per Calvizzano. Lo avevamo proposto già un anno fa
ed è stato poi utilizzato come bandiera propagandistica a tre mesi dalle
elezioni, portato avanti senza una maggioranza coesa, creando aspettative nei
cittadini prive di solide basi politiche. Questo, per noi, ha significato prendere
in giro il paese, e noi questo non lo permettiamo.
Allo stesso modo, non
possiamo accettare concorsi, iniziative e atti concentrati a ridosso delle
elezioni, che hanno avuto il sapore evidente della propaganda elettorale
più che della programmazione amministrativa. Con grande amarezza, ma con senso
di responsabilità, abbiamo deciso di porre fine a questo scempio
istituzionale.
Colpisce, poi, sentir
parlare di “guardarsi negli occhi”, quando per anni deleghe sono state tolte ad
assessori senza neppure una telefonata, senza spiegazioni, senza confronto.
È difficile accettare lezioni di dignità politica da chi ha praticato
sistematicamente l’esatto contrario.
Per me questa è la prima
volta che firmo una sfiducia a un Sindaco. L’ho fatto solo perché non si
poteva andare oltre.
E permettetemi di
ricordare che chi oggi si presenta come vittima, in passato non ha avuto
esitazioni: è stato il Maestro delle Firme per mandare Sindaci a
casa.
Da Vicesindaco ha
contribuito a sfiduciare il dott. Morra, un Sindaco perbene, per pura
ambizione personale; ha poi sfiduciato, a sei mesi dalle elezioni, il Sindaco Granata,
un altro Sindaco perbene, trascinando il paese in uno dei momenti più bui della
sua storia amministrativa.
Per non parlare del fatto che, durante l’amministrazione Salatiello, in
cinque anni non si è mai visto in Consiglio Comunale.
Di cosa stiamo parlando,
allora?
Qui non c’è tradimento,
non c’è complotto. C’è una maggioranza che si è dissolta per scelte
politiche sbagliate, per un modo di amministrare che ha escluso il confronto e
logorato ogni rapporto.
C’è un atto di responsabilità
verso Calvizzano, non contro qualcuno.
Ai cittadini diciamo la
verità: questa decisione è stata presa per evitare ulteriori danni, per
fermare una deriva che avrebbe compromesso definitivamente la credibilità delle
istituzioni.
La storia giudicherà
tutti.
Noi, oggi, abbiamo scelto
di assumerci il peso di una decisione difficile ma necessaria,
nell’interesse esclusivo del paese.
Luciano Borrelli, ex consigliere
comunale e metropolitano
