Calvizzano, tra trasformismo e rotazione: la politica locale stretta tra competenza e consuetudine

“La città non è una giostra”. Parte da qui l’ultima riflessione pubblicata sui social da Vox Populi, profilo anonimo ma ormai riconoscibile nel dibattito pubblico cittadino. Un post duro, che accende i riflettori su una pratica definita senza mezzi termini “trasformismo amministrativo”.

Nel mirino, l’ultima esperienza di governo a Calvizzano: assessori con deleghe variabili, incarichi che cambiano nel tempo, ruoli che sembrano rispondere più a logiche di equilibrio politico che a un disegno amministrativo organico. “Un assessorato non è un premio di consolazione – si legge nel post – ma una funzione tecnica e politica che richiede competenza, continuità e visione”.

Un richiamo chiaro alla necessità di valorizzare giovani professionisti del territorio, figure radicate, con una reputazione costruita nel tempo e non improvvisata sull’onda delle opportunità. Secondo Vox Populi, per cambiare passo occorre smettere di considerare gli assessorati come caselle da occupare e iniziare a trattarli come incarichi di responsabilità reale.

Una posizione che, nel merito, appare difficilmente contestabile. La competenza amministrativa non si inventa e la continuità è spesso condizione essenziale per produrre risultati concreti. Tuttavia, la realtà della politica locale, a Calvizzano come in molti altri centri, racconta anche altro.

Il cosiddetto “metodo della rotazione”, pur non scritto, rappresenta da anni una sorta di calmiere interno agli equilibri di maggioranza. In una consiliatura piena, della durata canonica di cinque anni, un assessorato può garantire complessivamente compensi che oscillano mediamente tra i 30 e i 40 mila euro, cifre che si dimezzano per chi è lavoratore dipendente. Somme assolutamente legittime, previste dall’ordinamento degli enti locali, ma che inevitabilmente incidono sulle dinamiche politiche.

Rinunciare a questa possibilità non è semplice. Per alcuni, l’impegno politico rappresenta anche un’integrazione economica significativa. È una realtà che pesa e che spiega, almeno in parte, la difficoltà di abbandonare la logica della turnazione.

Volendo usare una metafora, la rotazione finisce per svolgere la funzione dei neutroni in un nucleo atomico: elementi di equilibrio che impediscono alle cariche, tutte positive, di respingersi fino a far implodere il sistema. Senza questo bilanciamento, le tensioni interne rischierebbero di esplodere ben prima della fine della consiliatura.

Ecco perché, pur condividendo l’auspicio di Vox Populi, è difficile immaginare un cambiamento radicale nel breve periodo. Il prossimo sindaco, chiunque sarà, dovrà probabilmente fare i conti con questa consuetudine.

La vera sfida, allora, potrebbe essere un’altra: mantenere gli equilibri politici senza sacrificare la qualità amministrativa. Circondarsi di figure realmente competenti, capaci di garantire continuità e visione, anche laddove le dinamiche interne impongano compromessi.

Perché se è vero che la città non è una giostra, è altrettanto vero che non può permettersi di navigare senza una rotta chiara. E in un contesto complesso, servono timonieri preparati, non semplici turnisti del potere.

 

  

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