Calvizzano ricorda il gigante buono Gennaro Carandente, don Ciro Tufo: “la sua morte ci insegna a non lasciare nessuno solo”
Momento di raccoglimento alla
Parrocchia San Giacomo, dove domenica 22 febbraio, durante la messa delle 9.00,
la comunità ha ricordato Gennaro Carandente a quattro anni dalla sua scomparsa.
Un ricordo semplice ma sentito, nel segno della preghiera e della riflessione.
Nel corso dell’omelia, il parroco don Ciro Tufo ha invitato i fedeli ad andare oltre la memoria, trasformando quella storia in un monito per tutti.
“Era una persona sola – ha detto don Ciro – e oggi preghiamo per lui perché ogni anno c’è sempre qualcuno che ce lo ricorda. Questa morte, come tutte quelle delle persone che muoiono sole, ci deve far riflettere. Non viviamo fino in fondo le relazioni. Spesso ci accorgiamo troppo tardi di chi ci sta accanto e ha bisogno di una parola, di una visita, di un gesto semplice”.
Gennaro, conosciuto da molti come “il gigante buono”, fu trovato in un gelido pomeriggio di sabato 19 febbraio 2022 riverso a terra ma ancora cosciente, tra cumuli di vestiti e rifiuti, nell’abitazione di via Vittorio Emanuele 20, a pochi passi dalla Casa Comunale. Viveva lì, da anni, insieme alla sorella Enza, in condizioni di forte degrado e isolamento.
Trasportato d’urgenza all’ospedale di Giugliano, le sue condizioni apparvero subito gravi. Il decesso sopraggiunse poco dopo il ricovero, segnando una vicenda che scosse profondamente l’intera cittadinanza.
Durante l’omelia, il parroco ha richiamato la comunità a un impegno concreto: non possiamo limitarci al ricordo. Dobbiamo imparare a custodire le relazioni, ad accorgerci di chi vive accanto a noi. La solitudine è una ferita che riguarda tutti, non solo chi la vive direttamente”.
L’omelia si è conclusa con una preghiera per Gennaro e per tutte le persone che vivono situazioni di abbandono, un invito rivolto alla comunità a non restare indifferente davanti alle fragilità e a riscoprire il valore autentico delle relazioni umane.
