Marano, città sul ciglio del fosso

Il fosso come vuoto e come minaccia: l’immagine di una città che ha perso pezzi, funzioni e visione, e che oggi cammina sul bordo di ciò che manca, costretta prima a guardare l’abisso per poter immaginare una risalita.

Uno stadio chiuso da anni: il fosso non è solo nell'asfalto, ma negli spazi pubblici lasciati vuoti

 
Di  Giuseppe Cerullo, opinionista Calvizzanoweb

Il fosso, detto anche ’o fuosso, è forse l’immagine che meglio racconta Marano di Napoli.

A una lettura superficiale il riferimento potrebbe sembrare banale, ricondotto alle pessime condizioni del manto stradale. Ma il fosso, a Marano, è molto più di una buca nell’asfalto.

Il fosso è un vuoto. È ciò che dovrebbe esserci e non c’è. È assenza di sostanza.

Ed è proprio questa assenza a descrivere una città che dovrebbe offrire servizi, opportunità, prospettive, ma che da anni non restituisce quasi nulla ai suoi cittadini.

È assente la politica, in una città ciclicamente commissariata.

È assente un collegamento ferroviario con Napoli: l’ex Alifana è stata cancellata e al suo posto sono sorti palazzi.

Sono assenti grandi assi di collegamento, uno stadio ormai abbandonato, il mercato ortofrutticolo chiuso e lasciato al degrado, il giudice di pace trasferito altrove.

Manca anche un clima di confronto sereno: la tolleranza verso la pluralità delle voci appare ridotta e il dibattito pubblico spesso schiacciato su posizioni polarizzate, come se la complessità fosse un ostacolo più che una risorsa.

Un elenco che potrebbe continuare ancora a lungo.

Ma il fosso non è solo assenza. È anche pericolo.

È qualcosa da evitare, da schivare: scansato ’nu fuosso, si dice. E mai come oggi Marano avrebbe bisogno di scansarsi alcuni fossi, perché il rischio è quello di scivolare ancora più in basso.

Dal degrado amministrativo alla progressiva perdita di funzioni e presìdi, la città sembra avviata lungo una discesa che può portare sempre più a fondo. Fino alle fosse delle Marianne, che non a caso rappresentano il fosso più profondo del pianeta.

Ecco perché il fosso non è una metafora banale. È una fotografia.

E come tutte le fotografie, costringe a guardare la realtà per quella che è, prima ancora di immaginare come cambiarla.

Giuseppe Cerullo

Visualizzazioni della settimana