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| Saggiomo (a sinistra) con Panzuto |
Quando un ex camorrista, il Garante dei detenuti e il
suo collaboratore entrano in una pizzeria di periferia e rompono il silenzio
che protegge i clan per dire: “qui lo stato non arretra”
Ieri Gennaro
Panzuto, ex camorrista e oggi collaboratore di giustizia, insieme a don
Salvatore Saggiomo, Garante dei diritti delle persone detenute della Provincia
di Caserta, si sono recati presso la Pizzeria Giovanni Marchitelli, ad
Afragola.
E non erano soli. Accanto a don Salvatore Saggiomo e a Gennaro Panzuto c’era
anche Antonio, collaboratore e fedelissimo del Garante dei diritti delle
persone detenute della Provincia di Caserta, presenza discreta ma costante in
tutte le iniziative che non cercano riflettori ma risultati concreti.
La sua partecipazione rafforza il senso di un’azione che non è mai individuale
ma collettiva, costruita nel tempo, fatta di relazioni, ascolto e coerenza.
Antonio rappresenta quella parte silenziosa delle istituzioni che lavora
lontano dalle telecamere, che accompagna i percorsi difficili senza clamore,
che sceglie di esserci anche quando esserci comporta esporsi.
Gennaro Panzuto, e don Salvatore Saggiomo, sembrerebbero aver compiuto un
gesto che, in apparenza, potrebbe sembrare ordinario.
Ma che ordinario non è affatto.
La pizzeria non si trova nel centro storico, bensì nel quartiere periferico
delle Salicelle, area segnata da anni da una presenza criminale soffocante,
storicamente riconducibile al clan Sasso-Parziale, articolazione del clan
Moccia. Un territorio dove lavorare onestamente non è mai stato semplice, dove
aprire una saracinesca può diventare un atto di coraggio quotidiano.
La visita non è stata una passerella, né una provocazione.
È stata una testimonianza pubblica e morale.
«Siamo qui – ha dichiarato don Salvatore Saggiomo – per dire che la Napoli
onesta esiste, resiste e non si piega alla camorra.
Esiste una guerra silenziosa che non fa rumore, non spara, non minaccia: è la
guerra di chi lavora ogni giorno con il sudore della fronte, anche dopo aver
subito pressioni, intimidazioni, ferite profonde.
Questa pizzeria è un presidio di dignità. I suoi proprietari non hanno gettato
la spugna. Hanno scelto di restare, di lavorare, di credere nel proprio
territorio.
Napoli non è solo cronaca nera: Napoli è fatta anche – e soprattutto – di
persone perbene.»
Parole che diventano denuncia sociale, perché ricordano che il vero potere
della criminalità organizzata si nutre del silenzio e della solitudine. Ma
diventano anche elogio civile, perché riconoscono il valore di chi, come i
titolari della Pizzeria Giovanni Marchitelli, ha scelto di non arretrare,
trasformando il lavoro in un atto di resistenza.
«Il mio invito – ha concluso il Garante – è semplice e concreto: venite qui,
assaggiate la pizza della legalità.
Perché ogni pizza venduta, ogni cliente che entra, ogni luce che resta accesa
in questo quartiere è una sconfitta per la camorra e una vittoria per lo Stato,
per la comunità, per la speranza.»
In un territorio ferito, restare aperti è già una scelta di campo.
E oggi, alle Salicelle di Afragola, quella scelta merita rispetto, sostegno e
gratitudine.
Comunicato
stampa don Salvatore Saggiomo, Garante dei diritti delle persone detenute della
Provincia di Caserta
