Calvizzano, lettera anonima di un abitante

 

L’immagine della stella luminosa è stata scelta come semplice richiamo simbolico al tema della chiarezza e della trasparenza nel dibattito pubblico, oltre che al periodo festivo in cui questo contributo viene pubblicato

Caro direttore,

Le scrivo perché vorrei condividere con lei il mio pensiero. Glielo esporrò in forma anonima, non dicendole come mi chiamo, quanti anni ho o altre generalità; le basti sapere che abito a Calvizzano e che seguo anche i contenuti del suo blog. Mi perdonerà se quel che le scrivo sarà lungo, ma è uno sfogo che trattengo da un po’, e ora che si avvicina l’anno nuovo voglio togliermi un sassolino dalla scarpa.

Non seguo da molto tempo la politica della città, ma in tutto questo tempo che ho avuto modo di vedere le cose fatte da chi governa, di leggere i comunicati dei politici, ed aver avuto anche un’idea dei meccanismi che qui fanno andare avanti la politica, posso dire che è tutto tremendamente desolante.
Certo, non è che mi aspettassi molto: da sempre Calvizzano mi è sembrato un paese per vecchi, dove quel che viene fatto è sempre stato il minimo indispensabile… Ma questo non può ridurre l’avvilimento nel vedere lo scenario politico attuale.

Parto dal dire una cosa, per evitare qualunque lettura di parte: questo mio pensiero coinvolge tutta la politica calvizzanese, nessuno escluso. Se glielo dico, è per rassicurarla della neutralità di quanto le dico, ma anche perché ho notato come funziona la politica da queste parti.
La politica calvizzanese, infatti, mi viene da definirla praticamente medievale: una politica infatti fatta da figure che, come alle corti dei Re, sono rappresentanti di un territorio quasi “inamovibili e imperituri”; tra cui nel mezzo spicca chi ha abbastanza “nomea” da poter essere il primo. Un gruppo di persone, quindi, che siede in Comune con una garanzia, quella del territorio che lo sostiene, prima ancora che con un’idea degna per poter governare.
Come ho scritto poco sopra, mi è sempre sembrato che la politica qui facesse il minimo indispensabile; e purtroppo nulla per ora mi ha fatto pienamente ricredere: dal punto di vista delle infrastrutture, credo di aver sentito sempre le stesse proposte negli ultimi tempi, adornate da qualche altra idea più nuova che però, come quelle classiche, ha sempre avuto un’applicazione limitata o nulla; mentre dal punto di vista dei servizi, onestamente ho visto poco di proiettato a un autentico rilancio (o forse dovrei dire semplice lancio, non mi pare Calvizzano abbia mai avuto chissà quale importanza…). Magari quest’idea cozza col fatto che ci sia un festival musicale, o che i palazzi siano decorati coi murales; ma penso che un festival che capita un solo giorno all’anno e dei murales, che rappresentano le classiche quattro-cinque figure famose su Napoli, non bastino a dire di aver rilanciato la città. In modo ancora più banale, penso sia ancora il minimo indispensabile l’insieme degli eventi fatti qui, che hanno quasi sempre la dimensione delle festicciole di paese o poco più… Ma su questo non voglio soffermarmi troppo.

La cosa che mi fa più tristezza, è aver visto soprattutto in che modo questa politica medievale agisce: in questi 5 anni, si è visto praticamente entrare tutti in maggioranza dopo essersi dichiarati tutti oppositori di tutti, al punto che chi era prima in maggioranza ora è all’opposizione, e chi era all’opposizione ora è vicino alla maggioranza; una soap opera che avrà forse i suoi obiettivi nobili, ma che dà molto più l’idea di una manovra “pratica”, per così dire. Avrei avuto una magra consolazione se questa dinamica fosse stata una questione generazionale, fatta solo di e da gente che fa così perché è decenni che siede lì, che si conosce l’un l’altro come se fossero parenti e che da sempre governa con questo modo di fare “amichevole”… Ma anche i più giovani hanno fatto lo stesso gioco, come si è visto ultimamente.
Ho cercato di capire anche un minimo come fosse la politica qui prima che me ne interessassi, per non limitarmi a giudizi superficiali e generalizzazioni, e da quel che ho visto  alle ultime elezioni, dopo lo scioglimento, quando non si sono presentati i nomi storici, lo hanno fatto i loro parenti stretti, come se fosse una specie di titolo ereditario la capacità elettiva. Nulla di nuovo, specie in comuni piccoli, ma è brutto vederlo succedere ancora oggi.
Un modo di fare politica che quindi non può che affliggermi, perché significa che in un posto come questo una figura politica non può che affermarsi che in questo modo, in un gioco di strategia che mi ricorda quasi le scene finali di “Le mani sulla città” di Francesco Rosi, dove bisogna partire prima con pacchetti di voti da mettere in gioco, che con idee da mettere in pratica; e dove quand’anche ti fai un nome devi avere a che fare con chi ragiona così o, ancora più facilmente, limitarti a ragionare così allo stesso modo.
Inoltre, e questo invece rasenta il ridicolo, non so se è una cosa che è tipica della politica di Calvizzano ma ho visto un’attenzione quasi paranoica all’opinione, specie quando è contraria a chi è al potere.
Non parlo del post che le ha dedicato il sindaco (nel post c’è scritto “blogger locale” e io altri non ne conosco, quindi immagino si riferisse a lei), ma in generale a come avviene la comunicazione sui social e l’attenzione che i politici hanno di quel che dice la gente. Ho visto post scritti in gruppi di Calvizzano su Facebook essere usati per scrivere in post ufficiali e pubblici in cui si rispondeva con la stessa aggressività con cui si risponde ad accuse di scandali o a offese gravi, o ricevere risposte in difesa di chi è al potere ora con una certa rapidità da persone abbastanza coinvolte nella politica, e soprattutto dei botta e risposta tra politici che rasentavano delle accuse da soap opera… In poche parole, l’opinione politica qui viene trattata come i pettegolezzi da condominio, e con la stessa rapidità causano risposte e litigi di un’inutilità davvero ridicola rispetto al ruolo politico.
E infine, una cosa che invece sento dire proprio a riguardo di questi ultimi 5 anni, da parte dell’attuale politica al potere sembra esserci stata poca propensione all’ascolto: la maggioranza ha avuto tutte le forme possibili, e quindi questo significa che tutti si sedevano a parlare ma molto di quel che si dicevano diventava lettera morta e finivano per sfaldarsi (per poi ricomporsi poco dopo in altro modo…), mentre diversi cittadini si sono sentiti meno ascoltati che in altri tempi.

Insomma: con queste premesse, come può esserci un vero miglioramento per Calvizzano? Se chi sale deve preoccuparsi dei voti che ha, di chi glieli deve dare, di chi deve accontentare, anziché di quali idee mettere in pratica? Se l’importante non è avere idee buone, ma buoni voti?
Chi è nuovo, da dove impara le competenze per governare, se chi è esperto fornisce la sua conoscenza solo per proprio tornaconto e se la sua esperienza non è tanto come fare qualcosa in termini amministrativi ma solo come pesare politicamente per proporlo? Come può svilupparsi un futuro politico, se chi vuole cimentarsi ha davanti questa rete fatta di nomi affermati e “parenti di”? A chi o a cosa può chiedere appoggio? Da chi o da cosa può imparare a gestire la città, se vuole anche solo provarci?

Vorrei concludere questo mio pensiero, ad ogni modo, in modo non così amaro: Calvizzano è una città piccola, e per questo secondo me portata ad avere proprio questa mentalità medievale e queste dinamiche; ma penso pure che per la sua dimensione potrebbe essere un laboratorio politico tra i più floridi: le persone sono poche, e questo significa potersi far conoscere facilmente; la dimensione è piccola, e questo permette di controllare bene il territorio; e infine anche la politica non è troppo grande e dispersiva, quindi potrebbe avere più a cuore l’aspetto umano e la possibilità di essere più dialoganti (anche se non al punto che si vede oggi…). Riusciremo a vedere quindi a Calvizzano qualcosa che possa preparare i politici del domani, senza che siano fotocopie dei politicanti di ieri e oggi? Diventerà mai Calvizzano un laboratorio politico, e soprattutto vedremo mai la città avere una gestione che sia davvero una crescita per sé stessa e i suoi abitanti? In poche parole, vedremo un periodo Josi qui?

Ai posteri l’ardua sentenza, come si suol dire. Onestamente quel che vedo non mi fa ben sperare alle prossime elezioni…
Spero comunque che questo pensiero non l’abbia annoiata. Se vorrà mai pubblicarlo, mi auguro solo che possa ricevere un suo parere e anche dei politici della città; e in quest’ultimo caso spero che ci sia, almeno questa volta, una risposta costruttiva e non un tentativo di denigrazione (motivo per cui preferisco restare nell’anonimato).

Cordiali saluti e buone feste,

l’Abitante

Nota della redazione

La lettera è pubblicata in forma anonima su richiesta dell’autore.

Si tratta di un contributo di opinione e di critica politica generale, non riferito a fatti o responsabilità personali, proposto con l’intento di alimentare un confronto pubblico civile e costruttivo.

 

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