Le sei cappelle laterali della Chiesa di Santa Maria delle Grazie a Calvizzano: storia, devozione e trasformazioni nei secoli. Esclusiva Calvizzanoweb a cura del Prof. Luigi Trinchillo
Nel cuore storico di Calvizzano, lungo la navata centrale della Chiesa di Santa Maria delle Grazie, si snodano sei cappelle laterali – tre per lato – che raccontano, ciascuna, una pagina di fede, arte e storia locale. Originariamente intitolate a San Francesco di Paola, al Crocifisso, alla Madonna del Rosario, a San Filippo Neri, a San Gennaro e a Maria Annunziata, queste cappelle hanno vissuto secoli di trasformazioni, ampliamenti e rinnovamenti. Dalla nascita della cappella madre nel XVI secolo, al trasferimento della sede parrocchiale, fino al tragico incendio del 1696 che portò alla costruzione della Congrega, il racconto, arricchito da fonti storiche e testimonianze tradizionali, offre una visione d’insieme unica dell’evoluzione della chiesa più rappresentativa di Calvizzano.
I lettori
appassionati di cultura storica e religiosa possono scaricare le pagine e
conservarle, componendo un vero e proprio opuscoletto da consultare e custodire
nel tempo
Lungo la navata centrale
della Chiesa dedicata a Santa Maria delle Grazie a Calvizzano sono presenti tre
cappelle a sinistra ed altrettante a destra: tutte hanno subìto, nel tempo,
tante di quelle trasformazioni che apparirebbero irriconoscibili a coloro che,
nel lontano passato, venivano a pregare in essa.
Cerchiamo, innanzitutto,
di identificarle, entrando dalla porta centrale della Chiesa, prima di
tracciarne qualche notizia storica, giuntaci dalle fonti remote.
Le cappelle sul lato sinistro della navata centrale
erano originariamente così intitolate:
1.
Cappella di San Francesco di Paola
2.
Cappella del Crocifisso
3.
Cappella della Madonna del Santissimo
Rosario
Le cappelle sul lato destro della navata centrale erano
originariamente così intitolate:
1.
Cappella di San Filippo Neri
2.
Cappella di San Gennaro
3.
Cappella di Maria Annunziata
Dopo aver precisato che,
prima ancora che la nostra Chiesa parrocchiale cominciasse ad essere costruita
e poi trasformata, così da renderla quale essa è ai nostri occhi di credenti
che vivono all’inizio del Terzo Millennio, l’edificio era molto più piccolo e
ridotto: in pratica, semplicemente, era limitato a quella che oggi è la
Cappella che ospita il quadro di Gesù Misericordioso. Lì c’era la primitiva
cappella dedicata a Maria col titolo di “Annunziata”.
Quando, a metà del XVI secolo,
a seguito della Santa Visita pastorale del Vescovo di Napoli Cardinale
Francesco Carafa, svoltasi il 16/17 agosto 1542, fu evidente che l’antica sede
parrocchiale di San Giacomo, che sorgeva, come da antica abitudine, in
periferia, lungo la strada che collegava il paese con Marano e Mugnano, e nota ancora
oggi come “Via di Santo Jacolo” o “Santo Jacono”, cioè “San Giacomo”, non
offriva più condizioni di sicurezza per lo svolgimento del culto, per cui
occorreva trasferire il titolo parrocchiale in un’altra sede, maggiormente
affidabile. Il Presule, allora, visitò una Chiesetta, più centrale, rispetto al
centro abitato, più sicura staticamente ed in grado di garantire
l’inviolabilità delle Sacre Specie. La visita consentì di verificare che questo
Tempietto, dedicato a Maria, onorata
col titolo di Annunziata, offriva le
condizioni ottimali per un futuro spostamento, una volta effettuati i necessari
lavori di ampliamento. Cominciò, così, una plurisecolare azione di
ingrandimento, abbellimento ed arricchimento della Chiesa-madre, con lavori che
sarebbero durati parecchi decenni e completati del tutto solo tre secoli e
mezzo dopo, nella seconda metà dell’Ottocento.
In ogni caso, completata
essenzialmente la parte strutturale dell’edificio religioso, qualche anno prima
della fine del 1500, precisamente nel 1596, furono abbattute le mura che
delimitavano gli archi della navata centrale e si costruirono, una dopo
l’altra, cinque cappelle, così che, con quella originaria lì posta, il numero reale
divenne di sei cappelle laterali, rispetto alla navata centrale.
A sorgere per prima fu la
Cappella dedicata alla Vergine del
Santissimo Rosario, fatta erigere nel 1605 da Giovanni Calzone, che, oltre
ad altre donazioni, stabilì che la Chiesa di Santa Maria delle Grazie potesse
contare su un appannaggio di 500 ducati, somma considerevole all’epoca, da
usare per la celebrazione di tre Messe a settimana, su un altare, una “Cona”,
del SS. Rosario, a suffragio dell’anima della moglie, Grazia Marfella. Tale
cappella era posta di fronte a quella, ancora più antica, dedicata all’Annunziata.
Risale al 1656 la
Cappella intitolata a San Nicola di Bari, che custodiva un’immagine pittorica
del Santo. Essa nacque perché un fedele locale, Marcello Maggio, lasciò per
testamento un beneficio destinato alla celebrazione di una Santa Messa a
settimana. Ottenne, perciò, la facoltà di erigere per sé una sepoltura, sotto
il pavimento della Chiesa, e una Cappella, accanto a quella della famiglia
Cavallo.
Si andò, così, lentamente,
delineando il volto della Chiesa di
Santa Maria delle Grazie, quale risulta, splendida ed ammirabile, oltre che
venerabile, ai nostri occhi.
Vari sono gli eventi che
possiamo considerare decisivi per la configurazione della nostra Chiesa quale
appare attualmente: in primo luogo, le Sante Visite effettuate da vari Vescovi di
Napoli, a partire da quella di Francesco Caracciolo del 1542, che consentirono
il trasloco della sede parrocchiale dalla periferia al Centro reale e storico
del Paese; in secondo luogo, e, probabilmente, se non soprattutto, il rovinoso
incendio che, scoppiato alla vigilia di Natale del 1696, ridusse in cenere l’oratorio
annesso alla primitiva Chiesa/Cappella originaria ed accelerò, quindi, se non addirittura,
costrinse gli aderenti alla primitiva Confratanza che si richiamava a “Santa
Maria delle Grazie”, poi denominata “Congrega dell’Assunta”, a costruire una
nuova Chiesa, del tutto separata da quella iniziale, corrispondente all’attuale
“Congrega”, in via di profonda ristrutturazione, per una futura riapertura.
Volendo sintetizzare in modo estremo le vicende che hanno coinvolto le singole sei Cappelle laterali, poste lungo la navata centrale della nostra Chiesa Parrocchiale, possiamo proporre gli schemi qui di seguito elaborati, arricchiti di quante più notizie storiche e tradizionali disponibili[1]:
Cappelle
poste sul lato sinistro, entrando
nella Chiesa attuale:
Prima cappella:
|
Titolazione
attuale |
Titolazione
intermedia |
Titolazione
originaria |
|
Maria
Santissima del Santo Rosario di Pompei. |
San
Francesco di Paola. Quadro
su tela che rappresenta il Santo che, accompagnato da un confratello, cammina
sulle acque per andare ad evangelizzare, spostandosi sul mantello, divenuto
quasi un battello. Le prime notizie sulla costruzione della Cappella partono
dal 1741. |
San
Nicola di Bari. Notizie dal 1656 fino
alla prima metà del XVIII secolo. |
|
Nelle
due nicchie laterali: A
sinistra: San Feliciano. |
A
sinistra: San Feliciano. Accomunato
nel martirio a suo fratello Primo, apparteneva ad una famiglia patrizia
romana. Arrestato durante la persecuzione della fine del terzo secolo, fu
decapitato all’età di 80 anni circa, per non aver voluto abiurare, neanche
quando si tentò con inganno di fargli credere che l’avesse fatto Primo. Il
suo corpo fu dapprima conservato in una catacomba sulla Via Nomentana, finché
non fu eretta la Chiesa di Santo Stefano Rotondo al Celio dove furono
traslate le reliquie scampate ad un vero e proprio saccheggio: anche in una
teca della nostra statua ce n’è una. |
A
destra: Sant’Anna, con la Madonna
Bambina. L’immagine della Santa è quella originale, mentre quella della
Madonna è solo una tarda sostituzione novecentesca della statua primitiva
trafugata dai ladri. |
Cappelle
poste sul lato sinistro, entrando
nella Chiesa attuale:
Seconda cappella:
|
Titolazione
attuale |
Titolazione
intermedia |
Titolazione
originaria |
|
Sacro
Cuore di Gesù. La bella ed espressiva
statua fu posta in sede nel 1906, allestita da un artista napoletano celebre
agli inizi del ‘900, Cerrone, sotto la guida e la scelta delle sfumature
cromatiche del pittore Vincenzo Irolli, attivo in quegli stessi anni. La
statua del Cuore di Gesù fu donata dal Parroco dell’epoca Carandante e fatta
sistemare nella nicchia attuale. |
Santa
Lucia. Il
quadro, su tela sagomata, che rappresenta la Santa siracusana, fu posto in
questa cappella poco dopo il 1700. (Le
prime notizie sulla costruzione della Cappella partono dal 1700). [La
tela fu in seguito spostata nella prima cappella a destra entrando, dov’è
attualmente, sebbene non sia più quella
originale, trafugata dai ladri. Le indagini dei Carabinieri
consentirono il ritrovamento del dipinto antico, che era stato ridotto in
pezzi e in dimensioni minori, quindi, non più utilizzabile nella cornice
sagomata, benché sottoposta a restauro. La tela attuale fu dipinta dal Maresciallo
dell’Aeronautica Militare Antonio Galiero, nel rispetto dell’immagine
originale, ricavata da una foto messa a disposizione da un fedele della Santa
rappresentata]. |
Santa Maria del Principio. (Dal
1618 al 1684). Cappella del Crocifisso. Dal
1684, con il mantenimento del quadro mariano. |
|
Nelle due aree
laterali: A
destra: Quadro devozionale del Volto
Santo di Gesù, posto nella seconda metà del ‘900 originariamente accanto
alla porta laterale di destra, poi spostato dov’è attualmente. A
sinistra: Santa Giulia Salzano,
fondatrice dell’Ordine delle Suore Catechiste del Sacro Cuore di Gesù, che è
andata a sostituire la stessa immagine di quando Ella era ancora Beata e non
ancora canonizzata. Nella devozione popolare è tuttora chiamata semplicemente
“Madre Giulia”. |
|
|
Terza cappella:
|
Titolazione
attuale |
Titolazione
intermedia |
Titolazione
originaria |
|
San Giacomo Apostolo Maggiore,
Patrono del Paese e titolare della Parrocchia, fin dal X secolo. |
|
Maria Santissima del Santo Rosario. Dal 1605
rappresentata su una tela, poi, dal 1684, in una elegante statua, oggi
spostata nella prima cappella a destra – lato destro – della Chiesa. |
|
Sotto l’altare,
un’immagine di Cristo Morto, deposto
dalla Croce, un tempo utilizzata per la processione del Venerdì Santo,
per consentire l’incontro commovente con la (statua della) Madonna
Addolorata, all’altezza dell’incrocio fra la Via Mirabelli e Via Ritiro. A destra una bella statua in misure ridotte di Maria Addolorata, ricoperta di un vestito nero, con un fazzoletto antico fra le mani, per asciugare le lacrime. A sinistra: porta d’accesso per il pulpito di marmo, posto lì accanto. |
|
In una nicchia a
destra: statua di San Clemente papa,
impreziosita di una venerata reliquia: parte del braccio del Santo,
proveniente dal Cimitero romano di San Ciriaco e qui presente, perché dono
del padre Casimiro delle Scuole Pie ai suoi concittadini, il 13 gennaio 1706.
Questa immagine fu rimossa dalla Chiesa parrocchiale e trasferita in quella
periferica locale di San Pietro. |
Prima cappella:
|
Titolazione
attuale |
Titolazione
intermedia |
Titolazione
originaria |
|
Santa Lucia. |
San Filippo Neri, dal 1741. |
Anime del Purgatorio, dal 1684. |
|
Nella
nicchia di destra: Madonna del Rosario, qui trasferita
da altra parte della Chiesa. |
|
|
Cappelle
poste sul lato destro, entrando
nella Chiesa attuale:
Seconda cappella:
|
Titolazione
attuale |
Titolazione
intermedia |
Titolazione
originaria |
|
San
Francesco di Paola rappresentato in una tela in stile
barocco, mentre cammina sulle acque per andare ad evangelizzare. (Elemento
non trascurabile è la considerazione che è l’ultima tela originale fra quelle
ordinate dai nostri Padri per abbellire le singole cappelle laterali della
Chiesa, in quanto tutte le altre sono state trafugate in tempi differenti
oppure semplicemente vandalizzate, così da distruggerle. È davvero preziosa,
ma necessita di un restauro, da effettuate al più presto, per preservarne la
bellezza). |
Maria
Assunta in Cielo. La
Cappella in origine fu destinata a sede delle riunioni della Confratanza di
Santa Maria delle Grazie, trasformata, in seguito, a partire dal 1684, in
Congrega dell’Assunta. Le riunioni si tennero qui, all’incirca, fino agli inizi
del XVIII secolo (certamente prima del 1740). Dal
1741: San Gennaro, patrono di Napoli e
della Diocesi, qui rappresentato in una tela sagomata, riproducente il
Suo martirio del 305, alle falde della Solfatara di Pozzuoli. Questa tela,
come altri oggetti, opere d’arte e manufatti antichi sono stati oggetto di
numerosi furti, ripetuti nel tempo. |
Cappella
del Crocifisso, eretta sicuramente prima del 1623
dalla Confratanza dei Fratelli della Dottrina Cristiana, per tenere le sue
riunioni. |
|
A
sinistra: Statua di San Gennaro (sul
modello di quella venerata nel Duomo di Napoli, con relativo volto aureo. Di
qui l’insolita invocazione al Santo da parte dei Napoletani, soprattutto
durante le preghiere per impetrare il miracolo della liquefazione del Suo
Sangue, di “Faccia Gialla”. Tale simulacro fu donato da monsignor Galante
alla Chiesa parrocchiale di Calvizzano, nel 1919). |
|
Cappelle poste sul lato destro, entrando nella Chiesa attuale:
Terza cappella:
|
Titolazione
attuale |
Titolazione
intermedia |
Titolazione
originaria |
|
Cappella
della Divina Misericordia ovvero di
Gesù Misericordioso, dov’è presente una tela di un artista a noi
contemporaneo che riproduce l’icona classica del Cristo in piedi, con la
destra benedicente e la sinistra sul cuore, dal quale scaturiscono fasci di
luce rossa, celeste e bianca. Sull’altare
sottoposto, ai due estremi, sono appoggiate le icone di San Giovanni Paolo II (a sinistra) e di Santa Faustina (a destra), a memoria perenne del ruolo da loro
svolto per la diffusione della speciale devozione riservata a Gesù – Divina Misericordia.
|
La Cappella
dell’Annunciazione ebbe, per qualche tempo, la funzione di ospitare la
commovente immagine di Gesù Crocifisso
attualmente posto sull’Altare Maggiore della Chiesa, pur senza perdere
l’antico ricordo dell’episodio lucano dell’Annuncio recato a Maria da parte dell’Arcangelo Gabriele: infatti, dopo il
furto e la sottrazione della scena dipinta sulla tela sei/settecentesca sagomata
e posta sull’altare, una stampa su carta, riproducente un quadro devozionale,
con la stessa immagine, fu posto in questa cappella, sul lato destro. |
È questa la parte
dell’edificio più antica, da cui l’attuale Chiesa prese origine. Era, in
effetti, il nucleo essenziale della Chiesa dedicata a Santa Maria Annunziata, visitata dal Vescovo Francesco Carafa
nell’estate del 1542, che per primo segnalò la necessità di trovare una sede
più sicura e dignitosa per la Parrocchia San Giacomo, relegata, fino ad
allora, in una Chiesetta periferica e ormai non più in condizioni accettabili
a svolgere il suo antico ruolo. “A perpetuare il ricordo dell’abbattimento
della vecchia chiesa dell’Annunziata, ai piedi del quadro [scomparso, perché
rubato da ignoti ladri alcuni decenni fa: nota del redattore] era scritto:
Ciò che l’Università di Calvizzano promise per iscritto per ottenere un suo
scopo, questo impegno adempì nell’anno della salute 1591” (Così nel testo del
1931 del Professor Don Raffaele Galiero). |
|
Nella stessa Cappella,
trovano posto: in una nicchia sulla sinistra, un’antica statua di Maria Santissima delle Grazie, pare
qui trasferita da tempo immemorabile dalla Congrega dell’Assunta, dopo che
tale Chiesa prese questo titolo definitivo, riunendo così nella Chiesa-madre all’immagine
dipinta dal Vaccaro sull’Altare maggiore un’icona adatta per le processioni
esterne, con la Vergine rappresentata plasticamente. Originale è la
rappresentazione della Madonna, mentre il Bambino ch’Ella reca sul braccio
sinistro è una semplice e tardiva sostituzione di quello storico, che fu
rubato da ignoti negli ultimi anni del Novecento: per farlo, i ladri
dovettero letteralmente tagliare il braccio e la mano della Madre, essendo
l’icona del Figlio stata saldamente appoggiata sul braccio materno,
dall’autore della statua. Il Parroco dell’epoca, Don Peppino Cerullo fece
adattare un Bambino che stesse in luogo dell’originale, ma, all’occhio di un
osservatore attento, non può sfuggire che l’atteggiamento del Piccolo mal si
concilia con quello della Madre. |
Da quando fu
realizzata, pochi anni or sono, da un artista a noi contemporaneo la bella immagine
su tela della Annunciazione, posta
sul pilone sorreggente la cupola, la prima a sinistra, speculare a quella,
antica, dell’Arcangelo Michele che lotta contro il perpetuo Avversario, fu
posta su questa parete della Cappella una immagine della suora francescana Santa Maria Francesca delle Cinque Piaghe,
alla quale è riservato una devozione assai viva da parte del popolo
napoletano, culto molto diffuso anche fra gli attuali Calvizzanesi. Forse non
molti nostri concittadini sono a conoscenza della circostanza che, fino ai
primi anni del Novecento, nel nostro Paese, c’era un piccolo convento che
ospitava tale Ordine femminile, nei pressi dell’attuale Palazzo Fiorillo, e
che numerose giovani locali erano ospiti e/o frequentavano le suore anche per
imparare quelle che all’epoca erano classificate come “attività donnesche” e
di giovani donne destinate a diventare “addette alla casa” (oggi,
semplicemente: “colf”). |
|
[1] Una
fonte ricchissima di puntuali notizie storiche è l’opera secentesca manoscritta
“Platea et patrimonium bonorum istabilium venerabilis ecclesie S.te Marie
Gratiarum Casalis Carvizzani, Neapolitane pertinenzie” del primo notaio nato a
Calvizzano, cioè Marco Antonio Sirleto.





















