Due voci fuori dal coro: Elisa Chimenti e Otello Di Maro, tra marginalità e riscatto. Entrambi, inoltre, portano con sé un legame con Calvizzano

Da qui l’idea, che è più di una proposta: organizzare un convegno o una giornata di studi che celebri queste due figure. Ma chi se ne fa carico?


 
Ci sono persone che, pur vivendo in epoche, luoghi e condizioni molto diverse, sembrano legate da un destino comune: quello di essere ignorate dal loro tempo, ma profondamente necessarie al nostro.

È questo il caso di Elisa Chimenti e Otello Di Maro. Due figure apparentemente lontane: lei, intellettuale cosmopolita, poliglotta, fondatrice della prima scuola italiana in Marocco; lui, poeta autodidatta, imbianchino e anima sensibile cresciuta in una Calvizzano ancora contadina e chiusa. Eppure, tra le loro vite corrono fili invisibili e profondi.

Entrambi, infatti, hanno vissuto ai margini, e da quei margini hanno alzato la voce attraverso la scrittura.

Elisa fu esiliata e discriminata, privata della sua scuola e del riconoscimento istituzionale nonostante l’enorme valore del suo lavoro. Otello fu messo da parte dalla comunità per la sua condizione familiare, il colore della sua pelle, le sue scelte intime. Entrambi non furono ascoltati, ma non smisero di parlare, scegliendo la poesia come forma di resistenza.

C’è qualcosa di commovente e potente in questo: due persone che, in silenzio, hanno trasformato la sofferenza in cultura, l’emarginazione in bellezza. Entrambi hanno scritto per non scomparire, per dire il mondo a modo loro, con parole delicate, precise, profonde.

Entrambi, inoltre, portano con sé un legame con Calvizzano: Elisa attraverso la genealogia (discendente della famiglia Cavallo e nipote di sindaci del paese); Otello attraverso la sua vita quotidiana, le strade percorse in silenzio, le sue poesie ambientate nel contesto di una provincia difficile ma vera.

Ma la loro vera patria non è un luogo fisico. È la parola.

La parola che salva, che libera, che costruisce. La parola che permette di essere sé stessi quando tutto intorno ti chiede di rinunciare.

E oggi, è proprio attraverso la parola, la nostra parola, il nostro racconto, che possiamo restituire loro visibilità e giustizia.

Questo intervento nasce da due articoli di due pregevoli redattori di Calvizzanoweb che meritano di essere ringraziati e ricordati: quello di Gianpaolo Cacciapuoti, che ha riscoperto e documentato il legame storico di Elisa Chimenti con Calvizzano; e quello della prof.ssa Patrizia Ubaldi, che con competenza e delicatezza ha portato alla luce l’opera poetica di Otello Di Maro, dimostrandone il valore letterario.

Ubaldi
Cacciapuoti

Da qui l’idea, che è più di una proposta: è una responsabilità culturale, di organizzare un convegno o una giornata di studi che celebri queste due figure.

Un evento che non sia solo ricordo, ma anche presa di coscienza: il nostro paese non è fatto solo di cronaca, di politica o di storia ufficiale. È fatto anche di anime luminose e dimenticate, che chiedono oggi di essere riconosciute.

Raccontare Elisa e Otello non è solo un atto di giustizia.

È un modo per dire chi siamo, da dove veniamo e dove vogliamo andare come comunità.

“La pietra scartata dal costruttore è divenuta la pietra angolare”.

(Mat. 21,42)

Oggi, queste pietre scartate possono davvero diventare il fondamento di una nuova consapevolezza culturale per Calvizzano.

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